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Saturday, October 02, 2004 - ore 07:34
Vampiri - atto 6
La teoria dell'origine orientale
parte 1
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Anche se personaggi simili al vampiro erano stati segnalati in oriente già da Marco Polo, i viaggiatoti occidentali ne hanno iniziato lo studio sistematico solo nell'Ottocento. In Malesia il polong e il pelesit - spesso accusati di succhiare il sangue - non sembrano vampiri ma spiriti creati o fatti apparire con atti di magia nera. In particolare il polong è uno spirito malvagio che può essere attirato in una bottiglia dove è stato raccolto per due settimane il sangue di un uomo assassinato. Il pelesit - che di solito accompagna il polong - gli prepara la strada insinuandosi nel corpo della vittima. Qualche affinità con il vampiro hanno il langsuyar e il pontianak, talora confusi fra loro con buone ragioni. Sembra infatti che in Malesia il langsuyar sia lo spirito di una donna morta durante il parto e il pontianak lo spirito di un bambino abortito. In Indonesia la terminologia è invertita ed è il pontianak a essere lo spirito della donna morta di parto, che attacca soprattutto donne incinte e si nutre delle loro viscere. Sebbene si tratti all'origine di spiriti, essi possono prendere corpo, e - nel caso delle donne morte di parto - perfino risposarsi e avere figli, anche se di solito dopo qualche tempo scompariranno di nuovo. Certamente più promettente è sembrata ai sostenitori dì un'origine orientale del vampiro l'India. È peraltro difficile districarsi in una complessa mitologia che comprende un buon numero di personaggi mitici che attaccano i viventi e si cibano della loro carne e del loro sangue.
(l'immagine è dedicata a Kherydan...
)Molti di questi personaggi (tra cui i rakshakas) fanno parte del mondo dei demoni e non sono spiriti di persone umane. Più vicini ai vampiri sono i bhutas e i brahmaparusha che - almeno in alcune varianti della mitologia che li riguarda: sono spiriti di morti particolari (che sono stati nella vita dementi o deformi, o che sono morti di morte violenta). Si aggirano fra i cimiteri, possono trasformarsi in pipistrelli e terrorizzano i viventi apparendo loro come fantasmi o ombre. Non sono, dunque, vampiri in senso proprio perché non appaiono con il loro corpo, ma possono entrare nel corpo di persone viventi e possederle trasformandole in assassini antropofagi. Più vicini di tutti ai vampiri sono i vetalas o betails o baitals, spiriti che entrano nei corpi dei defunti e li rianimano. I vetalas o betails sono particolarmente noti a causa della traduzione, pubblicata nel 1870 dal celebre esploratore inglese Sir Richard Francis Burton (1821-1890), di una selezione di storie dal classico della letteratura indiana Vetala-Pachisi con il titolo Vikram and the Vampire; or, Tales of Hindu Devilry. Nel volume il re indiano Vikram è inviato da uno yogi a cercare un corpo che si rivela posseduto da un betail. Vikrarn convince non senza difficoltà il "vampiro" (così Burton nella sua traduzione chiama il betail) ad accompagnarlo dallo yogi (che è in realtà un mago malvagio e finirà per essere ucciso dal re).
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