STO LEGGENDO
Racconti londinesi
Roald Dahl in english
En el abismo azul
.IT e lo voglio leggere tutti i mesi!!
Scar Tissue
Soffocare
Lòpez Lòpez
Kangaroos crossing
Alicia en el País de las Maravillas
Travesuras de la niña mala
Castelli di rabbia
Cronica de una muerte anunciada
Delirio amoroso
Clinica dell’abbandono
Folle, folle, folle d’amore per te
Diario de un killer sentimental y Yakarè
Seta (pure in spagnolo)
Oceano mare
HO VISTO
In England:
CSI
Iron man
Too many hindi movies..
En España:
Ice age 1 y 2
Poseidon (che cazzata..)
La joven del agua
La 2º serie di Perdidos (Lost per gli amici)
CSI N.Y. - Las Vegas - Miami
Dr. House
¡Quiero ver Garfield 2!
Cars, La Bella y la Bestia, Bambi, Hermano Oso, El EspantaTiburones, Charlie y la fabrica de chocolate, Piratas del Caribe, El Rey León 1 y 2, L’amore è eterno finchè dura, Manuale d’amore 1 e 2, Il Caimano, Il Rigoletto, L’Ape Maia tutte le mattine su italia 1
continuo??
Ho ririririririririririvisto:
Tre Metri Sopra il Cielo, Come te nessuno mai, Todo sobre mi madre, Hable con ella, Volver, La mala educación
Mia madre via Skype
Il mio conto in banca diminuire fino a sparire
Tanti occhi
I miei però non li ho ancora trovati
STO ASCOLTANDO
La colonna sonora della mia vita..
Grande Vasco!
E questo Max??
Red Hot Chili Peppers, sempre e comunque
“…E tutto quello che devi fare è metterti le cuffie, sdraiarti per terra e ascoltare il cd della tua vita, traccia dopo traccia, nessuna è andata persa: tutte sono state vissute e tutte, in un modo o nell’altro servono ad andare avanti. Non pentirti, non giudicarti, sei quello che sei e non c’è niente di meglio al mondo. Pause, rewind, play, e ancora e ancora e ancora, non spegnere mai il tuo campionatore, continua a registrare, a mettere insieme i suoni per riempire il caos che hai dentro. E se scenderà una lacrima quando li ascolti, beh, non avere paura, è come la lacrima di un fan che ascolta la sua canzone preferita…”
ABBIGLIAMENTO del GIORNO
ORA VORREI TANTO...
Non essere presa per il culo, magari
Sapere cosa fare. Ma davvero
Trovare quello che cerco da tanto
SOLDI!!!
STO STUDIANDO...
Me stessa, ma l’è dura
Raga, ma mi tocca studiare davvero!! Mica me lo regalano il DELE... Uff!
Puah! Ho studiato proprio tanto!
E ora che l’ho dato sto DELE?? Che feis??
E’ bene che inizi a studiare va, qui gli anni passano e il cervello incartapecorisce -come dice mia madre
OGGI IL MIO UMORE E'...
Dipende, sono Gemelli!
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) dover rinunciare e dimenticare una persona a cui si tiene veramente tanto..
2) scoprire di appartenere,seppur alla lontana,alla famiglia berlusconi....oh my god....sudo freddo al solo pensiero.
3) Trovarsi impotenti e incapaci di agire quando qualcuno a te caro soffre o ha bisogno di aiuto
4) -quando parli e cerchi di spiegare quello che provi senza farti capire
5) l’indifferenza negli occhi di chi ami
6) capire troppo tardi che stavi perdendo la testa per una persona sbagliata
7) Conoscere delle persone molto interessanti in momenti sbagliati della vita, per cui non ci si può dedicare il tempo che si vorrebbe
MERAVIGLIE
1) far nascere una canzone
2) rendersi conto di non essere un puntino insignificante del sistema; ma che siamo fondamentali per le persone che per noi contano veramente.
3) fermarsi nel buio della notte ad ascoltare il silenzio e perdersi a guardare la perfezione del cielo
4) sapere che solo tu sei padrone della tua vita e del tuo destino
5) ...preparare la valigia, partire e fare un viaggio lungo una vita: la vita è un lunghissimo viaggio
6) trovarsi una sera a sparare idiozie con amici e mentre si ride come babbuini accorgersi in un flash che è proprio questo, quello che stavi cercando.
7) Vedere che una persona ti cerca e da qui capire che ci tiene a te e non ti vuole perdere...
