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ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) Chiederti se riuscirai mai a innamorarti ancora... ricordare che l'ultima volta che hai detto "ti amo" risale a tanto di quel tempo fa da farti pensare che forse non riproverai mai + quella stupenda sensazione... e chiederti se forse non sei uno scemo a voler cercare l'amore nelle chat, illudendo gli altri ma soprattutto te stesso...

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Friday, September 03, 2004 - ore 20:58


Rischio crisi per gli autotrasportatori
(categoria: " Accadde Domani ")


«Il caro petrolio rischia di essere una “gelata” che se continua ancora a lungo lascerà stecchiti molti degli autotrasportatori italiani».
E’ drasticamente fosco il giudizio che il presidente della categoria degli autotrasportatori Upa, Giovanni Paccagnella, da del futuro prossimo del settore.
«Gi ultimi rincari del petrolio si sono scaricati con violenza lungo la filiera che determina il prezzo del gasolio alla pompa. Da inizio anno un litro di carburante per autotrazione è aumentato di almeno 14 centesimi di euro, il che vuol dire che tra aumenti del gasolio, delle assicurazioni e dei pedaggi autostradali siamo ad un accrescimento dei costi che supera abbondantemente il 15% da gennaio ad ora».
Data la situazione del mercato e la già abbondante ondata inflazionistica generata dal cambio lira/euro, non è stato possibile “sfogare”, nemmeno in parte, questo aumento dei costi in un proporzionale rincaro dei listini di trasporto.
«Il problema sta nel fatto che già con i prezzi di inizio anno la concorrenza degli autotrasportatori dell’Europa dell’est diventava sempre più minacciosa. Molti colleghi hanno preferito lavorare in questi mesi praticamente in perdita piuttosto che perdere quote di mercato a favore di rumeni e polacchi».
Stranieri più bravi o italiani svantaggiati?
«Sicuramente gli autotrasportatori italiani sono svantaggiati dall’eccessiva tassazione procurata dalle accise sul carburante. Le imposte, l’iva e i balzelli su gasolio e benzina costituiscono il corrispettivo della tassa sul macinato di inizio secolo».
Tanti, maledetti e subito verrebbe da dire.
«Un tempo i più tartasati erano i contadini, adesso tra l’incudine fiscale e il martello del caropetrolio ci troviamo noi. Questo porta ad un meccanismo “paracadute” per il costo al kilometro di un camion italiano rispetto ad uno polacco o rumeno, ma anche guardando a spgnoli e greci il risultato non cambia. La benzina verde si paga di meno sia nell’europa dell’euro che in quella dei nuovi dieci paesi membri dell’unione. In Francia costa mediamente 1,065 euro, in Belgio 1,162 euro, in Austria 0,973 euro e in Spagna addirittura 0,915 euro. Anche confrontando i prezzi del gasolio il discorso non cambia. In Italia si registra un prezzo sproporzionato di 1,020 euro al quale si avvicina solo la Germania dove un litro di gasolio costa 1,010 euro. Nel resto d'Europa il gasolio costa decisamente meno: 0,918 euro in Belgio, 0,910 euro in Francia, in Austria 0,835 euro e in Spagna 0,805 euro. Vuol dire partire svantaggiati, da casello a casello del 20%».
Per non parlare poi di pedaggi autostradali e polizze assicurative.
«Credo che anche chi non guida un camion per professione si sia accorto negli ultimi anni dell’impennata delle tariffe autostradali, che solo nel 2003 sono aumentate del 3%, o del raddoppiare di anno in anno del premio assicurativo, anche in assenza di sinistri».
Non solo caro petrolio quindi, ma tutta una serie di fattori, concorrono a rendere sempre più difficile la vita di chi lavora sulla strada. Le associazine di categoria dell’Upa a livello locale e nazionale non restano però con le mani in mano di fronte al peggiorare della situazione.
«Da tempo stiamo portando avanti un dialogo serio e responsabile con il governo e con tutte le parti in causa per sciogliere il problema del caro petrolio. Quello che noi proponiamo in prima battuta è una drastica riduzione delle accise e un’iva più leggera. Siamo abituati del resto a fronteggiare situazioni di crisi. Abbiamo appena portato a casa la definitiva chiusura della vertenza sui bonus fiscali per l’acquisto di nuovi automezzi, che negli ultimi anni aveva attirato su di noi la scure dell’autority per la libera oncorrenza. Ora siamo noi che porteremo avanti una battaglia serrata con il governo di Roma e con quello di Bruxelles per poter continuare ad esercitare in regime di concorrenza equilibrata, senza che il peso delle accise ci trascini sul fondo del mercato, scavalcati inesorabilemente da mezza Europa».


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