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Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)


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1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore.
2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
3) L'allenamento quotidiano per riuscire, quando arriva il momento giusto, a sorridere alla morte. Pur sapendo che non ci riusciremo.
4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.

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1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo
3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
4) La dolce illusione di non avere rimpianti.
5) Arrivare all'altare con il sorriso sulle labbra...
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Wednesday, November 17, 2004 - ore 12:55


Galleria: Recensioni (dischi)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


N.B. Alcune immagini potrebbero risultare non visibili. Questo potrebbe accadere perchè la pagina web a cui fanno riferimento è scaduta o non più esistente. Difficilmente tali immagini
verranno rimpiazzate.

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Disco: "Led Zeppelin" Led Zeppelin

1969: nascono gli zeppelin, nasce l'hard rock. Affascinato dalle sonorità heavy blues del primo album dell'amico Jeff Beck, "Thruth", Jimmy Page, ecclettico session man e producer, decide di creare una band che si muova su coordinate simili, anche se poi verranno ulteriormente accentuate la pesantezza e la ricerca dell'improvvisazione. Attorno a sè raduna Robert Plant, cantante dalla voce stridula ma possente, John Bonham, autodidatta prodigio dal drummin poderoso, e John Paul Jones, affidabile e versatile professionista. L'esito è "Led Zeppelin", grande album composto in maggiornaza da cover blues (che Page in gran parte si autoaccredita) stravolte in chiave heavy e psichedelica. L'effetto comunque, è devastane. E' il primo vagito di un genere che, nei successivi trent'anni, farà nascere schiere di fan e gruppi. Un genere che si erge da subito, con le prime energiche note di "Communication breakdown", segno evidente che la storia della musica stava cambiando. E stava cambiando sotto un marchio molto potente: quello dell'hard rock e degli Zeppelin.

Voto: 7/8
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Disco: "Burn" Deep Purple

Abbandonato il gruppo dall'uomo dalle urla belluine Ian Gillan, e dal pilastro Roger Glover (al basso), i rimanenti Deep Purple (Blackmore, Lord, Paice) arruolano il leonino e caratteristico cantante David Coverdale e il virtuoso (non solo nel basso; anche come cantante è formidabile) Glenn Hughes, e si trovano in dovere di bissare i successi degli album precedenti con la nuova formazione. Il risultato è Burn, equivoco e potente album che mischia l'hard rock dei rimanenti Deep Purple con la strabordante vena funky di Hughes e il carattere di Coverdale. Cavallo di battaglia del disco è l'omonima "burn", che a tratti ricorda anche un po' troppo "Highway Star", ma che è veramente una canzone di puro e splendido hard rock, da alcuni ritenuta anche la migliore di sempre del gruppo inglese. Il resto dell'album si presenta in ambienti decisamente più funky, con le voci di Coverdale e Hughes a duellare, e non presenta alcun punto di cedimento. Decisamente lontano dall'energia esplosiva di lavori come "In Rock" o "Machine Heads", è questo comunque uno degli album più riusciti dei deep (anche da un punto di vista commerciale)

Voto: 7/8
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Disco: "La buona novella" di F. de Andrè

Difficile rendere a parole il significato di questo disco nella storia della musica italiana. DeAndrè irrompe nello scenario della musicale nostrano (che ancora parlava di "barche che vanno finche le si lascia andare") come un fulmine rivelatore che, per un secondo, squarcia la notte buia, rompendo le illusioni e mostrando, per un unico, terribile ed eppure fulgido attimo, quale sia la vera realtà. Con una poesia altissima deAndrè parla di emarginazione sociale, di sesso, di Dio, in una società che, per pudore, faceva ancora fatica a scoprire le caviglie. Fu tacciato per questo, e questo capolavoro per molto tempo girò sottobanco, come una verità troppo scottante per essere rivelata. Profeticamente, deAndrè aveva catturato, nelle sue canzoni, tutta la poesia e il lordume del mondo. Ma il mondo non voleva sentire apertamente. Agli occhi di oggi, non si può non rimanere stupiti da tanto genio precursore (un po' come vedere le "mademoiselle de Avignon" di Picasso). Andando oltre la muscia scarna e la registrazione certamente insufficente, pare di sentire un antico saggio, un testo pieno di verità, dimenticato non si sa per quale motivo nella polvere, ma pieno di luce e genio.