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Tuesday, March 11, 2014 - ore 01:46
C’era una volta
(categoria: " Riflessioni ")
C’era una volta una bambina un po’ strana, che guardava tutti in modo torvo, aveva uno "sguardo da killer" e a dirla tutta ce lo ha ancora, per fortuna solo lo sguardo. Tutti chiedevano alla sua mamma se quella bambina con quei bei riccioli color oro fosse per caso arrabbiata. Forse la ero arrabbiata, fin da piccola, chi lo sa. All’asilo non parlavo quasi con nessuno e un giorno un mio compagno andò incontro a mia mamma urlandole: "Anna, Anna, ma sai che sa parlare?!?!", per fortuna nè io nè lui ci ricordiamo di questo momento. Ero una bambina forte, orgogliosa e testarda già in tenera età. Mi facevo domande e pretendevo risposte, raramente mi piacevano anche se poi alla fine mi fidavo. Non ero triste anche se molta gente pensava che lo fossi. La mamma della mia migliore amica mi racconta che alle elementari, alle feste di compleanno, io non mangiavo, non bevevo e non parlavo con nessuno. Non parlare con nessuno è dura, credo, ma a me riusciva benissimo. Magari mi riuscisse ancora così bene il non mangiare! Odiavo le feste, avere più di tre persone intorno a me, il rumore, il caos, ma mia mamma mi ci mandava e io, con immenso rancore nei confronti dell’universo, ci andavo sperando che il mondo mi lasciasse in pace continuando a girare per i fatti suoi. Puntualmente c’era sempre qualche mamma e qualche bambino (obbligato dalla mamma) che tentava di farmi interagire e io in quei momenti avrei voluto cavargli gli occhi. Per fortuna non l’ho mai fatto e mi sono sempre limitata a rispondere un serafico "No". Non vedevo la ragione per cui avrei dovuto fare cose che non mi andava di fare, mi ritenevo anni luce avanti rispetto ai miei compagni di classe, non avevo bisogno di correre come un’indemoniata (indemoniata la ero decisamente già a prescindere), di avventarmi sul cibo come una cavalletta, di urlare, di scaccolarmi e di fare tutte quelle cose fastidiose che i bambini tendono sempre a fare. Diciamolo, io mi ritenevo un po’ al di sopra della media e pensavo che gli altri fossero tutti degli idioti. Il che in molti casi era anche vero, ma non in tutti, solo che a 7 anni non lo sapevo. Con il tempo sono cresciuta, ho continuato a odiare il contatto forzato con i miei coetanei e la maggior parte di loro ha continuato a odiare il contatto forzato con me. Non ero antipatica, ero saccente e antisociale, il che si traduceva in antipatia. Tutto ciò non mi rendeva triste, mi rendevano più triste tutti gli sforzi che dovevo fare per adattarmi al mondo. Comunque non è che odiassi l’universo intero, c’erano persone che ritenevo degne della mia stima. Avevo delle amiche, nonostante tutto. Ero un’agitatrice di masse, non so come ero riuscita a creare una fazione che stava con me e quindi contro un’altra bambina e una fazione che stava con quest’altra bambina e quindi contro di me. Ora questa mal capitata bambina è una delle mie migliori amiche; i casi della vita. Spaventavo le persone, gli altri bambini, ma al tempo stesso li attiravo. Probabilmente proprio perchè ero forte e testarda. Mi piaceva piacere ma oltre i due minuti la cosa mi stancava e spazientiva, mi piaceva molto di più non piacere. E richiedeva anche molto meno lavoro da parte di tutti, fondamentalmente sono sempre stata un po’ pigra. Chissà cosa pensavano i miei genitori e le persone intorno a me, forse che sarei morta suicida. In effetti ci ho pensato spesso durante la mia interminabile adolescenza. Il fatto che un mio amico l’abbia fatto davvero, di suicidarsi, a 17 anni, mi ha scioccato parecchio. Ma cmq. Man mano che crescevo imparavo a interagire con il mondo, imparavo che non ero superiore a quasi nessuno e che, alla fine, andare avanti a muso duro non mi avrebbe molto aiutato. E’ durante l’adoloescenza che ho iniziato a sentirmi