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ORA VORREI TANTO...



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4) la sicurezza che c'è qualcuno sempre disposto a ascoltarti e crederti.
5) vedere attorno a te le persone a cui vuoi bene che ti guardano con ammirazione... e sapere di aver fatto tutto quello che potevi per meritartela





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Sunday, September 12, 2004 - ore 12:40


Avventura davanti al televisore
(categoria: " Riflessioni ")


(Gianni Rodari)

(Lo piazzo in questo blog perché mi sa che in questi giorni sento questa storia in modo tremendamente attuale. Aiuto!)


Una sera il dottor Verucci rincasava dal lavoro. Questo dottor Verucci è un impiegato, forse delle poste. Ma poteva anche essere un dentista. Noi possiamo fare di lui tutto quello che vogliamo. Ci mettiamo i baffi? La barba? Benissimo, barba e baffi. Cerchiamo anche di immaginare com'è vestito, come cammina, come parla. In questo momento sta parlando fra sé... Ascoltiamolo di nascosto.

- A casa, a casa, finalmente... Casa mia casa mia, per piccina che tu sia, eccetera. Non ne posso più, sono proprio stanco. E poi tutta questa confusione, questo traffico. Adesso entro, chiudo la porta, signore e signori, tanti saluti: tutti fuori... Quando chiudo la porta di casa il mondo intero deve restare fuori. Almeno questo lo posso fare, toh... Ecco qua. Solo, finalmente solo... Che bellezza... Primo, via la cravatta... Secondo, pantofole... Terzo, accendere il televisore... Quarto, poltrona, sgabello sotto i piedi, sigaretta... Ah, ora sto bene. E soprattutto solo... So... Ma lei chi è? Da dove viene?

Una bella signorina sorrideva gentilmente al dottor Verucci. Un attimo prima non c'era, adesso era lì, sorrideva e si aggiustava una collana sul petto.

- Non mi riconosce dottore? Sono l'annunciatrice della televisione. Lei ha acceso il suo televisore ed eccomi qua. Le debbo dare le notizie dell'ultima ora...

Il dottor Verucci protestò:

- Abbia pazienza, ma lei non sta dentro il televisore come dovrebbe: lei sta in casa mia, sul mio divano...

- Che differenza fa, scusi? Anche quando sto nel televisore, sto in casa sua e parlo con lei.

- Ma come ha fatto a venir qui? lo non me ne sono accorto... Senta, non sarà mica entrata di nascosto, vero?

- Su, non stia a pensarci troppo... Le notizie del telegiornale, le vuole, o no?

Il dottor Verucci si rassegnò:

- La cosa non mi persuade del tutto, ma insomma... Faccia un po' lei.

- Dunque: Continua in tutta l'Inghilterra la caccia al temibile bandito evaso dal carcere di Reading. Il commissario capo della polizia ha dichiarato che secondo lui il bandito si nasconde nei boschi.

In quel momento il dottor Verucci sentì una voce che non veniva né dal televisore né dall'annunciatrice, ma piuttosto da un punto imprecisato dietro la sua testa. Disse la voce:

- Storie!

- Chi è? - sobbalzò Verucci. - Chi ha parlato?

- Ma è il bandito, no? - disse l'annunciatrice, senza scomporsi. - Guardi, stava nascosto dietro il suo divano.

- Storie - ripeté la voce - dove mi nascondo, non glielo vengo a dire a lei...

Il dottor Verucci si alzò di scatto, guardò dalla parte della voce e sbottò:

- Ma come si permette? E armato, pure! Un bandito in casa mia! Roba da matti!

- Se è lei, che mi ha invitato! - disse il bandito, uscendo dal suo nascondiglio.

- lo? Questa è buona davvero. lo inviterei i banditi a farmi visite a bere un bicchierino...

- A proposito, ce l'ha?

- Che cosa?

- Il bicchierino.

- Non è solo un bandito, è anche uno sfacciato. Per prima cosa, dichiaro che io non la conosco e che lei è qui contro la mia volontà. Lei, signorina, è testimone.

- No, dottor Verucci, - disse l'annunciatrice, - non posso testimoniare come vuole lei. E' stato lei ad accendere il televisore...

- Ah, perché anche il bandito...

- Certo, è entrato in casa sua dal televisore, come me.

- Insomma, - disse il bandito - il bicchierino me lo offre, o no?

- Per carità, - fece il dottor Verucci, - avanti, si accomodi, faccia come se fosse a casa sua. Ormai ho capito che io qua non sono nessuno. E' casa mia, ma non comando niente. La porta è chiusa, le finestre sono sbarrate, ma la gente va e viene e fa i suoi comodi...

- Quanto la fa lunga, per un bicchierino - osservò il bandito.

- Vado avanti con le notizie? - domandò l'annunciatrice.

E Verucci: - Perché no? Sono curioso di vedere come andrà a finire questa storia...

E la signorina riprese il tono impersonale delle annunciatrici e annunciò:

- Il generale Bolo, comandante delle truppe semantiche ha dichiarato che riprenderà al più presto l'offensiva contro la repubblica di Planàvia e che la guerra non terminerà prima di Natale.

