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Sunday, October 03, 2004 - ore 19:52
Vampiri - atto 7
La teoria dell'origine orientale
parte 2
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Nel corso del tragitto, il "vampiro" gli racconta una serie di storie che descrivono il classico folklore indiano e la problematica religiosa del tempo. Ai vampiri veri e propri o a qualche cosa di simile - si ritorna alla fine del testo, quando il re trova il malvagio yogi intento a evocare la dea Kalì. Questa, non trovando vittime per soddisfare la sua sete di sangue, si taglia la gola in un episodio di auto-vampirismo. Trasmessa agli arabi (dagli indiani), la leggenda del vampiro è arrivata in Grecia e di qui nella penisola balcanica, nei Carpazi orientali, nel bacino ungherese e nelle Alpi transilvane. Dobbiamo, infine, fare cenno all'ipotesi di una origine non indiana ma cinese del mito del vampiro. Anche le relative leggende cinesi sono state raccolte in Europa soltanto a partire dall'Ottocento, e le storie di kiangshi (o chiang-shih) sono diventate note in Occidente attraverso l'opera monumentale di Jan Jacob Maria de Groot (18541921), The Relìgious System of China. Il mito del kiangshi è collegato all'idea che un residuo vitale può rimanere nel corpo per parecchio tempo dopo la morte (mentre un principio superiore - che non tutti gli specialisti di religioni cinesi accettano di chiamare "anima" - se ne distacca). Questo principio - particolarmente in caso di persone che hanno conosciuto una morte violenta - può animare il cadavere e renderlo capace di muoversi (anche se con maggiori limitazioni rispetto a una normale persona umana: una differenza con il vampiro europeo classico). Il cadavere trasformato in kiangshi - che de Groot traduceva letteralmente in "corpo-spettro" - è, indubbiamente, ancora il corpo nella sua materialità e può andare alla ricerca di sangue umano. Le leggende sul kiangshi sono state abbellite da una letteratura cinese successiva, ma sembrano effettivamente piuttosto antiche. Come per altre idee religiose e magiche, si può supporre una interazione reciprocamente feconda fra miti indiani e cinesi, senza che si possa dire con certezza quali fra i due siano più antichi. In ogni caso la teoria di un'origine cinese del vampiro è una variante di quella che gli attribuisce un'origine indiana. Il percorso si allunga ma rimane sostanzialmente lo stesso. Prevede un passaggio dalla Cina all'India e dall'India all'occidente, tramite i viaggiatori sulla "strada della seta" o quel tipo particolare di viaggiatori che erano gli zingari al tempo della loro prima grande migrazione. La "filosofia del vampiro" soggiacente, in questo caso, inserisce le origini del mito in un contesto - se si eccettua quello tipico delle credenze più antiche dei Rom - dove i rapporti fra la vita e la morte sono integrati in un sistema religioso piuttosto preciso. Il mito non avrebbe quindi origine tanto da una difficoltà oggettiva di separare il mondo dei vivi da quello dei morti, ma dall'ambiguità soggettiva di certi defunti, particolarmente nel caso di una loro fine prematura o violenta.
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