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Sunday, September 12, 2004 - ore 13:10
Ancora sul Festival de Venexia...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Prendo da L'Unità:
La mostra delle gaffes
di Vincenzo Vasile
Equilibrium. Alla faccia di questo titolo del secondo episodio di Eros (quello diretto da Steven Soderbergh), ieri mattina alle dieci al popolo festivaliero sono saltati i nervi, tanto per marchiare con il segno della protesta e della débâcle organizzativa anche questa vigilia dei Leoni.
Proiezione al Palagalileo riservata alla stampa e agli accreditati «gold». La storia sta scorrendo via spiritosa: Alan Arkin, imprenditore stressato, si confida con il suo psicanalista, che deve essere più schizzato di lui, se intanto scruta, non visto, femmine con il cannocchiale e fissa con loro dalla finestra appuntamenti con aeroplanini di carta. Stanno discettando sull’interpretazione di un sogno: il bianco e nero diventa a un tratto colorato e ci troviamo a un tratto in mezzo a una maxirissa tra gang rivali con gli occhi a mandorla. Sorpresa. Che sia proprio questo il sogno ricorrente di Alan Arkin? O siamo al cospetto di un espediente brechtiano, di straniamento per scuotere lo spettatore da un rapporto gastronomico, passivo, come si insegnava nei cineclub anni Settanta? Come spiazzamento non c’è che dire: si pestano sonoramente questi coreani, con tale serietà da far capire, via via che volano tavolini, bottiglie e premolari, che la storia proprio non funziona, «non ci azzecca niente», come direbbe Di Pietro. Ci vogliono, tuttavia, due buoni minuti perché dalla sala comincino a salire dapprima borbottii, poi grasse risate, e infine un crescendo di urla: «Buuu, Buuu, vergogna, cercate il film giusto». Ma il proiezionista deve essere uno di quelli che «gli ordini non si discutono»: ha avuto, o no, l’incarico di proiettare? E lui proietta, proietta... Peccato che si tratti di una «pizza» sbagliata: in macchina qualche folletto ha inserito in mezzo a questo raffinato Eros a sei mani (fuori concorso, ma atteso soprattutto per il terzo capitolo affidato ad Antonioni), la bobina di un altro film - Stryke - che risulta in programmazione due ore più tardi in altra sala. Succedevano un tempo cose simili nei cinema parrocchiali, e ci si faceva restituire il prezzo del biglietto. Qui a Venezia forse rassegnati al peggio dopo dieci giorni di ritardi, disguidi e pazzie qualche altra urlata e qualche fischio ha risolto il caso.
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