- Quello non è del tutto esatto, - disse una voce nuova, mentre lo sportello di un armadio si spalancava con forza. Nuovo balzo del dottor Verucci.

- Cosa? Ah, volevo ben dire. Lei è il generale Bolo, vero? E che cosa faceva in quell'armadio?

- Niente che la interessi - rispose il generale.

- Già, ma io voglio vedere lo stesso, - disse Verucci, facendo seguire l'atto all'annuncio della sua volontà. - Bombe... Bombe nel mio armadio. Nel mio armadio, dico!... Cosa c'entro io con la sua guerra, lo vorrei proprio sapere...

Il generale Bolo ridacchiò:

- Il mio mestiere, caro signore, è di comandare le truppe semantiche e di occupare il territorio di Planàvia, non di rispondere alle sue domande. Stavo dicendo, qui, alla signorina, che la mia dichiarazione è stata compresa male. Le mie esatte parole sono queste: la guerra terminerà prima di Natale, perché io distruggerò tutti i planaviani, uno per uno, ridurrò in cenere le loro città, i loro campi saranno trasformati in deserti.

A questo punto il bandito volle dire la sua:

- Senti, senti, che animo gentile: e a me, povero banditello da strada, mi stanno dando la caccia per tutta l'Inghilterra. Vorrei sapere chi è il vero bandito, tra noi due...

- E io, invece, - tuonò il dottor Verucci, - vorrei sapere quando ve ne andate tutti quanti: lei, cara signorina, e lei, signor bandito, e lei, signor generale... Questa è casa mia e io voglio restare solo! Quello che fate e quello che dite non mi interessa. Ma troverò bene un sistema per mettervi alla porta. Ora chiamo la polizia e vi denuncio per violazione di domicilio. Va bene? E telefono anche ai carabinieri giacché ci sono. E anche ai vigili urbani, ai pompieri... Voglio proprio vedere se sono padrone in casa mia o no... Voglio proprio vederlo...

Ma intanto, via via che l'annunciatrice della TV proseguiva nella lettura delle notizie, la casa di cui il dottor Verucci era l'unico proprietario e nella quale contava di restare solo e indisturbato, si andava riempiendo dì gente di ogni genere: folle di affamati, eserciti in marcia, uomini politici alla tribuna, automobilisti bloccati dal maltempo, sportivi in allenamento, operai in sciopero, aeroplani in missione di bombardamento... Voci, grida, canti, insulti in tutte le lingue si mescolavano a rumori, esplosioni, fragori di ogni genere.

- Basta! - gridava il dottor Verucci. - Tradimento! Violazione di domicilio! Basta! Basta!


PRIMO FINALE

Improvvisamente si udì un energico squillo di campanello.

- Chi è?

- La forza pubblica!

Lode al cielo erano i carabinieri. Li aveva chiamati un vicino allarmato dalle esplosioni.

- Fermi tutti! Mani in alto! Documenti

- Grazie, - sospirò il dottor Verucci, accasciandosi sul suo amato divano.

- Grazie, portate via tutti. Non voglio vedere nessuno! E' tutta gente sospetta.

- Anche la signorina?

- Anche lei. Non aveva nessun diritto di portarmi in casa questa baraonda.

- D'accordo, dottor Verucci, - disse il comandante dei carabinieri, - lei ha diritto alla sua vita privata. Porterò tutti in prigione. Vuole che le faccia anche un caffè?

- Grazie, me lo faccio da solo. Ma senza caffeina, altrimenti non mi lascìa dormire.


SECONDO FINALE

Improvvisamente... il dottor Verucci pose temine alle sue esclamazioni. Gli era balenata un'idea, ma un'idea... una di quelle che nei fumetti sono rappresentate da una lampadina che si accende nella testa di Topolino o di Superman.

Il dottor Verucci si avvicinò quatto quatto al televisore, sorridendo ai numerosi presenti che lo osservavano con curiosità. Con un ultimo sorriso egli si assicurò che nessuno fosse in grado di interrompere la sua manovra. Poi con un gesto brusco e preciso, tac, spense il televisore.

La prima a sparire, insieme alle ultime luci del video, fu l'annunciatrice. Al suo seguito, uno dopo l'altro, sparirono banditi e generali, cantanti e atleti, eserciti e popoli. Semplice, no?

Basta chiudere il televisore, e il mondo è costretto a scomparire, a restare fuori dalla finestra, a lasciarti solo e tranquillo...

ll dottor Verucci, rimasto padrone del campo, sorrise a se stesso e si accese la pipa.


TERZO FINALE

Improvvisamente... il dottor Verucci smise di gridare come un insensato.

Aveva capito?

Sì, aveva capito.

Che cosa?

Che non basta chiudere la porta di casa per chiudere fuori il mondo, la gente, i suoi dolori, i suoi problemi.

Che nessuno può veramente godere le gioie della vita quando sa - e basta un televisore a farglielo sapere - che c'è chi piange, soffre e muore, vicino o lontano, ma sempre su questa terra, che è una sola per tutti, la nostra casa comune.

(Rodari, Tante storie per giocare, Roma,Editori Riuniti, 1984)


(BeN, credo di aver bisogno di ascoltare un po' delle vostre iNpressioni in proposito... In particolare, quale accidenti è il finale "giusto"?)

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