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PARANOIE


1) Sicapunk con la maglietta di Neffa!
2) Sicapunk che ascolta i POOH

MERAVIGLIE


1) il gin lemon
2) atmosfera ovattata post-balla
3) poter stare in silenzio senza il bisogno di spiegarne il significato...
4) gli stranimali
5) la voce di eddie vedder ed i pearl jam
6) la mozzarella e i derivati del maiale (per gli amici pig)
7) "tears of the dragon" di bruce dickinson ascoltata di notte in cuffia al buio con la finestra appena aperta e una birretta in mano.. qualcuno ha da accendere?
8) lo stroh-rum di momo!!!!



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Thursday, November 11, 2004 - ore 14:08


11/11
(categoria: " Pensieri ")


Non riesco a provare pena o sentimento alcuno per Arafat. In base a nessun motivo politico, di coscienza, di umanità, di stocazzo. Semplicemente: oggi i media potrebbero dirmi qualsiasi cosa e non me ne fregherebbe un'emerita minchia. Non che poi il personaggio in questione ed i suoi compari, avversari, gregari, boari mi siano mai piaciuti. Speriamo che la situazione migliori, non ho né dubbi né certezze. Ho abbastanza da pensare a me ed al mio orticello.
Le giornate piovose possono essere rese ancora peggiori dall'accanirsi degli eventi, quei momenti in cui ti sembra che Bloch attraverso Murphy e le sue leggi sia davvero il nuovo Messia che ti dice quanto ti accadrà. E'strano che non ci sia buio mentre rifaccio 'quella' strada, percorsa chissà quante migliaia di volte in più di vent'anni. Inizio a vederne i particolari, separati da una griglia da programma di disegno simulata dalla pioggia, che mi scompone a quadrati ciò che mi sta intorno, come quando da piccolo ti insegnavano a copiare i disegni dividendoli in parti più piccole. Un terrazzo, una macchinaccia che odio parcheggiata, un campetto dove giocavo, la terra mai trasformata in marciapiede resa impraticabile dall'acqua, il capitello in lontananza. Ed i 'capitelli' nati dopo, ogni tot metri. La pioggia e la voglia di guardare rallenta il mio passo ma non abbastanza, in dieci minuti sono dove devo andare. Parto seduto in quel bus ancora vuoto con autista ed anziani che fanno chiacchere tra di loro, qualcuno non ha ancora imparato che non è necessario urlare al telefonino. Scrivere un messaggio mi viene naturale, controllo il biglietto, un'occhiata all'orologio e via. Nel breve tragitto che separa il Tre Pini dall'ingresso del laboratorio il mio ombrello si rovescia e rompe senza, credo, possibilità di salvezza futura. Me ne fotto, ma mi sto lavando. Per stupidità ho dimenticato che le Gazzelle sono scamosciate, ho i piedi immersi uno nel lago Maggiore e l'altro in quello d'Iseo. Manca solo Cristina Plevani, ma forse è nascosta nei miei calzini a giocare con il Tesmed. Entro in laboratorio. Ora, mi andrebbe bene un po'di scortesia, un po'di attesa, ma in un posto dove vanno persone con il conto a tanti zeri, oltre a chi si affida alla mutua come me, usare una macchina da radiografie prodotta dopo le guerre puniche sembrerebbe brutto? Ed è forse normale che il tecnico di laboratorio ti suggerisca - testuali parole - un "ricambio di spermatozoi dopo la bombardata di raggi di oggi"? Non credo che chiunque faccia i raggi alla schiena si debba sentire Fantozzi. Riparto, sigaretta. Piove meno, per fortuna. A bordo del bus ci sono due delle persone che avevano fatto il viaggio d'andata con me. Bologna, quindi, non è l'unica città dove alcuni hanno l'abbonamento ai mezzi per passare il tempo. Due chiacchere a casa e poi si vola a Vicenza con Corrado, destinazione GinleMust. Tante telefonate lungo la strada, tanti pensieri ancora in circolo, pronti non a sciogliersi ma a mescolarsi con pioggia e bicchieri da svuotare e fare riempire nuovamente. Tabaccheria, altro accendino per la collezione Smoking, bar in piazza, Cabernet, ciaccole, sigarette, pioggia sparita, canzoni per strada, macchina, osteria, polpette, spunci, arancini, vino, vino, vino, caffè, vino. A me il passito fa cagare, ma ieri sera ci stava bene. Casa vodkaleMust, sfottò, ciaccole, involtino primavera, secondo round, ben, dickinson e pornopilots nello stereo. Ciaccole, ridere, sigarette. Saluti e partenza sotto il diluvio. Torta andante. Yel e Max da Aggujaro, ma c'è lo spettacolino.. anche no. Pachuca.. ciao Corra.. e auguri Corra (crx) che odia il mio fegato quanto me e mi dispensa Havana 7 in quantità industriale. L'impianto è nuovo e batte i tasti giusti in stomaco, orecchie e.. cervello. O ciò che ne resta. Jack lemon, screwdriver, gin lemon. Ed arrivano la Yel, evento eccezionale, ed il Massimo. E torno non so perché cinque minuti a ballare, boh. Pizza da Bepi, pensieri, parole. E tante altre parole. 5:48, e allora zitti zitti, non riflettere, non discutere
ma sentire col cuore, buttarsi a capofitto e allora zitti, zitti, dritto verso il centro, non fuori ma dentro, non rumore ma silenzio
, diceva Bertallot quando ero giovane persino io.
buonanotte

QUELLO CHE NON C'E' - AFTERHOURS
Ho questa foto di pura gioia
E' di un bambino con la sua pistola
Che spara dritto davanti a se
A quello che non c'è
Ho perso il gusto, non ha sapore
Quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
Ma credo di camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Arriva l'alba o forse no
A volte ciò che sembra alba
Non è
Ma so che so camminare dritto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
Perciò io maledico il modo in cui sono fatto
Il mio modo di morire sano e salvo dove m'attacco
Il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia
Quello che non c'è
Curo le foglie, saranno forti
Se riesco ad ignorare che gli alberi son morti
Ma questo è camminare alto sull'acqua e
Su quello che non c'è
Ed ecco arriva l'alba so che è qui per me
Meraviglioso come a volte ciò che sembra non è
Fottendosi da se, fottendomi da me
Per quello che non c'è


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