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Wednesday, June 14, 2017 - ore 23:56
Fatti non foste
(categoria: " Vita Quotidiana ")
C’è questa cosa bellissima che si chiama
desiderio.
Che in qualche modo ha a che fare con il bisogno, la passione, il sogno. Già dalla parola si notano le stelle.
Dice la Treccani:
Il
bisogno indica la mancanza di qualcosa, di necessità, di sofferenza, insoddisfazione; per cui scatta il
desiderio di procurarsi i mezzi atti ad alleviare/rimuovere tale sofferenza.
La
passione deriva da patìre, quindi l’atto di subire qualcosa, lo stato esistenziale contrapposto all’azione. Quindi anche qui si soffre.
Il
desiderio è un sentimento intenso che spinge a cercare il possesso, il conseguimento o l’attuazione di quanto possa appagare un proprio bisogno (fisico o spirituale).
Mi par di capire che chi non ha bisogni, non desidera, quindi non patisce. Al contrario, chi è bisognoso, desidera, e si attiva la passione.
Ci sono bisogni di base, come sfamarsi, andare in bagno, dormire. Ma il mondo è grande, quindi sicuramente possiamo aggiungere anche scaldarsi, proteggersi da animali pericolosi, avere un appezzamento di terra abbastanza grande da sfamare la propria famiglia, avere un cammello per poter raggiungere un oasi, avere una barca per poter pescare, avere un buon psicanalista a New York, permettersi di fare almeno una volta nella vita il gran viaggio verso La Mecca, ecc
Sicuramente avere un cellulare in Italia non è un bisogno di base (può tornar utile in Islanda...). Ma per un adolescente è diverso, specialmente se non vive in centro città: ha bisogno di contatti, di input, di feedback, di credito dai coetanei.
Secondo me il problema nasce nel momento in cui si scambia un bisogno per un altro bisogno. Se il bisogno è quello di sentirsi inserito nella comunità degli amici, devo sapere che il cellulare è solo il mezzo per soddisfare il bisogno; non è il suo possesso. Non ho bisogno di un cellulare; ho bisogno di stare con gli amici, per cui mi serve un cellulare. Ma se ho ugualmente contatti con gli amici anche senza cellulare, il cellulare non mi serve.
La pubblicità, la società del consumo, favorisce la nascita di bisogni indotti. Si innesca quel meccanismo insano per cui credo che la soddisfazione del possesso del mezzo sia l’obiettivo, e non il mezzo per raggiungere il vero obiettivo.
E’ come se Cristoforo Colombo si fosse sentito soddisfatto ad avere le tre caravelle perdendo di vista l’obiettivo desiderato ’Indie’. O pensare che Galileo si sentisse figo perché aveva un telescopio.
Ma è difficile sapere se un bisogno, in una persona, è indotto, lo è solo in parte, o non lo è. Lo dovrebbe sapere solo la persona stessa, se ci riesce. Siamo tutti bravissimi a vedere il bisogno indotto nell’altro.
Ma anche il contrario è un assurdo: far sparire il mezzo. Se il mezzo è necessario... allora è necessario. Non posso pensare di vivere come un fachiro se voglio andare su Marte. Certo, è vero, al fachiro non importa di andare su Marte, ma a me piacerebbe.
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