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Friday, April 28, 2017 - ore 00:43


Lo spazio intermedio
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il comportamento altrui è un’esperienza mia, il mio comportamento un’esperienza altrui
da Laing, La politica dell’esperienza

Ricordo che seduto su una seggiola in entrata, aspettavo, con un quadernino in mano, il ritorno di mia madre dal lavoro. Volevo mostrarle un 10 in aritmetica. Volevo un suo sorriso, la sua mano tra i miei capelli.
Il mondo esterno alla mia pelle (lo spazio intermedio) ha sempre influito in ciò che c’era dentro alla pelle, quella cosa che si è andata formando nel tempo e che chiamo (un po’ disorientato, lo ammetto) ‘io’. Ogni ordine, ammiccamento, sorriso, punizione, atteggiamento, occasione d’ascolto o di indifferenza da parte di qualcuno, genitore, fratello, parente, insegnante, amico, conoscente ha influito: con piccole cose ripetute nel tempo o grosse cose durate un attimo. Anche quelli che non ho conosciuto hanno influito (“assomigli allo zio di papà”), perché era ancora vivo nella testa di un genitore. Ma non solo le parole o i silenzi; anche gli oggetti, dal grembo materno alla natura intorno, le corse in bici, le arrampicate, i giochi, gli scontri, le litigate, le notti a guardare le stelle, la scuola, i balli, le cadute, la prima cicca, le domeniche a messa, le festine, gli scherzi, i dolori. Tutto.
Io sono ‘io’ perché c’è stato – e c’è tuttora – tutto quel che c’è: lo spazio intermedio esterno alla mia pelle. Intermedio, perché sta tra un ‘io’ e un altro ‘io’ che è “l’altro” (1).
Ed una certa scelta non l’avrei fatta se prima non ci fosse stato qualcosa che mi avrebbe poi indirizzato verso quella scelta; scelte oculate per ottenere un buon risultato, scelte temerarie per ottenere cose ‘proibite’, scelte di comodo per non avere problemi, scelte ‘contro’ per seguire principi o semplicemente per non seguire la corrente, per distinguermi.
Sembrerebbe che non sono mai stato libero: si è quel che si è, cioè quello che lo spazio intermedio ti ha permesso di essere. Libertà non è essere ciò che voglio (e che non sono). Libertà è essere come lo spazio intermedio mi ha plasmato. Cioè…’io’. Ma esserlo tutto.

(1) Si potrebbe pensare che anche l’altro faccia parte dello spazio intermedio. In effetti, in parte sì. Il suo comportamento, dovuto alle sue esperienze, fantasie, desideri...e al fatto che ci sono io davanti a lui (che interferisco col mio comportamento), fa sì che anche la persona che ho davanti diventi parte dello spazio intermedio, e un’esperienza in più per me (quindi a sua volta modifica me col suo comportamento). Ma c’è un problema: mentre una casa non fa nulla per non essere una casa, una persona può farlo (e spesso lo fa), consciamente o inconsciamente. Si innesca così una moltitudine di interpretazioni e reciproche inferenze con i nostri reciproci comportamenti che fanno sì che io non sarò mai sicuro di capire/vedere del tutto chi ho davanti. "L’altro", almeno in parte, è un buco nero.


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