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Saturday, November 20, 2004 - ore 11:30
E visto che non ho nulla da fare...
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Vi ricordate la mia storiellina?
Beh, sparatevi il seguito...
Se non vi ricordate più l'inizio, è qui
LINKCapitolo 2La strada era quasi vuota e lei, persa nei suoi pensieri, non si accorse di una macchina che correva velocissima nel senso opposto. Dall’ inizio del suo viaggio non aveva mai ascoltato la radio o guardato la televisione, non sentendo così la notizia di un pazzo che aveva rubato un’auto ed ora stava scappando. Ci fu un botto tremendo. Nero. E lei non sentì più nulla.
L’avevano ricoverata in un piccolo ospedale lì vicino, era in coma. Ora tutto dipendeva da lei, solo con la sua forza sarebbe riuscita a risvegliarsi. I medici nel frattempo avevano chiamato i suoi genitori. Erano separati da otto anni, rintracciarli entrambi fu abbastanza difficile. Dai due capi opposti della città partirono subito per raggiungere la figlia. Per la prima volta quando si videro non litigarono, anzi davanti al letto bianco dove lei sembrava dormire, si abbracciarono. Ma non si svegliò, continuò imperterrita il suo sonno profondo, fuori dal mondo; forse non le dispiaceva per un po’ starsene per i fatti suoi, lontano da tutti, ma nonostante una parte di lei fosse felice di questa sensazione, un ‘altra non vedeva l’ora di svegliarsi e vivere.
Capitolo 3Si trovava nel cimitero ebraico di Praga, nevicava, le lapidi accatastate una sull’altra venivano lentamente ricoperte da una morbida coltre candida. Lei era lì, in mezzo a tutto quel bianco, seduta sulla neve con addosso solo un leggero abito estivo azzurro, ma non aveva freddo. Si alzò, con i piedi nudi che sprofondavano nella neve e si guardò intorno. In lontananza vedeva una sottile linea argentata che circondava tutto. Era sola, in quel luogo misterioso non c’era nessun altro a parte lei. Decise di andare a vedere da vicino la linea argentata. Si mise a camminare, continuò per un tempo che sembrava non passare mai, ma, ad un certo punto si trovò di fronte un cancello d’argento. Le sembrava di essere chiusa dentro un’ enorme gabbia. Era imprigionata in quella dimensione, all’apparenza soffice e protettiva ma in realtà soffocante e senza via di fuga. Poggiò le mani sul cancello e chiuse gli occhi. Il sentimento di felice tranquillità che provava prima sparì. Anche se solitamente preferiva starsene in disparte, in quel mondo bianco e vuoto si sentiva sola, estremamente sola. Si sedette con la schiena poggiata al cancello e cercò di rimanere calma. Mentre tentava di controllare il suo respiro si accorse che nel silenzio, lontano, si sentiva una strana, dolce melodia. Non avrebbe saputo dire di che strumento si trattasse, ma ascoltandolo riuscì a calmarsi un po’. Era come un coro di strumenti, uniti per produrre quella straordinaria misteriosa musica. Quella melodia era così calma e dolce che la fece addormentare, come una bambina, rannicchiata sotto la neve che continuava a caderle sopra.
Capitolo 4Mentre lei continuava il suo sonno profondo, nel letto bianco dell’ospedale, erano arrivati i suoi amici, avvertiti dell’incidente dai genitori. Nessuno sapeva bene cosa fare, e nella piccola stanza bianca c’era un clima teso. Tutti si fissavano in silenzio, l’unico suono presente era il ronzio di un macchinario pieno di bottoni sulla parete opposta della stanza.
La melodia si fece più forte, ora sembrava il suono di una chitarra, lei si svegliò. Nessuno poteva saper suonare in quel modo. Ma anche se ora i suoni si distinguevano, quella melodia non poteva essere prodotta da uno strumento solo. Lei si tirò su a sedere e vide un ragazzo, con una Fender rossa. Lui le sorrise e poi riprese a suonare. Sapeva che doveva trattarsi di un sogno, ma era tutto così reale. Anche se non sapeva perché, si mise a piangere. Il ragazzo allora smise di suonare e con voce dolce le disse:” Non sai per quanto ti ho aspettata…avevo paura che avessi deciso di non venire”. Lei non ci capiva più nulla, ma era troppo stanca per fare qualsiasi cosa, così continuò a piangere, in silenzio mentre lui ricominciava a suonare la sua chitarra.
Per la prima volta da quando si era ritrovata in quello strano mondo si mise a riflettere, doveva cercare di capire, di ricordare…Come ci era arrivata lì? Decise di prendere in mano la situazione, si schiarì la voce, preparandosi a chiedere spiegazioni al ragazzo con la chitarra, quando alzò lo sguardo però non riuscì a parlare, prima non ci aveva fatto caso perché era troppo sconvolta, ma quel ragazzo era veramente bello. Si poteva addirittura dire che, fisicamente era il suo uomo ideale. Le uscì solo un suono soffocato, una specie di grugnito e si sentì una stupida.
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