Voto: 8 e 1/2
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Disco: "Tarkus" Emerson, Lake & Palmer

Un esplosione di suoni colorati e di incredibile narrazione musicale. Un viaggio mistico e affascinante in un mondo preistorico, squassato dalll'energia e dalla competizione. Padronanza tecnica quasi inarrivabile unita ad un'espressività non comune. A mio modesto parere, i numerosi fans dei Dream Theatre non dovrebbero farsi sfuggire l'occasione di adorare gruppi come questo.

Voto: 8/9
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Disco: "What's the Story? Morning glory"

Il "capolavoro" della band dei fratelli Gallangher, massima espressione della new wave del brit pop, ha forse il vero merito di incarnare appieno lo spirito della gioventù marchiata anni novanta. In realtà, l'album gode di alcune buone trovate, alcune ottime canzoni, e di un "packaging" di tutto rispetto. Ma nonostante questo, nonostante i "Wonderwall" e i "Don't look back in Anger", nonostante i milioni di copie vendute, gli Oasis non si riescono davvero a togliere di dosso l'impressione di essere una band fragile, passeggera, destinata, nonostante tutto, a non lasciare il segno.

Voto: 7
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Disco:"Back in Black" Ac/Dc

Dopo la morte del carismatico cantante Bon Scott, sembrava che la strada degli ac/dc, gruppo hard/rock australiano che stava lasciando il segno nella storia del genere, fosse destinata a fermarsi. Invece, proprio quando nessuno se la aspettava, Angus Young e compagni mettono in sesto il colpo decisivo: probabilmente il loro album capolavoro. "Tornando in nero", e cioè vestiti a lutto per la morte di Bon, il gruppo sembra tutt'altro che arrendevole alla malinconia. Con l'aiuto di Brian Johnson, cantante dalla tecnica non sopraffina ma dal timbro inconfondibile, "Back in Black" è un lavoro solido e squadrato, fatto di buon hard rock essenziale e diretto, con ritmiche semplici (forse anche troppo) e che arriva direttamente al cuore; o meglio, alle mani e ai piedi, che non possono astenersi dal battere e scalciare. La title track d'apertura è tarscinante come non mai e assai incisiva. La successiva "Hells Bells" è un monumento lugubre e insieme scintillante di hard rock. Anche "Shoot to Thrill", "Shake a Leg", "Rock 'n Roll ain't noise pollutuion" e "You shook me all night long" vanno certamente menzionate.

Voto: 7 e 1/2
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Disco: "West Coast Collection", Creedence Clearwater Revival

Una collection ragionata e ben confezionata di un gruppo che ha segnato la storia del rock (anche se non proprio in profondità) con il suo stile particolarissimo, a mezza via tra il rock e il folk. Le tantissime canzoni gradevolissime miste a successoni ("proud mary","have you ever seen the rain?"...) fanno di questo album una bella panoramica su questo sempre trascinate gruppo e sulla voce graffiante del rimpianto Fogarty. Chicca finale... una versione estesa di "pagan baby" coinvolgentissima.

Voto:7 e 1/2
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Disco: "Parachutes" Coldplay

Disco d'esordio interessante per una band inglese che propone armonie pulite e funzionali, e un suond semplice ma allo stesso tempo ricercato. Difetta però di un vero fascino e di fantasia. Nel complesso, le canzoni sono tutte ben congeniate e confezionate, ma per tutto l'album aleggia un che di freddezza e meccanicismo, che fa perdere un po' di fascino alle canzoni. Ma, a ben vedere, forse è proprio questa"fredezza" ad costituire il marchio di fabbrica dei Coldplay che, se non altro, dimostrano di saper produrre della buona musica anche nel ben triste panorama musicale odierno.

