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Tuesday, October 05, 2004 - ore 09:53
Hardcore / Minor Threat
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Ok, miei affezionati lettori e in qualche raro caso amici, adesso cominciamo a fare sul serio! Addentriamoci nel meandro di gruppi, grupponi e groppuscoli che hanno creato quell'abberrante creatura dal nick DropkickM. Avevo detto che avrei cominciato con i Pogues, beh, stamattina mi sono svegliato e ho detto: mi sento molto Minor Threat! E allora via con i Minor Threat! Suddividerò ogni gruppo in vari messaggi perchè il tutto non risulti troppo pesante per quelli meno interessati e allo stesso tempo per invogliare i più interessati a tenere d'occhio costantemente gli aggiornamenti sul mio blog. Beh, buona lettura a tutti!
Nel 1980 l'hardcore californiano aveva già con Germs (1977-1980), Fear (1977), Misfits (1977-1983, pur basati nel New Jersey), Black Flag (1977-986), T.S.O.L. (1978), Dead Kennedys (1978-1987) e Circle Jerks (1979), istituzionalizzato le proprie leggi. Era nato nel 1977 con i Germs ("GI", 1979). I Germs avevano risemantizzato gli espedienti formali dei newyorkesi Ramones (1974, prima pubblicazione '76). Hardcore è suonare gli strumenti rock (chitarra, basso, batteria) nel modo più veloce e violento possibile, urlare a squarciagola bestemmie, offese e male parole, prendendo come unico appiglio di veridicità il nichilismo esistenziale. Il tutto in brani di un minuto. Il 1980 ha segnato la diaspora dell'hardcore.
Dopo il 1980 non si può parlare più di un hardcore, ma di tanti hardcore quanti sono i gruppi riconducibili al genere; gruppi costituenti, pressoché ciascuno, un sottogenere. Tale diaspora vale anche geograficamente. I Minor Threat (1980-1983), da Washington, Dc, l'hanno inaugurata. Diciott'anni, testa rasata, canto teppistico, rauco, oscuro, sgolato, Ian MacKaye (compagno d'infanzia di Henry Rollins prima che questi si trasferisse da Washington a Los Angeles dopo essere montato nel palco durante un concerto dei Black Flag e aver impugnato il microfono…) aveva messo su con il batterista anti-punk (dimezzava regolarmente tutti i tempi di questo genere) Jeff Nelson, i Teen Idles: durarono una stagione (1979-1980); lasciano l'Ep "Minor Disturbance".
I due continuano il loro progetto di rifondazione dall'interno dell'hardcore (di estremizzarne e potenziarne per quanto possibile le strutture) formando i Minor Threat. Li accompagnano un biondo con il caschetto e i grandi occhiali da vista a goccia, con l'aria tra il bambino-scienziato e il maniaco-paranoicamente-freddo, Brian Baker (ex Governement Issue, 1981-1989) al basso e Lyle Preslar, un giovane collegiale che non avrebbe stonato tra i mod inglesi, alla chitarra. I 4 stanno insieme 10 mesi nel 1981, in una vita comunitaria incentrata sul lavoro (registrazioni, concerti, prove); vita che è la trasposizione nell'età del nichilismo, depressione e alienazione di quelle comunità (ben più numerose) tutte peace & love di metà anni 60.
L'ideologia passa dal pacifismo all'indifferenza, dal sentimento e dal credo alla reificazione e all'impulso suicida. Dall'ideologia della rivoluzione sociale (in parte presente anche nell'anarchia punk) si passa all'asocialità, alla non-ideologia. Simbolizzando la solitudine, l'incomprensione e l'afasia perenni, i gruppi di giovani artisti negli anni 80 sostituiscono i molti componenti degli anni 60 con un numero di adepti strettamente indispensabile. Nel mezzo, c'erano stati i riflessivi quanto critici anni 70, anni che hanno caricato e caricato senza far scoppiare, giustificando così per contorsione l'inesauribile e inaudita violenza degli anni avvenire.
Il gruppo, quasi sempre di 4, doveva servire a formalizzare la componente esistenziale ed esperenziale; questo da sempre; e da sempre questa cambiava: nella storia s'era giunti però al punto del non-ritorno rappresentato dal "no alla vita". Per l'età, per l'epoca, per l'entusiasmo che innescavano nei numerosi quanto sentiti ed elitari concerti (basati, non come quelli metal o in parte anche punk, sul sadismo, ma sull'autodistruzione), questi 4 figli della medio-piccola borghesia (il discorso è per il Minor Threat, ma potrebbe valere per quasi tutti i gruppi hardcore dell'epoca), che si erano ritagliati una nicchia di espressione ed evasione, vollero fare tutto velocemente ed estremamente, come si conveniva alla sincerità della situazione.
Anti-divi (e in questo "anti" si comprenda anche l'esibizionismo della sofferenza) per eccellenza, giovani e spregiudicati per quanto originali e spontanei, i Minor Threat hanno avuto per la storia della musica l'importanza di segnare un saldo punto di riferimento per l'hardcore tutto, genere che sono riusciti a interpretare nelle sue dinamiche più profonde, estreme e artisticamente apprezzabili.
I brani hardcore durano un minuto. E in quel minuto dev'esserci tutto. Deve valere come e più di un quarto d'ora progressive. Per una semplice deduzione probabilistica, diviene quindi facile affermare che molti Ep hardcore sono meglio degli album. Anzi, che la dimensione che si conviene all'hardcore è l'Ep: un conto è fare 8 brani d'alto livello (e 8-10 brani è il numero degli album rock canonici, con durata a brano di 3 minuti di media), un conto farne 15 o 20 (in pratica due album rock in un colpo solo). Ciò va tenuto presente per comprendere il perché i Minor Threat, come la maggior parte dei gruppi hardcore, sono stati più se stessi negli Ep. Un'appendice al discorso può riguardare le esigenze di distribuzione che richiedono quasi sempre una lunghezza minima degli album: 16 brani hardcore coprono 15-20 minuti massimo; e allora diventa, pur inconsciamente, facile cadere nella tentazione del ritocco riempitivo qua e là, per allungare diluendo.
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