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Genitori quesi perfetti (o qualcosa del genere, il titolo non l’ho letto bene

)
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Una donna fare scorrettezze da uomo, e con un’impertinenza adorabile
Scrubs (SEMPRE!)
Perfect Blue (meraviglioso, anche se qualcuno mi deve spiegare a ccheccentra il blu).
Guida Galattica per autostoppisti
[Spazio in aggiornamento]
STO ASCOLTANDO
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ORA VORREI TANTO...
avere più tempo. Ma è da una vita che lo voglio...
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STO STUDIANDO...
Giapponese
Pedagogia "live"


= cazzeggiando felicemente. L’importante sta nel
felicemente
tempus fugit
OGGI IL MIO UMORE E'...
Ottimo, salvo la stanchezza

...A Sydney, a giudicare dalla webc, oggi c’è un sole pazzesco. E meno male che lì van verso l’inverno! (21.6.2005)
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
ORA VORREI TANTO...
PARANOIE
1) quando le uniche risposte ai tuoi sms sono gli addebiti...
2) "ricordati che devi morire!!!"
'AZZ...
MERAVIGLIE
1) una meraviglia? guardare mia nonna che a 93 anni arroscisce quando le dò un bacio..
2) Ricevere un complimento appassionato per qualcosa che mi sta a cuore da una persona a cui tengo moltissimo (esperienza da conservare con cura nei recessi più intimi della mente, non capita spesso, non COSI’….): questa è una meraviglia che si può trasformare in paranoia...
3) meraviglia... E' forse l'inquietudine, l'energia inesauribile, la speranza.... anche se tutto ciò può durare un giorno (vedi sezione paranoie, appena posso continuerò lì!)
4) un prato assolato
due alberi
un'amaca
la vista sul mare...
5) Stare abbracciati per lunghissimi minuti, non dirsi se non qualche parola accennata, candidamente fuori tema, e poi via, di nuovo verso il vento, ognuno verso il suo vento.
Diventa paranoia se: si inizia a sperare che ciò si ripeta.
6) RICORDARE L'ESISTENZA DELL'ASPIRINA LA MATTINA DOPO UNA GROSSA SBRONZA
7) i 10 secondi dopo il primo bacio con un ragazzo
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Thursday, November 11, 2004 - ore 11:13
ARAFAT E' MORTO NELLA NOTTE A PARIGI
(categoria: " Pensieri ")
(AGI) - Parigi, 11 nov. -
Yasser
Arafat si e' spento nella notte in
Francia, nell'ospedale di Percy, nel
sobborgo di Clamart, dove era
ricoverato dal 29 ottobre.
Il presidente dell'Autorità
nazionale palestinese, che controlla i
Territori Occupati a Gaza e nella
Cisgiordania, nasce secondo le fonti
più accreditate al Cairo, in Egitto
(ma secondo altre fonti a Gerusalemme
o a Gaza) il 24 agosto 1929.
Trascorre la sua infanzia al Cairo e a
Gerusalemme, presso uno zio, dopo che
la madre morì quando lui aveva quattro
anni (il padre era invece un
commerciante di successo). Proprio a
Gerusalemme, in quegli anni sotto il
mandato britannico, ha i primi
contatti con il fenomeno
dell'immigrazione ebraica in Palestina
e con l'intensificarsi degli scontri
tra ebrei e arabi.
Studia ingegneria civile
all'università del Cairo dove, nel
1952, si unisce alla Fratellanza
musulmana e alla Lega degli studenti
palestinesi di cui diviene anche il
presidente. Consegue il diploma di
laurea nel 1956.
Nel frattempo, però, si impegna
attivamente nella causa palestinese
iniziando, appena diciassettenne, a
contrabbandare armi dall'Egitto verso
la Palestina, combattendo contro le
milizie ebraiche durante il conflitto
del 1948-1949 (guerra
dell'indipendenza) e partecipando, nel
1956, alla campagna di Suez
nell'esercito egiziano, di cui, in
precedenza, era stato nominato
ufficiale.
Si dice, a proposito del conflitto
scoppiato nel '48, che riuscì ad
entrare insieme a un gruppo di
compagni in Israele per sferrare un
attacco contro lo Stato ebraico. Lui
stesso, però, dichiarerà in seguito
che in realtà lui e i suoi compagni
vennero disarmati e rimandati indietro
da altri arabi, che non vedevano di
buon occhio l'intervento di truppe
irregolari palestinesi.
Ciò non impedì a quest'uomo che per
anni è stato solito girare
costantemente con una pistola al
fianco (usanza che, abbandonata negli
ultimi anni, è stata riadottata dal
leader palestinese nei giorni seguenti
lo scoppio dell' "Intifada di al-
Aqsa") di dare il proprio contributo
per la creazione dello Stato
palestinese.
Infatti, abbandona l'esercito e si
stabilisce nel Kuwait, dove inizia a
lavorare come ingegnere e dove
costituisce una propria compagnia
imprenditoriale (1956); qui, però,
insieme ad altri arabi palestinesi,
crea un movimento di lotta
antiisraeliano denominato Al-Fatah (1957) che sferrerà numerosi
attacchi terroristici contro Israele.
Questo gruppo verrà a confluire nel
1967 nell'Organizzazione per la
Liberazione della Palestina (Olp),
organismo fondato nel 1964 con lo