veramente sola e triste, per fortuna sono sopravvissuta degnamente al mio medio evo personale. Ricordo con tenerezza gli anni del liceo, anche se non posso dire di averli vissuti altrettanto teneramente: litigavo quasi ogni giorno con i professori, non mi stavano bene le regole imposte, volevo cambiarle solo perchè non ero stata io a sceglierle liberamente, non studiavo quello che dovevo studiare, ma solo quello che mi interessava, ero femminista e al limite del comunismo, una fan sfegatata di Che Guevara, anche se mi piacevano i bei vestiti e vivevo in un bel quartiere, cose che non vanno d’accordo con l’idea di sinistra di un liceale. Ma io me ne sbattevo e catechizzavo i miei compagni sull’importanza del voto e di partecipare e tutte le manifestazioni. Raramente marinavo e quando lo facevo informavo mia madre con tono irremovibile che quel giorno non sarei andata a scuola, avevo sempre un buon motivo per cui i miei, sindacalisti, si arrendevano davanti ai miei ragionamenti. O anche un semplice "oggi non ne ho voglia" non ammetteva discussioni. Crescendo la mia intolleranza nei confronti delle regole è cresciuta, di pari passo però con la mia tolleranza nei confronti delle persone. Non è che non seguissi regole, trovo impraticabile l’anarchia, solo che le regole che rigidamente seguivo non erano mai quelle della società intorno a me, chi mi definisce ribelle non mi conosce, io sono molto ligia alle regole che accetto come tali. E ormai le sto accettando quasi tutte, almeno quelle della cosiddetta società civile. Da piccola chiedevo a mio padre se mi fossi dovuta sposare per forza e non mancavo di ripetere ai miei che a 18 anni me ne sarei andata di casa. E’ una frase che diciamo tutti, certo, e io lo dicevo pacificamente e lontano dai miei scatti d’ira. Poi crescendo ho capito che a 18 anni mi sarebbe sato quasi impossibile farlo e iniziaii a dire che lo avrei fatto appena ne avessi avuto la possibilità perchè io avevo bisogno della mia indipendenza. Così, una fredda sera d’inverno dissi a mio padre che me ne sarei andata presto a vivere in Spagna. Ancora un po’ gli viene un infarto e mi fa "ora ne parliamo con la mamma", la mamma era davanti alla tv e quando mio padre le dice "Anna tua figlia vuole andarsene" lei fa "ok, buon viaggio, fai bene". Così, un qualunque 29 marzo partii alla volta della Spagna. Avevo 19 anni e 9 mesi.
Credevo che non sarei mai più tornata a vivere con i miei, non perchè stessi poi così male con loro, ma semplicemente perchè ho sempre mal tollerato la convivenza con altri esseri dotati di parola; invece dopo oltre 6 anni sono dovuta tornare. Ma questa è un’altra storia. Dovevo dimostrare a me stessa che valevo qualcosa, che non ero soltanto chiacchiere e saccenza e che ero in grado di gestirmi la vita. E così ho fatto. Per 5 anni sono stata indipendente al 100%, il primo anno ero indipendente sotto tutti i punti di vista, ma non sotto quello economico: facevo la ragazza alla pari. Ma ero comunque padrona della mia vita e quello era il miglior trampolino di lancio che potessi desiderare.
In questi anni sono cambiata radicalmente, sono diventata una persona migliore, anche se per farlo ho dovuto abbandonare la rabbia che mi contraddistingueva. Pare che questo si chiami crescere. E’ stata una trasformazione lunga e costante, che dura ancora adesso e sicuramente non si arresterà a breve. Alla fine mi piace crescere e guardarmi indietro per vedere i piccoli passi che ho fatto, tutti orgogliosamente da sola. Da sola ma anche grazie alle persone che ho incrociato nella mia vita. In realtà questo voleva essere un post sulle persone cho incontrato nella mia vita, ma è finito ad essere un post su di me che nessuno leggerà. Dall’egocentrismo non ho ancora imparato a guarire.
Ho incontrato tante persone nella mia vita, in quella precedente e in quella attuale, quella dopo il 29 marzo del 2006.
