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Thursday, October 28, 2004 - ore 14:09
The chill and the thrill...
(categoria: " Musica e Canzoni ")
Due cantanti italiane, due dischi in inglese
Segnalo un paio di uscite discografiche piuttosto recenti:
una è l'omonimo disco di
Cristina Donà, raffinata artista
emergente molto apprezzata dalla critica non solo italiana
(l'album Dove Sei Tu ha attirato l'attenzione di colleghi tra
cui David Byrne e l'ex Cousteau
Davey Ray Moore, che
ha curato insieme a Cristina le traduzioni inglesi). La Donà
finora non ha però ottenuto il successo di pubblico che da
subito ha aiutato Elisa, l'altra cantante di cui mi occuperò,
sin dagli esordi con il bel disco del '97 Pipes And Flowers.
Il nuovo
Pearl Days infatti ha debuttato al secondo posto
della classifica italiana degli album più venduti, grazie ad
un buon sostegno radiofonico del singolo
Together, che è
forse il brano meno convincente (davvero) dell'intero disco.
ELISA Pearl Days (Universal)Elisa Toffolo di Monfalcone è ormai una vecchia conoscenza,
sin dal primo singolo
Sleeping In Your Hand, dal buon CD
d'esordio premiato con la
Targa Tenco, prodotto da Corrado Rustici, in cui la giovane cantautrice si presenta come una
risposta italiana alla canadese Alanis Morissette (colpisce
la semplicità dei suoi testi, nonché la corretta pronuncia).
Arriva poi il difficile secondo album, Asile's World, non del
tutto convincente. Il primo successo in italiano le frutta la
vittoria al Festival di Sanremo, e non solo:
Luce (tramonti
a nordest), scritto a quattro mani con Zucchero (co-autore
dell'altrettanto valida
Di sole e d'azzurro di Giorgia), è tra
i brani più programmati dalle radio italiane durante il 2001.
Dopo soli due mesi di gestazione, esce a fine anno il terzo
LP
Then Comes The Sun e la qualità del materiale sprona
la Sugar a pubblicarne una versione per il mercato europeo
(il risultato è un omonimo CD della Epic), che rimuove dalla
scaletta gli episodi più deboli e include il remix di
Rainbowa cura dei Bedroom Rockers, più adatto per le radio, e la
versione inglese dell'hit sanremese (Come Speak To Me).
In seguito alla partecipazione alla soundtrack di Ricordati
di me con una (brutta) cover di
Almeno tu nell'universodi Mia Martini, Elisa pubblica un quarto disco, Lotus, con
un maldestro mix di inediti, brani dai CD precedenti riletti
in chiave acustica, inutili cover (Hallelujah è un clone della
sopravvalutatissima incisione del defunto Jeff Buckley).

Pearl Days è il quinto (o quarto?) album della piccola Elisa,
prodotto da Glen Ballard (che, guarda un po', ha lavorato
con Alanis). I suoi lavori non sono mai stati prevedibili, nel
bene e nel male; questo disco invece sa di già sentito. C'è
una maggiore sicurezza, questo sì, e non mancano tracce
memorabili. La scelta di
Together come singolo apripista è
infelice, e farebbe pensare ad un ritorno agli esordi (e ciò
non è del tutto vero). Semmai, l'ombra della Morissette è
più presente che mai (ma è molto meglio dell'insipido So
Called Chaos che la canadese ha sfornato quest'anno...)

Dicevo, non mancano le buone canzoni: l'energica
Bitter
Words colpisce al primo ascolto; poi c'è
City Lights (nulla
a che fare con il brano di William Pitt), anche
In The Green.
Emoziona
The Waves, che appartiene all'ottimo trittico
conclusivo insieme ad
I Know (un potenziale hit-single) e
Life Goes On (con un efficace arrangiamento orchestrale).
Ripetitivo il 'down down low' di
Written In Your Eyes e
trovo discutibile l'uso del vocoder nella canzone n.4 (
Joy).
Considerando che i brani sono solo dieci e che molti di essi
sono simili nel mood generale a Broken ed Electricity (due
inediti del 2003), ritengo che questi ultimi non sarebbero
stati fuori posto e avrebbero evitato il pasticcio di
Lotus.
Pearl Days è stato decantato in vari magazine e siti web;
in realtà è un buon cd, ben suonato, non proprio originale
(per ragioni già illustrate) e un po' prevedibile. Migliora con
diversi ascolti. Sarei curioso di sentire i nuovi pezzi dal vivo:
Elisa sarà a Padova il 5 febbraio 2005, la data è confermata
nel bizzarro libretto (una decina di foglietti colorati staccati).
CRISTINA DONA' Cristina Donà (Sony Music)'Last night I met a stranger, beyond all my wildest dreams;
though I could taste and feel the danger, the chill and the
thrill got the better of me'. Il ritornello di Yesterday's News
(originariamente Dentro il giardino) esprime perfettamente
la sensazione dopo aver ascoltato un'artista che dapprima
ignoravo in questo intrigante disco in inglese. Non è facile
trovare termini di paragone immediati, ma in alcuni episodi
sembra di ascoltare i Morcheeba più raffinati (il brano già
citato, ma anche
Triathlon, con Samuel dei Subsonica), il
suo songwriting è efficace, i testi poetici, la produzione non
è invadente. Nulla da invidiare a Suzanne Vega o affermate
altre colleghe. Quasi 45 minuti di musica: 9 canzoni tradotte
in inglese, una versione di
Goccia con Robert Wyatt (noto
cantautore e membro negli anni Settanta dei Soft Machine e
dei Matching Mole) e una cover dei Bee Gees, How Deep Is
Your Love, a mio parere la cosa meno riuscita dell’intero CD:
i fratelli Gibb hanno scritto decine di canzoni che meritano di
essere riproposte, e stupisce questa soporifera rivisitazione
di un inflazionato classico ricantato anche dai Take That...

Tutto inizia con Ultramarine, ballad in bilico tra Tori Amos e
gli Starsailor del primo disco; ottime
Invisible Girl (fatta
eccezione per la traduzione forzata - 'he don't see you') e
The Truman Show ('all my life caught on camera'), incline
ad un rock più sanguigno.
Give it back (to me) era già in
inglese in Dove Sei Tu,
Milly's Song è tra le mie preferite.
Pur con le sue imperfezioni, Cristina Donà convince. Scarno
il libretto (ma i testi sono inclusi), con ringraziamenti rivolti
a Moore, al marito
Davide Sapienza (giornalista musicale
che pochi giorni fa è venuto a Padova per la presentazione
di un suo libro), Ivan Cattaneo, Bluvertigo e Manuel Agnelli
degli Afterhours. Il prezzo consigliato del CD è di € 15.45.
CRISTINA DONA' - GOCCIA
Specchio di pioggia e asfalto
ci naviga dentro il cielo
grigio bianco
acqua e cielo
ma tu sei una goccia che non cade
e ritarda la mia guarigione
come ultima frase da terminare
Piccole navi col motore spento
aspettano un segno dal faro
così lontano
specchio di pioggia e asfalto
oggi il mio viso è più leggero
senza pianto
solo acqua e cielo
ma tu sei una goccia che non cade
e rimanda la mia guarigione
come un rumore sospeso che
non esplode
ancora navi col motore spento
aspettano un segno dal faro
così lontano
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