BLOG MENU:


DropkickM., 27 anni
spritzino di Padova
CHE FACCIO? Scheggia impazzita!
Sono sistemato

[ SONO OFFLINE ]
[ PROFILONE ]
[ SCRIVIMI ]


STO LEGGENDO

Frankenstein - Mary Shelley

HO VISTO



STO ASCOLTANDO

The Undertones
System of a Down
Byron Lee & The Dragonaires
Small Faces
This is the modern world compilation
Dropkick Murphys

ABBIGLIAMENTO del GIORNO



ORA VORREI TANTO...



STO STUDIANDO...



OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


Nessuna scelta effettuata


(questo BLOG è stato visitato 4063 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI: ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]



Tuesday, October 12, 2004 - ore 11:28


Hardcore / Minor Threat vol. 2
(categoria: " Musica e Canzoni ")


Nel 1981, per quella che sarà la storica Dischord Records, esce l'Ep Minor Threat: 8 brani, 9 minuti. Miglior lavoro dei Minor Threat e pietra miliare per l'hardcore tutto. La legge dei Germs viene applicata agli anni 80, gli anni del metal; il genere hardcore passa dallo sferragliare degli anni 70 (vedi Ramones) alla potenza e alla ferocia che lo condurranno al post-hardcore, riflessione calcolata e scorata, resa più lancinante dalla melodia o più alienante da suoni anti-estetici, del genere su se stesso.
I Minor Threat si pongono quindi come l'apice dell'hardcore e come il punto da cui partirà la parabola discendente (in termini di potenza ma non di qualità musicale) che porterà al post-hardcore. MacKaye è l'uomo protagonista e il simbolo di tutto questo. Il suo impegno principale dopo i Minor Threat saranno i Fugazi (dal 1987), il gruppo più importante del post-hardcore tutto, che tenterà di traghettare il genere fino al post-rock, fallendo peraltro quando si scontrerà col non-rock.
"Filler" è il capolavoro hardcore dei Minor Threat; non è un inno, l'hardcore non ne farà; nemmeno un brano memorabile per una qualche melodia, o ritornello scorato: è invece il brano manifesto dell'hardcore allo stesso tempo più evoluto e più "hardcore". Spingersi oltre sarà cessare di fare hardcore. Ed è quello che toccherà ai Fugazi (ma anche a tanti altri gruppi prima di loro; uno su tutti i troppo poco conosciuti Minutemen). Basso, batteria, voce, chitarra: tutto senza requie, tutto al limite della scordatura e della stecca, tra fraseggi di fermate e ripartenze, ma rigorosamente senza piani: tutto forte. Brani come questo farebbero ricredere tutte le centinaia di migliaia di adolescenti che ritengono di investire del tempo ascoltando Offspring, Rancid, Nofx o anche molto, ma molto peggio.
"I don't wanna hear it" non rallenta per nulla la tensione anche se (nell'ossessivo ripetere del titolo) assume un tono più cantilenato (e trash) anziché da arringa fulminante (e punk).
"Seeing red", come al solito, parte zoppicando e poi balena in una galleria di devastazioni sonore e vocali. La quintessenza dell'hardcore.
"Straight edge" è stata addirittura usata per designare il nome di un sottogenere hardcore che criticherebbe (a favore di un umanesimo generale) l'uso di droga e alcol, manifesto del punk, cioè dei Sex Pistols (disumanità). In realtà più "punk" di così non si può essere, criticando, offendendo, mal considerando anche se stessi e la propria o presunta categoria. Qualcosa di simile al "politically correct" lo facevano nello stesso tempo i Dead Kennedys con manifesti del tipo "Nazi Punks Fuck Off". Sempre in realtà, il "credo" dei Sex Pistols in quanto "non-credo", in quanto nichilismo, non considerava nemmeno se stesso e non poteva quindi elogiare alcunché, droghe, alcol e sadismo compresi; tali espedienti potevano al limite essere considerati come prove estreme per il raggiungimento del disprezzo del mondo. Dunque, a parità di non considerazione di uno stesso fenomeno (il male), si tratta casomai di vedere le differenze nella non-considerazione: più umaniste o compassionevoli, ma anche forse più introiettate, quelle dei Minor Threat; decisamente senza compromessi o ripensamenti, ma anche forse più programmate, quelle dei Sex Pistols.