Una di queste è un ragazzetto che ora ha 9 anni con cui ho avuto un enorme numero di scontri fisici e di resistenza mentale, che mi ha provocato molte volte un istinto omicida misto a svariati sentimenti contrastanti; ma che alla fine mi ha insegnato a non avere paura dei bambini, ne ad averne schifo quando sputano o cagano (insomma..) e mi ha dimostrato, per la prima volta, un amore incondizionato. Ancora non so come faccia a volermi così bene o come faccia io a volergliene così tanto. Poi ho incontrato persone che sono state molto meno presenti nella mia vita, o lo sono state a distanza, e qualcuno che l’ha soltanto incrociata per un istante. Ho incontrato un pescatore che mi ha trattata come una principessa ma poi un giorno deve aver incontrato una regina. Ho incontrato uno con tanti problemi, talmente tanti che non gli stavano tutti addosso e ha cercato di passarmene qualcuno. Ma ho ritrovato la forza che avevo da bambina e l’ho allontanato da me, col tempo sono guarita; lui non credo, ma questo mi ha fatto crescere un po’ di più. Ho incontrato una compagna di viaggio che mi ha sopportato, e ho sopportato, per ben 6 mesi sempre a stretto contatto esplorando alcuni dei posti più belli al mondo. Ho incontrato un amico che vive lontano, abbiamo sempre vissuto in paesi diversi, ora viviamo addirittura in continenti diversi, ci siamo visti 3 volte eppure siamo amici sul serio; un’amicizia strana, non fatta della quotidianità reciproca o dell’aiuto pratico, ma cmq una bellissima e profonda amicizia. Ho incontrato anche uno scrittore (amico del mio amico dai capelli rossi), che forse lui non si definisce così e magari nemmeno vorrebbe che lo facessi io, ma per me lui rimarrà sempre il mio scrittore preferito. E il giorno che avrà qualcosa da scrivere (lo ha già) e da farmi leggere potrò dirgli "finalmente, ne ho aspettato di tempo". Ho incontrato un fratello, non uno con cui mi sentivo in sintonia come un gemello separato alla nascita, uno a cui volevo bene come a un fratello, con i suoi pro e contro. Ho conosciuto un assassino, prima che lo diventasse (o forse lo era già e io non lo sapevo), con sua moglie,il suo -e anche un po’ mio- cane e i suoi due affettuosissimi bambini. Ho conosciuto uno stupratore, sono stata ospite a casa sua per quasi due mesi, pochi giorni prima di andarmene ho scoperto il suo passato. Ho conosciuto un ragazzo di New York, che come tutti i newyorkesi definiva la sua città The City, era davvero un gran figo e auguro a tutte di trovare il loro Robert di una notte. Ho incontrato un "selvaggio" boliviano, uno di quelli che vanno in giro nella jungla a torso nudo e con un machete tra i denti. Era un buono e dava parte del suo pranzo alle scimmie. Mi ha raccontato storie incredibili sulla sua vita, storie che noi facciamo fatica a immaginare persino nei film. Qualcuno dovrebbe andarlo a cercare nell’Ammazionia e scrivere la sua storia. Ho conosciuto tante altre persone, un indiano che ha pianto e per cui ho pianto, i suoi amici che mi hanno regalato il braccialetto dei fratelli e sorelle ma che poi mi hanno cancellato. Un ragazzo con la pelle morbida come quella di un bebè, con la passione dello snowboard e della barca a vela. Un ragazzo africano che voleva tanto un figlio ed è stato tanto onesto da intraprendere una relazione a carte scoperte con una ragazza che voleva la stessa cosa, si sono lasciati da molto tempo ma la loro bambina è ogni giorno più bella. Sono inciampata in due polacche che volevano soffiarmi quello che vedevo come il mio ragazzo e in una, sempre polacca, che dopo aver ottenuto il posto di lavoro grazie al mio aiuto voleva fare la splendida e soffiarmi la mia posizione di responsabile. Non c’è riuscita, ma ha ottenuto di meglio. Forse. Ho conosciuto un’amica sincera che mi crede nata per fare la mamma e pensa che a modo mio creda in dio. Le voglio bene, nonostante tutto. Sono andata al suo matrimonio nel suo Paese e presto andrò a conoscere il suo bimbo. Ho conosciuto una ragazza spagnola che mi ha salvato dalla mia monotona vita inglese e che io ho salvato dalla sua. Ci piace dire che senza l’altra nessuna delle due sarebbe sopravvissuta all’Inghilterra. Ho conosciuto un ragazzo triste e solo, che poi così triste e solo non è, non ha ancora capito che non può essere quello che i suoi genitori tradizionalisti vogliono che sia, ma può essere solo quello che lui è davvero.
Ho visto, incontrato e conosciuto tante altre persone e vorrei ringraziarle tutte per avermi insegnato qualcosa, anche a mio discapito. Quando lavoravamo nello stesso ufficio (ma in aree differenti), la mia amica madrileña ogni giorno mi mandava una canzone diversa -la canciòn del dia- un giorno me ne ha mandata una che diceva:
For every time I sat in tears
For the million ways you hurt me
I just wanna tell you this
You broke my world, made me strong
Thank you
Messed up my dreams, made me strong
Thank you
Perciò grazie, grazie a tutti, ma soprattutto grazie a me per non aver perso la mia forza di quando ero piccola e sostenevo qualunque sguardo.
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