Voto:7
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Disco: "How to Dismantle an Atomic Bomb" U2

Questo album stupisce soprattutto per la sua incredibile eterogeneità qualitativa. Incredibile come certe canzoni, eccellenti per composizione e produzione ("Miracle Drug","Sometime you can't make it on your own", "Original of the Species") si affianchino a canzoni scarne, mal interpretate, senza anima e che sembrano essere state buttate là tanto per riempire il cd ("Vertigo","All because of you","Crubs from your table" e "Yahweh"). Nel mezzo ci sono alcune buone canzoni che spaziano dal solito oramai trito sound U2 ("city of blindin light") a sperimentazioni blues buone ma francamente incomprensibili nella scaletta ("Love and peace or else"). I musicisti: al solito ottima la prestazione della sessione ritmica, soprattutto di Adam Clayton che (al basso) a volte riesce a fornire un po' di verve a canzoni che, altrimenti, non avrebbero gran che da dire ("Vertigo" in primis). Solido, concreto e affidabile Larry Mullen (batteria). The Edge (chitarra) dimostra ancora una volta di essere un migliore compositore di melodie che un musicista a tutti gli effetti. Bravo nella ricerca dei suoni, ma non riuscire a fornire nemmeno un piccolo passaggio di chitarra arpeggiata in tutto il cd è decisamente un limite. Bono: che tristezza. Una delle più belle voci del pop/rock degli ultimi trent'anni è definitivamente perduta. Persino nel potente lifting di produzione e di lavoro in studio si sente che la sua voce è stanca, forzata, quasi di gola. Un'interpetazione sempre sofferta, sempre in sforzo, alla ricerca della brillantezza e del tono vellutato d'un tempo. Pesa non poco, nel bilancio finale del disco.
Comunque un lavoro, tutto sommato, buono. Io lo comprerei solo per sentire quelle tre ottime canzoni di cui parlavo all'inizio. Per il resto, si può vivere lo stesso (e, per alcuni pezzi, meglio) senza.


Voto:6/7
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Disco: "Spectrum" di B.Cobham.

Billy Cobham, a detta di molti il più grande batterista della storia, confeziona questo bell'album, che va ascoltato non solo per sentire il suo stile inconfondibile, incredibilmente tecnico ed insieme espressivo, ma anche per ascoltare il chitarrista che lo affianca: Tommy Bolin. Bolin ha attraversato come un fulmine, a cavallo della sua chitarra, l'Olimpo della musica moderna. Scoperto quasi casualmente, il suo modo di suonare resterà per sempre unico, incredibilemte tecnico ma con una pulizia di tocco sorprendente, mai aggressivo, tanto che, anche negli assoli rock più cattivi, Bolin sembrava viaggiare sul velluto, come facesse jazz. Morto giovanissimo per overdose, lascia in questo disco un saggio incredibile della sua infinita e immatura classe.
Il disco, come melodie, non è efficaissimo. Sono piuttosto delle session in cui i musicisti (che, oltre e Cobham e bBlin, sono comunque dei dinosauri) danno saggio delle loro capacità. Comunque abbastanza gradevole all'ascolto, non lascia il segno. Ma solo per sentire Billy e Tommy insieme..."


Voto: 7 e 1/2
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Disco: "So Far So Good" B.Adams

Lavoro discreto e senza magniloquenza di un buon musicista pop, che non ha mai avuto aspirazioni da fenomeno nè vezzi da superstar. E' un greatest hits. Un paio di belle canzoni, alcuni buoni pezzi. Innegabilmente, l'artista candese durante la sua carriera ha saputo produrre dei bei pezzi, onesti, ben prodotti e non altezzosi. Di un pop genuino.