"Small man, big mouth" giustamente persevera nel vortice di disperazione e violenza, non solo interiori ma anche fisiche, epidermiche. Sia per le strutture ritmiche, che assordantemente non danno respiro, sia per il canto teppistico di Mackaye (più potente e profondo di quello medio hardcore e più adulto di quello medio punk), questi brani costituiscono l'antecedente necessario, tra l'altro, anche per il metal da strada, per il metal-core di gruppi attivi negli anni 90 come i celebri Pantera; gruppi che hanno creato un sound (quello degli anni 90: il più potente mai raggiunto) semplicemente servendosi della escursione tonale ottenuta negli anni 80 grazie all'hardcore e all'heavy-metal, escursione non ulteriormente ampliabile.
"Screaming at a wall" mantiene le stesse velocità e intensità, quelle che consentono ai Minor Threat di allontanarsi e rinnegare le forme punk, a vantaggio di eccessi metallici molto accentuati: metallici, non metal; i tempi della sezione ritmica, la chitarra scordata, fanno di tutto per non essere metal, metal di cui pur raggiungono la violenza e la rumorosità.
"Bottled violence" consacra lo schema: recitazione onnipresente e perennemente al limite, con raggiungimento per "overkill" del fioco nel ritornello; batteria prima in progressione, poi in rullare ricorsivo nella parte centrale; chitarra sfilacciata, deflagrante, corale e allo stesso tempo granitica.
Si notino anche i titoli di questi brani; non solo il loro significato, ma anche la loro pronuncia: si otterrà quell'effetto tra il flagellante e il sopportante, tra l'autodistruzione e la difesa, tra il dolore e una velata compiacenza, necessaria per convivervi, che giungerà sino ai Faith No More del periodo-Patton.
"Minor Threat" è il brano relativamente più rilassato, più "college". Anche se la voce di MacKaye dà sempre il massimo, pur nella brevità dell'esecuzione, e in essa sta tutto il dolore del rimpianto o del rincrescimento doloroso per la caducità e l'inconsistenza di ogni cosa.
Dopo quest'Ep il gruppo, non a caso, si scioglie: quando di lì a poco si ripresenterà non andrà considerato, propriamente, hardcore. Nei lavori successivi, infatti, i Minor Threat (o MacKaye?) hanno progressivamente intiepidito, allungato, impreziosito, articolato il loro hardcore: cinque anni dopo, i Fugazi ne risulteranno come una conseguenza logica e naturale. Una mina vagante è l'interpretazione dell'importanza dei Minutemen nel processo: senza questi, i Fugazi non sono pensabili, ma in qualche misura i losangelesi jazz-core hanno avuto anche un qualche influsso sui "tardi" Minor Threat.
I Minor Threat con i Dead Kennedys e pochi altri hanno rifondato l'hardcore dall'interno traghettando il suono punk-garage di fine 70 in quello metal degli 80, che si dibatterà in varie forme sino a ripiegarsi nel post-hardcore. I Minor Threat sono l'anello fondamentale di questa catena.

LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK



Solo in questo BLOG
in tutti i BLOG

BLOG che SEGUO:


JEK-DYB Lercio Temporale detta eleska lucadido momo mist MadeInPop Metallica

BOOKMARKS


Catarrhal Noise
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
La Gabbia
(da Musica / Cantanti e Musicisti )
Dropkick Murphys
(da Musica / Cantanti e Musicisti )


UTENTI ONLINE:



Breath ever so soft We wouldn’t wanna break the eggs as we walk Never alone Cautious, afraid I hear the voice of reason on the P.A. Leave it alone, follow the grain We couldn’t stop the irresistible force Leave it the same, change with the leaves Bringing in the sheaves, bringing in the old Leave it alone Da na na na na na na na Breath, ever so slight We couldn’t take away your god given right Leave it alone, heel and stay Roll over and shake and beg for the bone Leave it alone Da na na na na na na na
APRILE 2026
<--Prec.     Succ.-->
Do Lu Ma Me Gi Ve Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30