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Friday, October 08, 2004 - ore 12:49
nuovo disco r.e.m.
(categoria: " Musica e Canzoni ")
un massacro: leggete qui!Questa recensione è stata letta 647 volte
Statue
di
Salvatore "Howty" Patti
Il ritratto della popstar annoiata politically correct? Indossa strani vestiti, scrive brutte canzoni, si butta nel cinema e infine tenta l'impegno politico perché qualcuno (di solito un'altra popstar annoiata) gli ha suggerito che l'influenza sul pubblico giovane non va sprecata.
Michael Stipe è una popstar annoiata. In buona fede, sia chiaro: ha dato tutto quello che poteva alla musica e a un certo punto si è scoperto ricco ed appagato, senza altra scelta che quella di annoiarsi. E allora ecco i vestiti buffi, i generici e sacrosanti proclami anti-Bush, i film (questi sì pregevoli) e soprattutto le pessime canzoni.
Il resto dei REM, che si credeva impegnato ad ingrassare e fare vita mondana, è in realtà ancora lì, nascosto dietro al suo filiforme leader. Sono il monumento REM. Un monumento a se stessi, troppo ingombrante per essere spostato e liberare il panorama, ma così quotidiano e familiare da non farci più caso.
"Around The Sun" è stato preceduto dalla verbosa indulgenza con la quale Stipe declama alla stampa le caratteristiche di ogni nuovo album, quasi si sentisse costretto a giustificarne l'esistenza. Questo album è sexy, questo è estivo, questo è notturno e quest'ultimo non è un disco pessimista. Ecco, se Around The Sun dev'essere definito da ciò che non è, diciamo che non è un bel disco, non è creativo, non è interessante, non è il disco di una band che abbia ancora voglia di suonare. Quanto all'ottimismo, lasciamo perdere: i REM provano a cercare stimoli allargando ulteriormente i propri orizzonti, ma si sfracellano al suolo non appena spiccato il primo salto.
Come troppo spesso è accaduto negli ultimi tempi, le cose migliori di "Around The Sun" sono tutte già note: il singolo Leaving New York - ennesima versione dello standard REMiano post New Adventures in Hi-Fi - costruito su buone armonie ed un crescendo che mostra tracce del vecchio mestiere, e Final Straw, discreta rimasticatura del passato remoto, folk-rock intenso e battagliero che ricorda i tempi gloriosi di Life's Rich Pageant nonostante l'invasiva presenza di tastiere un po' a casaccio.
I problemi arrivano quando i REM provano a dare continuità al mediocre "Reveal", inzuppando di rada elettronica le loro collaudate ballads: è lì che le canzoni vengono clamorosamente meno e annegano in una indistinta e deprimente melassa sintetica. Il disastro si compie sin dall'anonima Electron Blue, che rimane ben lontana da qualsiasi definizione di "accettabile", e prosegue lungo brani di rara piattezza, privi di emozione e ispirazione: Make it all ok scimmiotta il pathos di At My Most Beautiful senza nemmeno sfiorarlo, Wanderlust va all'inutile inseguimento di un refrain credibile, e mi sento di dire che l'orchestrazione di plastica che accompagna I Wanted To Be Wrong un gruppo nel pieno delle sue facoltà mentali l'avrebbe rifiutata. Ma il peggio arriva con l'imbarazzante The Outsiders, inutile inseguimento della grandeur di "Out of time", con un Q-Tip contagiato dall'arteriosclerosi che offre il rapping più anestetizzato che si ricordi in un disco rock. Roba da sonno profondo. Le uniche tracce della bellezza di un tempo, fosse pure quella a scartamento ridotto dei REM ultima versione, stanno nella familiarità della voce di Stipe, negli incipit di ballate che mai raggiungono un'accettabile compimento. Si aspetta il colpo di classe (il genio temo sia escluso a priori) che non arriva mai. E la pazienza finisce prima della fiducia. C'è ancora qualcuno che ha bisogno di questa roba? Non per fare regali, non per completare la collezione, non per riconoscenza. Qualcuno che vuole davvero ascoltare questa risciacquatura di REM?
Che nell'attuale panorama pop/rock Stipe e soci non avessero più nulla da dire era evidente da qualche anno: non è questione di aver perso il batterista, ma di un manifesto inaridimento creativo. Solo una critica tradizionalmente prona ai dinosauri poteva nascondere la verità, ma con Around The Sun il gioco è giunto al capolinea. Rimarranno una million-selling band, riempiranno le arene, rassicureranno con la loro continuata presenza gli indie-kids più nostalgici e resteranno per sempre ciò che sono adesso. Un monumento a se stessi.
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