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Thursday, August 06, 2015 - ore 14:45 La bara e la mela. Metasogno di inconsapevolezza Una serie di imprevisti, coincidenze e fatalità più o meno volute mi hanno fatto diventare lo schiavo fidato di un mercante di tappeti persiani. Giriamo il mondo sul suo furgone pieno di ricchezze. Lui della sue merce se ne intende eppure non nota o non vuole notare che tra Gabbeh in pura lana e Tabriz in seta spunta una bara. La scarichiamo dal furgone con non chalance per la nostra prossima mostra. E dalla mia prospettiva l’interno del furgone è un loculo. Qualcosa mi dice che nella bara c’è il figlio del mercante. Ma nel loculo rischio di rimanerci chiuso io. Eppure del mercante-padrone mi fido, so che non mi chiuderà nel furgone/loculo. Risveglio. Nuova perdita di coscienza. Ritrovo il dottore, più alto e più rosso che mai. Comincia a parlare e io gli spiego che non è per mancanza di rispetto o per sua inettitudine che secondo me in quanto a diagnosi proprio non ne azzecca una. Ma sono io che quando sento una cosa sono portato automaticamente a negarla. Lo invito a continuare la nostra discussione nella mia macchina. Il dottore si sofferma sulle spille e ammenicoli presenti e riprende la sua diagnosi. Io lo ascolto e intanto prendo una mela dal sedile posteriore. E comincio a raccontargli il sogno del mercante e della bara. Il Dottore sembra molto risentito. Non si capisce se per via della mela o del sogno che spontaneamente gli racconto. Il suo risentimento mi fa sentire brutalmente in colpa. Mi sembra di aver ferito un bambino. Nonostante dei due sia lui quello che sicuramente sta meglio o che per lo meno non fa lavori da schiavo. Peggio, il suo risentimento mi mostra l’abisso di inconsapevolezza in cui il mio agire e la mia percezione sono immersi. Voi vi arrabbiereste se qualcuno fosse sistematicamente in disaccordo con qualsiasi cose dite e se mentre parlate mangiasse mele? COMMENTA (0 commenti presenti) PERMALINK |
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