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...Le infuocate carezze
l’invidiabile savoir faire
dolce intenso e brutale ah!
Quanta nobile poesia
padre, amante, padrone
nel tuo conto corrente ah!
In salute ed in malattia
finché morti non ci separi
Vorticosa passione
o mia belva insaziabile
nel tuo caldo e accogliente harem
In salute ed in malattia
finché morte non ci separi
Fai di me la tua geisha
fai di me la tua umile serva...

CARMEN CONSOLI





CONFUSA E FELICE

Sai benissimo che una goccia inonda il cielo
È così piccolo il mondo che ci osserva
Sai benissimo che non chiedo tanto adesso
È così limpido il mare che ci ascolta che ci addormenta
Rit.
Vorrei tentare
Vorrei offrirti le mie mani
Vorrei tentare
Vorrei difendere questo momento
E penso di sentirmi confusa e felice
E penso di sentirmi…
Sai benissimo che sto tremando e non c’è freddo
e sono vittima di questa gioia immensa
Sai benissimo che nulla può scalfirci adesso
È così fragile il mondo che ci aspetta, che ci spaventa....

CARMEN CONSOLI


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lunedì 18 ottobre 2004 - ore 12:51


21 GRAMMI - IL FILM
(categoria: " Vita Quotidiana ")


21 grammi. Il peso di cinque monetine, di un colibrì, di una barretta di cioccolata... forse dell'anima umana

.-.-.-.-.-.-.-.--.-..--.--.-.-.-.-
Paul (Sean Penn) è un professore di matematica affetto da gravi problemi cardiaci. Jack (Benicio Del Toro) è un ex galeotto che pare aver ritrovato la via in virtù di un inatteso infervoramento religioso. Cristina (Naomi Watts) è una giovane moglie, madre di due bambine, che grazie al matrimonio e alla famiglia è riuscita a scrollarsi di dosso un passato da tossicomane. Tre binari esistenziali distinti, tre vite che non hanno nulla in comune l'una con l'altra, tre persone che non si conoscono. Non ancora...

E' stata da alcuni definita 'un capolavoro' (termine ormai pericolosamente inflazionato), quest'opera seconda dell'acclamato regista di "Amores Perros", Alejandro González Iñárritu. A mio modo di vedere non lo è: il giudizio globale andrebbe prudentemente ridimensionato su di un livello più basso. Lo status supremo di capolavoro non viene toccato, ma al termine della visione si ha la netta impressione che i presupposti per arrivare a tanto ci fossero. Se solo la sceneggiatura avesse pescato un po' meno nel repertorio del "già visto", forse avremmo potuto davvero assistere ad una vera gemma d'autore; e per nulla influisce in questa considerazione il fatto che l'esposizione dei fatti, delle tre storie di fondo, avvenga in maniera frammentaria, con la totale violazione dell'ordine cronologico delle singole scene, sezionate e poi sparpagliate qua e là per tutta la durata del film in una composizione dove comunque non vige, ovviamente, la casualità. Qualunque sia l'ordine con cui decidiamo di guardare ai fatti narrati, anche qualora la nostra naturale predisposizione ci porti a farlo privilegiando il criterio più agevolante: quello cronologico, permane comunque un difetto non trascurabile di originalità che non consente a questa pellicola di levarsi realmente in alto. Tuttavia, l'efficacia comunicativa della stessa rispetto al dramma che ci viene posto dinanzi agli occhi è indiscutibile, persino rara di questi tempi.

"21 grammi" è, al di là delle suddette osservazioni, un film di straordinaria intensità, che inizialmente disorienta lo spettatore per via dei succitati balzi temporali, per poi lasciarlo spesso esterrefatto dinanzi a cotanto impatto drammaturgico.
E' un film che narra di vita, di morte e di redenzione, e di come le tre cose si leghino, si confondano, sino a perdersi l'una nell'altra. E' profonda la riflessione sull'oscuro significato della vita e della morte, su come l'una possa sotto certi punti di vista non escludere l'altra, in quella che è una ricerca, un'indagine interiore che sarà sempre, da qui all'eternità, parte integrante dell'esistenza di ogni singolo uomo. Iñárritu fornisce il suo personale spunto riflessivo a contributo di questa sorta di enigma irrisolvibile intrecciando e fondendo fra di loro tre storie, tre vicende di persone comuni in un'ambientazione volutamente incerta geograficamente, così concepita per dare allo spettatore quell'idea di "persona qualunque in un luogo qualunque". Efficace a questo proposito la fotografia di Rodrigo Prieto, molto curata e realistica nella sua ricercata "povertà", che da nitida diventa granulosa assecondando gli umori, i diversi stati d'animo dei personaggi all'alternarsi degli eventi.

Eccellente la recitazione dei tre attori co-protagonisti, talmente buona da indurre a chiedersi se l'impatto emozionale di cui si parlava precedentemente sarebbe stato il medesimo qualora gli interpreti fossero stati altri. Forse no, ma questo tipo di analisi sarebbe allora da estendere ad una moltitudine di altre opere cinematografiche. Sean Penn ci consegna un'altra sentitissima prova d'attore, che fa il paio con quella offerta in "Mystic River" (quest'ultima potrebbe fruttargli l'Oscar; la nomination pare ormai scontata). Il bel film di Eastwood ha oltretutto in comune con questo "21 grammi" la profonda indagine esistenziale, che evidenzia una certa comunanza di intenti e di approccio tematico fra le due pellicole, a prescindere dai diversi contesti che le caratterizzano.
Se Penn convince appieno, Benicio Del Toro (ve lo ricordate nel capolavoro "I Soliti Sospetti"?) si conferma come uno degli attori più intensi, più consistenti attualmente in circolazione, che assieme con una struggente Naomi Watts completa un trittico di interpretazioni fra le migliori in assoluto di questa stagione cinematografica.

Forse non era necessario scombinare la cronologia degli eventi, probabilmente questa pellicola non avrebbe perso un briciolo di efficacia qualora fosse stato rispettato l'ordine cronologico. Direi che le velleità autoriali del regista hanno forse preso il sopravvento nelle scelte narrative da lui adottate. Ma il risultato resta comunque ammirevole. Un film sentito e accorato, visivamente efficace e splendidamente interpretato. Prestategli la vostra attenzione.



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