Voto: 6 e 1/2
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Disco: "No Need to Argue" Cranberries

Niente di trascendentale, ma delle belle canzoni, una bravissima cantante e uno stile particolare fanno dei Cranberries un gruppo simpatico da ascoltare. Il loro disco migliore.

Voto: 7
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Disco: "Aqualung" dei Jethro Tull

Capolavoro del rock prog raffinato, aqualung è una potente long-suite sul tema del rapporto uomo-dio, raccontato attraverso le vicende del barbone Aqualung (nome di aerosol. Chiamato così dal leader del gruppo Ian Anderson percheè, nella sua mente, il suo respiro doveva somigliare al rumore di tale aggeggio). Testi di un profondità da miglior cantautore. Canzoni capolavoro come "Aqualung" e "My God" unite a grandi memory-song come "Bureè" e "Locomotive breath". Musica tecicamente splendida e p iena di pathos. Il flauto traverso di Anderson è un qualcosa di irraggiungibile. Quasi capolavoro.

Voto: 9
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Disco:"In rock" Deep Purple.

L'hard rock è stato partorito dalla roccia e lì, per sempre, è rimasto scolpito, insieme alla formazione "presidenziale" dei migliori Deep Purple, sul granito del monte Rushmore: vero monumento alla vera musica libera. Un disco lacerante come una saetta e potente come un maglio sull'incudine, ma anche divertente eleggero come la parodia della copertina. La nascita di un genere. I primi sessanta secondi sono un vero capolavoro. E' "Speed King" che, come una madre grassa e altera, partorirà quel figlio che sarà l'hard rock. I suoi primi vagiti sono il pianto lacerante e confuso della chitarra di Blackmore che sembra, appunto, piangere per la prima volta, straziata da cotante mani. Poi, il pianto si ferma per un minuto di hammond di incantevole bellezza e tranquillità. Finito ciò, è il delirio e i fuochi d'artificio: il neonato hard rock può fare il suo ingresso in società.

Voto: 8 e 1/2
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Disco: "Long Live Rock 'n Roll" dei Rainbow

Dopo un disco come "Rising" era difficile per i rainbow riuscire a mantenersi sulla cresta dell'onda. E invece ci riescono, con un album meno epico e più rock, meno magnificente ma più graffiante, meno elaborato ma maledettamente accattivante. In effetti i segni del disco precedente si vedono ancora ("gates of babylon" è la sorella di "stargazer", "lady of the lake" di "run with the wolf" e "kill the king" di "A light in the balck") ma il disco vive di una personalità propria. Mezzo voto in meno di rising solo perchè è stato meno musicalmente innovativo e dirompente (e questo forse solo per il fatto di essere arrivato dopo)

Voto: 8
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Disco: "A Night at the Opera" Queen

Il disco più ambizioso e il più qualitativamente riuscito del gruppo londinese. Il titolo è preso da un film dei fratelli Markx. Il disco è pervaso da un rock chic, con tutta l'aria dell'europa bene del primo 900, quella in cui, la sera, invece che andare al cinema o a ballare, per divertirsi si andava a vedere l'opera. L'album contiene alcune buone canzoni, due/tre ottimi pezzi e una perla: quella (appunto) opera in miniatura che è Bohemian Rapsody, inno raffinato e struggente di un uomo ad un passo dalla morte in almeno quettro movimenti concentrati in soli 6 min. Solo per questa canzone l'album merita un voto in più.

Voto: 8
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Disco: "Up" dei R.E.M.

Forse uno dei dischi migliori della banda amricana, perchè ha il coraggio di cambiare rotta ma allo stesso tempo di rimanere attaccato allo stile della band. Buon uso dell'elettronica. Alcune ottime canzoni. Comunque difficile trovarne di brutte. Molto buoni i testi. Certo, forse manca di un po' di brio (la canzone più animata, "lotus", al massimo fa battere il piede), dando quindi un po' di freddezza. Ma, tutto sommato, un buon prodotto.

