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Thursday, September 30, 2004 - ore 07:26


Vampiri - atto 4

La teoria dell'origine sciamanica
parte 1
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Che il vampiro trovi le sue origini nell'area sciamanica è stato sostenuto in anni recenti da specialisti ungheresi come Éva Pócs e Gàbor Klaniczay, e - con ampia argomentazione - dall'italiana Carla Corradi Musi, docente di filologia ugrofinnica presso l'Università di Bologna. Secondo questi autori la credenza nel vampiro - e in personaggi affini ma diversi, fra cui il licantropo - nasce in un ambiente religioso preciso. L'ambiente è quello dello sciamanismo, in un'area geografica molto vasta che va dal mondo celtico alla Siberia, e dagli indiani dell'America del Nord alla Germania pre-cristiana, alla Scandinavia, e all'Europa orientale. Nell'area sciamanica il collegamento tra il mondo dei vivi e quello dei morti "non ammetteva soluzioni di continuità, secondo convenzioni del tutto mancanti nelle credenze 'religiose' occidentali". L'aldilà era un mondo parallelo e rovesciato rispetto a quello dei viventi, opposto ma complementare, spesso posto oltre un fiume che poteva essere oltrepassato soltanto al termine di un percorso iniziatico. Giacché questo percorso non era facile, si comprende la tentazione, per il morto, di rinunciarvi cercando invece di ritornare verso il mondo dei viventi. A queste credenze si collegava per esempio - in area sciamanica - l'abitudine degli Ugri dell'Ob di seppellire i defunti lontano dai villaggi. Cospargevano anche la via del ritorno dal funerale al villaggio di oggetti appuntiti che scoraggiassero il defunto dal tentare di ritornare al suo paese. Secondo Carla Corradi Musi il vampiro non va confuso con lo sciamano, che pure rappresenta anche lui un'eccezione ai normali rapporti fra i vivi e i morti. Lo sciamano, proprio in quanto figura eccezionale, capace di viaggiare nel mondo delle divinità e in quello dei morti, celebra e garantisce il mantenimento dello status quo, vera personificazione dell'eccezione il cui scopo è confermare la regola. Non a caso, nel mondo sciamanico, lo sciamano "favoriva la fertilità (nell'estasi era in collegamento con l'albero, proiezione di quello archetipo della vita che si rinnovava attraverso la morte)", mentre l'infecondo vampiro provocava la sterilità. Peraltro, come rileva la Pocs, nel mondo sciamanico la distinzione fra bene e male non è così chiara come nell'area greco-romana e nel successivo cristianesimo o, più esattamente, il male è accolto come in qualche modo necessario all'ordine cosmico. Così lo sciamano è una figura-limite, che può correre diversi pericoli e trasformarsi in qualche cosa di diverso da un operatore positivo del sacro.
>>> continua >>>

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