scopo di coordinare le forze di
guerriglia antiisraeliana e di cui
Arafat verrà nominato presidente nel
1969.
Nel 1970, durante il
cosiddetto "Settembre nero", è
costretto ad abbandonare, insieme ai
propri compagni, la Giordania, paese
in cui erano state stabilite le basi
dell'Olp, e a ritirarsi nel sud del
Libano.
Visto negli anni Sessanta dalla
comunità internazionale come un
semplice terrorista islamico, nel
decennio successivo inizia ad essere
considerato un politico senza nazione,
sebbene ancora troppo strettamente
legato alle attività terroristiche del
decennio precedente. Ad Arafat viene
concesso nel 1974 di tenere un
discorso all'Assemblea generale delle
Nazioni Unite, che con la risoluzione
3237, assegna all'Olp lo status di
osservatore.
Negli anni Ottanta Arafat ottiene un
maggior supporto da parte dei Paesi
occidentali. Ciò è dovuto sia a causa
delle infauste azioni di Israele
(invasione del Libano nel 1982 - che,
tra l'altro, determinò il
trasferimento delle basi dell'Olp da
Beirut a Tunisi - e massacro di Sabra
e Shatila) sia per merito di un
cambiamento della sua politica che
potrebbe ormai definirsi come "meno
azione e più dialogo". Il 15 novembre
1988, ad Algeri, proclama lo Stato di
Palestina, di cui verrà eletto
presidente l'anno seguente.
Fa compiere importanti passi avanti al
processo di pace affermando il
riconoscimento del diritto di Israele
ad esistere e rinunciando al
terrorismo davanti ad una conferenza
tenuta a Ginevra il 14 dicembre 1988.
Nel 1993, dopo gli incontri tenuti ad
Oslo con il primo ministro israeliano
Yitzhak Rabin, riconosce
formalmente in una lettera indirizzata
a quest'ultimo "il diritto dello Stato
di Israele ad esistere in pace e
sicurezza" e rinuncia "all'uso del
terrorismo e di altri atti di
violenza". Riceve, l'anno seguente,
insieme allo stesso Rabin e al
ministro degli Affari esteri
israeliano Shimon Peres, il
premio nobel per la Pace.
Il 20 gennaio 1996, con l'88 per cento
dei voti, viene eletto presidente
dell'Autorità nazionale palestinese.
Sigla, nell'ottobre 1998, insieme al
primo ministro israeliano Benjamin
Netanyahu, l'Accordo di Wye River
e il 4 settembre del 1999, insieme al
nuovo primo ministro israeliano
Ehud Barak, l'accordo di Sharm
el-Sheikh.
In seguito allo scoppio
dell' "Intifada di al-Aqsa", il 28
settembre 2000, si dice favorevole a
impegnarsi in trattative di pace con
il governo israeliano, ma tra il
dicembre 2000 e il gennaio 2001
risponde con un secco "no" al piano di
pace proposto dall'uscente presidente
statunitense Bill Clinton.
Di lui il leader del Likud Ariel
Sharon ha detto: "Arafat è un
bugiardo, un assassino, un nemico
implacabile di Israele, con lui non ci
metteremo mai d'accordo" (la
Repubblica - 23 gennaio 2001). Ha
anche osservato: "rispetto la tenacia
con la quale difende ciò che lui
considera gli interessi vitali dei
palestinesi", ma, ha aggiunto, "mi
rifiuto di stringergli la mano perché
in Medio Oriente quel gesto ha un
significato molto speciale. Il giorno
in cui i leader palestinesi
desisteranno da azioni terroristiche,
riconoscendo i diritti storici del
popolo ebraico nella loro terra,
allora il gesto avrà un significato
reale" (Corriere della Sera - 2
febbraio 2001). Sullo stesso argomento
il leader del Likud è tornato a poche
ore dalle elezioni israeliane del
primo ministro dichiarando: "In Medio
Oriente, stringere la mano ha un
significato particolare. Tra due
nemici, è meglio farlo alla fine che
all'inizio di un negoziato. Arafat ha
mandato i suoi killer ad uccidere
israeliani per lungo tempo. Ed è
ancora a capo di un'organizzazione che
uccide ebrei e commette violenze.
Quando non sarà più così, se e quando
tra i nostri popoli ci sarà una
pacifica coesistenza, allora gli
stringerò la mano" (la Repubblica - 5
febbraio 2001). Di lui ha invece detto
il leader laburista Ehud
Barak: "Così come non si scelgono
i propri genitori, non si scelgono i
propri vicini e i leader dei propri
vicini. Yasser Arafat non
rappresenta l'ideale di leader che
Israele vorrebbe avere accanto. Ma è
il leader riconosciuto dei
palestinesi. Ed è con lui che dobbiamo
provare a fare la pace. Non ci sono
alternative" (la Repubblica - 31
gennaio 2001).Ho sentito al
GR2 che il
premier australiano
John Howard è stato una voce fuori dal coro del
co’ se more, tuti boni,
criticando Arafat per aver rifiutato
un accordo che, anni fa, avrebbe
concesso ai palestinesi il 90% di ciò
che chiedevano. D’accordo o no,
apprezzo che si tenti di cogliere
aspetti diversi dell’operato di un
leader indiscutibilmente importante.
Pochi post fa parlavo del magma della
storia, che difficilmente viene
modificato dall’operato di un singolo,
per quanto incisivo. Forse
Arafat costituisce una delle
poche eccezioni.
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