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Tuesday, October 05, 2004 - ore 07:28


Vampiri - atto 9

La teoria dell'origine europea antica o medioevale
parte 2
(categoria: " Vita Quotidiana ")


La storia si sparge per la città e si decide di riaprire la tomba della ragazza: non vi si trova il suo cadavere, ma un anello e una coppa dorata che Machate le aveva regalato. Ai magistrati della città non resta che concludere che, una volta sepolta, Philinnio è uscita dalla tomba per incontrarsi con Machate per tre volte, e per due volte vi è ritornata, mentre la terza l'inopportuna apparizione dei genitori l'ha fatta "morire' di nuovo. Compare "un profeta e veggente di nome Ryllus, che era tenuto in grande stima e reverenza". Hyllus, "rivolgendosi alle autorità, ordinò loro che per nessuna ragione permettessero che il corpo di Philinnio fosse ricollocato nel sepolcro, ma si assicurassero che fosse immediatamente incenerito in un luogo lontano, fuori dalle mura della città". Suggerì pure di compiere sacrifici a varie divinità e di purificare l'intera città con cerimonie sacre. Philinnio, dopo queste cerimonie, non fu più rivista, ma "Machate, comunque, per l'amore della sua amata defunta, si uccise in preda alla disperazione». Qui - rispetto ai brani precedenti di Apuleio e della Vita di Apollonio di Vana - abbiamo una giovane che è certamente morta e che altrettanto certamente esce dalla tomba con il suo corpo. L'esito è fatale per il giovane Machate, ma soltanto perché quest'ultimo, per amore della bella defunta, si suicida. Non sembra che Philinnio abbia intenzioni malevole - anzi assicura di apparire con il permesso degli dei -, né attacca Machate per cibarsi del suo sangue. Restano però due problemi: quando il vampiro classico sia nato, e se si tratti di un mito autoctono dell'area dell'Europa orientale e balcanica, ovvero se - secondo teorie che abbiamo già esaminato - sia giunto da Oriente, secondo le linee maestre della storia dello sciamanismo o con derivazione da miti cinesi e indiani portati dagli zingari o da altri viaggiatori. Secondo lo specialista americano Jan L. Perkowski le origini del mito del vampiro si situano in area slava e ancora una volta derivano da una crisi religiosa: la repressione dapprima del paganesimo e poi dell'eresia dualista dei bogomili da parte del cristianesimo maggioritario. In questo quadro - in cui i rapporti fra il corpo e l'anima, fra i vivi e i morti entrano in una situazione di ambiguità - nasce verso la fine del decimo secolo, secondo Perkowskí, il termine slavo obyrbi. Da esso derivano il serbo-croato upirina, il bielorusso, ceco e slovacco upir e il bulgaro vampìr, con tutta una serie di altre varianti locali. L'idea che il vampiro assorba il sangue della vittima è slavo-balcanica, ma questo assorbimento è di tipo magico-metaforico. L'idea del sangue caldo che passa dalle vene della vittima nella bocca del vampiro va attribuita soprattutto all'immaginazione di letterati romantici ma ha qualche precedente (peraltro raro) nel folklore tedesco e inglese. Secondo Perkowski chi ragiona diversamente è vittima del fenomeno della "contaminazione demoniaca", che rende incerto l'uso delle fonti. Perkowski ha dato sicuramente un contributo della massima importanza agli studi sulle origini del vampiro classico nell'Europa orientale. Le incertezze sulla datazione delle fonti non permettono però, a nostro avviso, di ritenere provata la sua ipotesi che fa risalire la formazione del mito del vampiro all'epoca della crisi dei bogomili. Una volta esclusa una datazione così antica, rimangono ampie possibilità per influssi sull'area slava di tradizioni di origine diversa, in particolare attraverso le grandi migrazioni degli zingari nel quindicesimo secolo.

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