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SARO’ LA TUA GEISHA

...Le infuocate carezze
l’invidiabile savoir faire
dolce intenso e brutale ah!
Quanta nobile poesia
padre, amante, padrone
nel tuo conto corrente ah!
In salute ed in malattia
finché morti non ci separi
Vorticosa passione
o mia belva insaziabile
nel tuo caldo e accogliente harem
In salute ed in malattia
finché morte non ci separi
Fai di me la tua geisha
fai di me la tua umile serva...

CARMEN CONSOLI





CONFUSA E FELICE

Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
È così piccolo il mondo che ci osserva
Sai benissimo che non chiedo tanto adesso
È così limpido il mare che ci ascolta che ci addormenta
Rit.
Vorrei tentare
Vorrei offrirti le mie mani
Vorrei tentare
Vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felice
E penso di sentirmi…
Sai benissimo che sto tremando e non c’è freddo
e sono vittima di questa gioia immensa
Sai benissimo che nulla può scalfirci adesso
È così fragile il mondo che ci aspetta, che ci spaventa....

CARMEN CONSOLI


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ORA VORREI TANTO...



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Wednesday, September 08, 2004 - ore 10:06


I MISTERI DEI FIORDI - IL CIRCOLO POLARE ARTICO
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il Viaggiatore non voleva perderselo, il passaggio sul Circolo Polare Artico. La giornata era di quelle invischiate in una caligine bianca. Se ne stava al riparo, nella sala bar, davanti a un beverone e un oblò. Il suo compagno di ramino tornò con due bicchieri colmi di birra rinforzata con uova di gabbiano, poi, lentamente, posò tutte le carte sul tavolo e vinse l'ennesima partita. Era un uomo piccolo, dalla carnagione appassita e sembrava sapere ogni cosa, del loro percorso. Quando erano passati davanti al faro di Skargenes gli aveva raccontato che la loro nave, la "Principessa Sunniva", prendeva il nome da una giovane irlandese promessa in sposa a un principe pagano, fuggita su quella rotta piuttosto che consegnarsi nelle sue mani, riparata al monastero di Selje, che gli aveva indicato oltre la nebbia, infine nascosta in una grotta dove, quando aveva sentito i soldati del suo usurpatore avvicinarsi, aveva ostruito l'ingresso con le pietre, scegliendo l'oscurità e la fine.

Il piccolo uomo gli aveva raccontato di Molde, città delle rose e di Trondheim della quale aveva magnificato, improvvisamente prosaico, la squadra di calcio. Ricordava partite di Champions League, ma sembrava averne dimenticato l'esito.
"Sarà la nebbia - l'aveva rassicurato il Viaggiatore - quando è così tanta, a volte, ti entra anche dentro".

L'uomo aveva sorriso: "L'importante è non dimenticare chi si è"
"Posso chiederglielo, a questo punto: chi è lei?"
Rispose, con prosopopea: "Sono il guardiano del faro... il faro di Landegode. Quando attraccheremo a Bodo sbarcherò per raggiungerlo e riprendere il mio lavoro"
"E' un compito difficile, immagino"
"Quel che pesa è la solitudine, pesa come un macigno"

Il Viaggiatore annuì. Tacquero. La sirena li riscosse: avevano passato il cerchio invisibile a 66° 33' Nord, il punto dei solstizi rifulgeva a ovest, verso l'isola di Hestmannen. L'ometto tronò in cabina. Più tardi, il Viaggiatore lo vide scendere. Ancora poche miglia marine e il capitano Solo lo affiancò.
"Ecco il faro di Landegode - gli indicò - E, di fronte l'isola"
"Ho conosciuto l'uomo che ci vive"
Il capitano Solo rise: "L'uomo di Landegode, eh? Lo guardi bene, eccolo là, sta scalando lo spigolo nord dell'isola fino alla cima".
Il Viaggiatore strinse gli occhi e vide, in effetti, lo scalatore.
"E' il guardiano del faro" disse.
Il capitano Solo scosse il capo: "No, è una leggenda pure questa, un macigno... che ha forma umana".
(2-continua)
(G.R.)



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