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1) Rendersi conto di essere soli... Di aver avuto accanto un Angelo... E di averlo ucciso... Di aver sbagliato e di non poter tornare indietro... Vivere sospesi tra l'indecisione e la paura... Ogni giorno ti svegli e lei nn c'è... e così per sempre... ti svegli, ma in realta dormirai per sempre senza lei accanto... Vivi la vita con una maschera per nn far vedere a chi ti stai accanto che in realta sei morto... Ti circondi di persone che nn ti conoscono perché loro nn possono vedere che hai perso la felicità... Un giorno era venuto un angelo per me e io l'ho ucciso... Nn ti scorderò mai Piccola...

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Sunday, November 21, 2004 - ore 18:09


Le gesta del giovane Cuchulain - Numero 1
(categoria: " Vita Quotidiana ")



In questo modo egli procedette fino a quando arrivò al prato a Emain Macha, e lì egli vide tre quinti dei figlî di re praticare l’hurling e apprendere le azioni militari. Egli si parò innanzi a loro, e quando la palla gli capitò vicino la prese tra i piedi e la battè in avanti nonostante loro gli si opponessero fino a mandarla vicina alla meta. Quando videro ciò che aveva fatto si sorpresero e si arrabbiarono furiosamente, e Follaman, figlio di re Conchubar, che era loro capo, gridò loro di accorrere e cacciare fuori lo straniero e fargli fare una brutta fine. "Non ha diritto", egli disse, "di venire nel bel mezzo del nostro gioco senza chiedere il permesso, e senza mettere la sua vita sotto la nostra protezione. E potere stare certi", disse, "che è il figlio di un qualche semplice guerriero, e non può proprio partecipare al nostro gioco". Con ciò, tutti sferrarono un attacco contro di lui, e iniziarono a lanciargli le loro mazze da hurling, e le loro palle e i giavellotti, ma egli le schivò tutte, e poi si avventò contro di loro, e cominciò a cacciarne a terra parecchî. Fergus usciva proprio allora dal palazzo, e appena si accorse di quello che stava combinando quel ragazzino, lo portò dentro dove Conchubar stava giocando a scacchi, e raccontò al re quello che era successo. "Non è un gioco corretto quello che stavi giocando", egli disse. "È stata colpa loro", rispose il ragazzo; "venivo come straniero, e non ho ricevuto un benvenuto degno di uno straniero". "Allora non sapevi", disse Conchubar, "che nessuno può giocare insieme al gruppo dei ragazzi di Emain senza prima avere il loro permesso e la loro protezione". "Non lo sapevo, ma avrei dovuto domandarlo", disse. "Quali sono il tuo nome e la tua famiglia?", disse Conchubar. "Mi chiamo Setanta, figlio di Sualtim e Dechtire", disse. Quando Conchubar sentì che era suo nipote gli diede un caloroso benvenuto e ordinò al gruppo di ragazzi di accettarlo nella loro compagnia. "Lo faremo", essi risposero. Ma quando essi uscirono a giocare, Setanta cominciò a farsi largo tra loro con la forza, e a buttarli a terra, tanto che essi non furono in grado di resistergli. "Cosa vuoi da loro, adesso?", disse Conchubar. "Giuro sugli dèi cui crede il mio popolo", disse il ragazzo, "che non alzerò più le mani su di loro dal momento in cui essi si porranno sotto la mia protezione, nello stesso modo in cui io mi sono posto sotto la loro". Allora tutti i ragazzi accettarono quella proposta; e Setanta rimase presso la casa del re a Emain Macha, e tutti i comandanti degli uomini dell’Ulster collaborarono nel farlo crescere.



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