Voto: 7
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Disco: "Atom Hearth Mother" dei Pink Floyd

Forse il capolavoro sconosciuto dei Pink Floyd. La title track, una suite da 22min, è un vero monumento alla composizione polifonica, uno straordinario complesso di melodie che si rincorrono e si intrecciano in un miscuglio di sonorità che si contaminano fra loro fino all'esplosivo finale. Nel resto del disco si trovano dolcissime ballate come "If" e "Fat old Sun" e la splendida mini-suite di "Alan Psychedelic Brakefast".

Voto: 9
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Disco: "Made in Japan" dei Deep Purple

Per molti, la vera incarnazione del rock 'n roll. Cinque musicisti eccezionali in uno stato di forma incredibile e con un affiatamento senza precedenti che danno vita a un'irripetibile serie di concerti, immortalati in questo album che è di quanto più esplosivo e frentico si possa immaginare. "Child in time" è la summa di tutto ciò. Inizialmente concepito solo come un "ricordino" per i fans del sol levante, questo disco è forse l'album hard rock più venduto e imitato di tutti i tempi. Piccola nota: incredibile notare come il pubblico, seppure non conscesse una sola parola d'inglese, reagisca alle canzoni lasciandosi coinvolgere dal solo linguaggio della musica.

Voto: 9
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Disco: "Appetite for destruction" dei Guns 'n Roses.

Primo vagito dello street rock e canto del cigno di un certo tipo di rock settantiano, "appetite for destruction" non può non essere considerato, al di là dei gusti, un album di svolta. Primo e insuperato prodotto della band di L.A., presenta un rock viscerale, incazzato, libero, coinvolgente. Il vero genio Stradlin è circondato da ottimi musicisti (Duff & Slash) e da personaggi unici (Axl), per un sound innovativo, preso dalla strada, che ha tutta la violenza della vita comune del ghetto. Fin dalle prime note del disco sembra che la band avrà qualcosa da dire. E ne avrà: sarà un discorso brillante ma che non durerà a lungo (fine ingloriosa della band. Ma le varie "Sweet Child of mine", "Night train", "Paradise City", "Welcome to the Jungle" basteranno a far rendere l'idea.

Voto: 8
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Disco: "Post Orgasmic Chill" degli Skunk Anansie.

Gli Skunk Anansie sembrano uno dei pochi gruppi rock degli anni 90 che sembrano poter dire qualcosa di nuovo. Tecnicamente tutti ineccepibili (incredibile, a tratti, Skin), sfornano un buon album, carico di tensione elettrica, dai sound piuttosto innovativi e dalle variazioni compositive da non sottovalutare. Andando oltre la comunque ottima hit "Secretly", si scopre un lavoro accurato, dal fascino oscuro (Good things don't always come to you), dalla violenza sussurrata (Charlie Big Potato)e dall'indubbio talento. Peccato si siano sciolti.

Voto: 7
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Disco: "Led Zeppelin IV" dei Led Zeppelin

Disco miliare nella storia della musica, e non solo per meriti musicali. Oltre ad essere forse il primo vagito di un certo rock colto, questo disco rappresenta anche un importante innovazione commerciale e sociologica. Gli zeppelin, infatti, (assieme ai Pink Floyd) sono stati i primi a produrre album come questo: senza nome e senza segni riconoscitivi della band in copertina. Veri e propri suicidi commeriali che però non hanno impedito a questo disco di vendere milioni di copie negli ultimi 35 anni (musicisti asserviti al mercato di oggi: meditate, meditate). Dal punto di vista musicale poi, c'è poco da dire. otto brani, un capolavoro assoluto, tre ottime canzoni, quettro buoni pezzi. Poi, "Starway to heaven", per quello che è e quello che rappresentava e tuttora rappresenta, meriterebbe una recensione a parte.

Voto: 8/9
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Disco: "Ok Computer" dei Radiohead.

