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un benemerito cazzo

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generalmente buono, le uniche cose che mi preoccupano sono di carattere sentimentale, ultimamente frequento una bella donna dal carattere molto ma molto instabile, il che mi rende instabile

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) Chiederti se riuscirai mai a innamorarti ancora... ricordare che l'ultima volta che hai detto "ti amo" risale a tanto di quel tempo fa da farti pensare che forse non riproverai mai + quella stupenda sensazione... e chiederti se forse non sei uno scemo a voler cercare l'amore nelle chat, illudendo gli altri ma soprattutto te stesso...

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Thursday, September 23, 2004 - ore 20:42


Sul settimanale dell'Unione artigiani della prossima settimana: il settore tessile nel Veneto
(categoria: " Accadde Domani ")


C’è una via per uscire dal lungo e tenebroso tunnel che ha ingoiato negli ultimi dieci anni un terzo delle imprese manufatturiere del settore tessile padovano. Per trovare la strada che conduce lontano dalla crisi gli addetti del settore si sono dati appuntamento ieri per una giornata di studi organizzata dalla Camera di commercio con l’adesione di Unione provinciale artigiani, Cna e Unindustria Padova.
«Secondo i dati in nostro possesso dal 1991 ad oggi sono stati persi nel Veneto oltre 40mila posti di lavoro – ha ricordato il presidente della Camera di commercio Gianfranco Chiesa – la nostra convinzione è che un modello operativo possa emergere dal lavoro comune degli imprenditori e delle istituzioni. Non si scorge ancora tuttavia una chiara alternativa per garantire un futuro alle nostre imprese». A disegnare un qualche scenario di sviluppo compatibile con le mutate tendenze internazionali ci ha provato, risquotendo un certo successo, Alessandro Allasia, responsabile del settore moda per PE consultants, uno dei maggiori esperti italiani del settore tessile abbigliamento.
«Il nemico delle vostre aziende non è nè la scarsità di approvvigionamenti finanziari derivante dalla stretta delle banche al credito d’impresa, nè la morsa fiscale italiana: il fattore critico del vostro successo è il cliente – ha scandito Allasia di fronte alla platea degli operatori provenienti da tutto il Veneto – per strappare quote di mercato alla concorrenza sempre più agguerrita occorre differenziare il prodotto e riorganizzare la filiera produttiva. Tutti gli studi di settore concordano sul fatto che fatto cento il costo finale di un capo, il 40% dei costi si concentrano su settori comprimibili quali la distribuzione, i costi fissi di superficie e l’invenduto programmato. Occorre quindi riassortire con dinamicità e puntare sulla qualità. Da non trascurare la Cina, paese che finora ha costituito solo una minaccia per il tessile italiano: il potenziale di mercato è enorme.
Già oggi sono più di mezzo milione i cinesi con un reddito annuo disponibile superiore ai 250mila dollari e più di quattro milioni portano a casa in un anno oltre 100mila dollari. Molti in Italia si sono accorti di questo trend, infatti l’export verso Pechino nel 2003 è cresciuto del 30%. I rischi che corre il made in Italy sono altri dalla “minaccia gialla” e si possono elencare in tre fattori principali: l’aumento di competenza dei produttori esteri, l’invecchiamento e la mancata sostituzione della forza lavoro italiana e la perdita di “pezzi di filiera” che vengono trasferiti all’estero».
A fare eco alle parole dell’esperto ci ha pensato concretamente Franca Malvestio, imprenditrice di successo titolare dell’azienda Confezioni Arianna: «la mia azienda occupa ventidue persone, i nostri capi richiedono trenta ore di lavorazione. Per mantenere il passo con il ritmo degli ordinativi negli ultimi anni ci stiamo avvalendo anche di laboratori esterni: per migliorare la qualità abbiamo avuto a rotazione lavoranti delle aziende nostre partners – ha spiegato l’imprenditrice padovana – il risultato di una maniera nuova di fare impresa è quello che vede nell’ultima sfilata a Milano di Versace, su venti capi proposti, sette provenienti dai nostri laboratori. Negli ultimi quattro anni nella nostra azienda abbiamo investito oltre 150mila euro solo per il rinnovo del parco computer: se si investe in qualità i risultati arrivano puntuali».
Molti i politici presenti, dall’assessore provinciale alle attività produttive Flavio Manzolini al collega regionale Marino Finozzi, a cui sono toccate le conclusioni.
«Il settore della moda e del tessile ha iniziato il proprio declino già una decina di anni fa. Qui ormai bisogna fare i conti con la realtà e la Regione ha cercato di delineare un percorso di risalita già dal 2000. Bisogna cercare regole e strumenti nuovi, come ad esempio la legge sui distretti produttivi per proporsi in maniera adeguata sul mercato della globalizzazione. L’importante per le imprese è però saper sfruttare questi nuovi strumenti – ha ricordato l’assessore alle attività produttive Finozzi – quest’anno abbiamo cercato di aggiustare un po’ il tiro: stiamo puntando su formazione, promozione, ricerca e innovazione, oltre naturalmente a rafforzare il concetto di rete e squadra». A tal riguardo, infine, l’assessore Finozzi ha ricordato che fra qualche giorno «dovrebbe essere approvata dal consiglio regionale una legge per il varo di un’Agenzia Unica per la promozione del tessile».


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