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Wednesday, September 22, 2004 - ore 16:08 LA DANZA MACABRA (Johann Wolfgang Goethe) Il campanaro, lui a mezzanotte sulla fila di tombe china lo sguardo: la luna ha diffuso dovunque il chiarore, è come se fosse giorno nel camposanto. Si muove una tomba, un'altra, e dopo vengono fuori, una donna, ecco, un uomo, in candidi sudari con lo strascico. Si stira i malleoli - vogliono divertirsi subito - per il girotondo quella brigata di poveri e di giovani, di vecchi e di ricchi; ma gli strascichi sono di inciampo alla danza. E poiché qui il pudore non ha più da dare ordini, tutti si scuotono: sparse giacciono sui tumuli le camiciole. Ora il femore salta, la gamba si scrolla, si danno contorte movenze, e frammezzo ogni tanto si scricchia e si crocchia, come se le bacchette battessero il tempo. Per il campanaro la scena è così comica! E il tentatore, il burlone, gli mormora: «Vai a prenderti uno dei lenzuoli funebri!» Detto fatto! E lui in fretta si rifugia dietro porte consacrate. Limpido è sempre il chiarore della luna sulla danza che fa raccapriccio. Ma alfine si dilegua uno dopo l'altro, se ne va ravvolto nel suo sudario, ed ecco, è sotto la zolla erbosa. In coda sgambetta e inciampa uno soltanto e brancola vicino alle tombe e le aggraffa; ma la grave offesa non è di un compagno, lui fiuta il panno per aria. Lo ricaccia la porta della torre, che scuote, adorna e benedetta, per la buona sorte del campanaro: riluce di croci metalliche. Deve avere la camicia, ma non si ferma, pensarci a lungo non è necessario; ora quel coso il fregio gotico afferra e s'arrampica di pinnacolo in pinnacolo. Per il poveretto, per il campanaro, è finita! Lui s'inerpica, di voluta in voluta, simile a un ragno dalle lunghe zampe. Il campanaro sbianca, il campanaro trema, ora vorrebbe rendergli il lenzuolo. Adesso - per lui è l'ora estrema - un uncino di ferro aggranfia l'orlo. Si dilegua la luce, s'intorbida la luna, la campana tuona un possente tocco dell'una, e lo scheletro in basso si sfracella. LEGGI I COMMENTI (2) PERMALINK |
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