Forse l'unico disco veramente geniale degli anni '90 (popolarmente riconosciuto: s'intende). In un decennio dove ormai il coraggio musicale sembra essere morto e le vie della banalità commericale sempre più prosperose, ecco uscirsene questa geniale ed introversa band, che riesce finalmente a fare un uso saggio dell'elettronica (e non abusivo), senza dimenticare cosa sia in fondo la musica: una serie di accordi cha fanno una bella melodia. E qui, in questo album dal respiro unico e dal percorso continuo come i grandi album seventies, le belle melodie non mancano di certo.

Voto: 8 e 1/2
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Disco: "The Dark Side of the Moon" dei Pink Floyd

Bob Geldolf, vera eminenza grigia della musica moderna internazionale, ebbe adire di questo disco: "Se la perfezione ha un suono, "the Dark side of the moon" ne è l'eco". Non si tratta forse del migliore album in assoluto dei Pink Floyd, ma forse è il più epocale, il più perfetto. In realtà questo non è un album ma un'unica canzone; meglio, una suite di vari movimenti, che racconta il legame uomo/pazzia. Il suono è ciò di quanto più perfetto si possa immaginare, il sovrapporsi di rumori e melodie rasenta la genialità, la pregnanza del lavoro e la sua atmosfera è totale. Ascoltando questo disco si potrebbe avere l'impressione di guardare un perla perfetta: certo, forse è un po' fredda, ma non se ne può non rimanerne incantati.

Voto: 9 e 1/2
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Disco: "Pictures at an exhibition" degli Emerson, Lake & Palmer.

Vero capolavoro della musica moderna. In questo album i tre grandi musicisti inglesi, già comunque fautori di capolavori come "Tarkus" e fondatori, insieme ai Rush, del genere prog, rielaborano l'omonima opera di Mussorgsky, reinterpretandola e inserendone nuovi pezzi. Almeno tre motivi per comprare quest'album: 1) ascoltare tre musicisti tra i migliori nel loro campo nell'ultimo secolo, in un esibizione live (non un errore per più di un ora e tutto con musica assai difficile) mozzafiato. 2) Per apprezzare il genio di Keith Emerson; probabilmente il miglior tastierista della storia e primo (e forse unico) ad aver conciliato musica classica con moderna. 3)Per scoprire che la musica moderna e la classica, dopotutto, non sono due universi distaccati.

Voto: 9
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Disco: "Boston" dei Boston.

Album e band dallo straordinario successo negli USA ma non altrettanto seguiti nel vecchio continente, ai Boston si può forse attribuire il fatto di aver inventato il "Rock leggero", o, se si vuole, il "rock/pop". Lo fanno con questo albun, nella top ten dei più venduti di sempre e in cui si propone un rock cristallino, accativante, ma mai ripetitivo, senza disdegnare incursioni nel più classico rock'n roll e alcune allusioni al primo progressive. Album che non stufa mai, e che si fregia di otto ottime canzoni di cui la più famosa "More than a feeling" non è certo nettamente superiore alle altre, anzi. Ottimi musicisti, a cominciare soprattuto dal magnifico e misconosciuto cantante Brad Delp, capace di peripezie vocali in un timbro e una nitidità di tono stupefacenti.

Voto: 8
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Disco: "Rising" dei Rainbow.

Capolavoro dell'hard rock e primo imput all'heavy. Non spaventatevi: non è un album da mettalari sfatti. E' invece un grande hard rock di qualità suonato da cinque grandi musicisti (Ronnie James Dio e Ritchie Blackmore in primis). Il disco si apre con la potente ballata "Tarot Womas", per seguire con l'hard blues "Run with the Wolf". Seguono due canzoni di puro rock come "Starstruck" e "Do You Close Your Eyes?" che, seppure siano il momento più basso del disco, sono estremamente ben fatte e davvero meritevoli. Si chiude alla grande con la epica "Stargazer" e l'abbacinante finale speed "A light in the Black". Una pietra miliare.

Voto: 8 e 1/2



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Leonida, 23 anni
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