(questo BLOG è stato visitato 8381 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Thursday, November 25, 2004 - ore 13:12
Sì, viaggiare…
(categoria: " Pensieri ")
Ho scoperto da poco la mia reale passione per lo spostamento…
Inteso non solo come “partire da un punto per giungere ad un altro punto” ma semplicemente come “partire da..”
Sul capitolo “viaggiare” magari mi soffermerò più avanti, perché anche andare in certi posti prefissati e poi tornare a casa (la mia definizione di viaggio), non può essere che trattato a parte.
In questo momento mi preme di parlare proprio del muoversi.
Per rendere meglio l’idea mi soffermerò su un concetto analogo: il guidare a cazzo!
Sì, proprio così… a me, e solo ad altre poche decine di migliaia di maschi (più qualche eccezione di migliaia di donne), piace prendere un motore, accenderlo, scaldarlo e partire. Dove andare e quando tornare, il più delle volte è una questione marginale.
Se poi questo discorso lo spostiamo ai bikers (della quale categoria io mi sento parte da quando avevo sette anni, credo, ma forse anche prima…) la faccenda diventa SUBLIME.
Perché allora muoversi diventa un rito. Movenze, operazioni, sono frutto di studio, di dedizione, e di sano masochismo.
Guidare è una categoria filosofica dell’esistenza dell’uomo contemporaneo.
Una persona dell’ottocento o del medioevo non avrebbe potuto capire. Ma per noi guidare è una parte essenziale della nostra esistenza: mio nonno prendeva la bici per andare a lavorare. A quello serviva quel mezzo. E poco altro.
Per me la moto non è solo uno strumento di spostamento. E’ passione.
Subire delle sventolate da urlo. Cuocersi il fondoschiena su un bicilindrico raffreddato ad aria. Prendersi una lavata fino all’elastico delle mutande. Scendere dalla sella e camminare per dieci minuti con le gambe ad U. Incazzarsi con la tv perché Capirossi non spreme a dovere la sua Desmosedici, credo si possa giustificare solo se non si è del tutto sani.
Ma posso andare anche oltre. Guidare per me è liberarmi dei pensieri. Godermi il paesaggio e lasciare che dentro tutto scorra. Sollevarmi da terra e galleggiare tra filari di alberi. Sentire il motore che riprende dai 1.500 giri e lasciarlo urlare fino ai 6.000. Fermarmi e chiedere “Scusi, ma come si chiama questo paese? Qual è la città più vicina?”. Decidere di non allontanarmi più di due pieni (cacchio, da quanto lo faccio più..).
E arrivo all’estremo: il concetto di spazio. E’ sentirsi parte di qualcosa di più grande. E’ vivere in una dimensione che sento davvero mia.
Sì, viaggiare…
LEGGI I COMMENTI (3)
PERMALINK