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I fiori del male

Manuale di floricultura. Come salvare i fiori malati.

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la gente della mia età andare via, ma non lungo strade che non portano mai a niente, è che si è semplicemente persa...

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1) doversi alzare da sotto il piumone alle 7 di mattina in pieno inverno
2) aver continuamente paura che ti cadano i capelli e chiedere continuamente agli altri come è messa la piazza...!
3) la para delle pare è quella para che appare e scompare ogni volta che ti pare...
4) Distruggersi la mente nel tentare di scovare quella cacchio di paranoia ke ti farà volare in cima alla classifica!!!

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...
2) incastrarsi tra le sfumature dei colori all'alba
3) LASCIARE KE IL PROPRIO CORPO SIA SFIORATO DALLE CALDE LABBRA DELLA DONNA DEI TUOI SOGNI!!!
4) addormentarsi guardando le stelle e la luna



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Saturday, September 06, 2003 - ore 16:43


Ho rubato due versi a Baudelaire...
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Mentre camminavamo, la notte scivolava sopra le nostre teste, indifferente
alla frenesia sincopata di una città fatta di noia e di nulla. Indifferente
a tutto, come la vita, che se ne frega altamente di noi. Non gliene frega
niente, alla vita; lei passa, passa e non ritorna più. Passano gli attimi
che avresti voluto fossero eterni, passano volti e sorrisi, passano lacrime, passano nomi. Passano tutti col rosso, fregandosene del codice della strada e dei tuoi sentimenti, passano e ti sorpassano e provaci tu a stargli dietro, se vuoi. Non ci riesci, non puoi.
Passa anche la bellezza. Vecchioni? Sì, "La bellezza" di Vecchioni, non di
una vecchia: quella è già passata da un pezzo. Passa la bellezza che non hai
mai avuto il coraggio di cogliere, tutta la bellezza, agile e nobile,
passano quelle parole che avresti voluto dire, ma che non sei riuscito a
pronunciare. Due parole o una sola: "ti amo"... "addio". Parole che poi
rimangono in loop nel cervello per anni, parole che ti tormentano e ti
tempestano di rimorsi e rimpianti, perchè non sei stato tempestivo.
Parole...
La parola di Dio, invece, sa sempre i tempi giusti.
<< Ciao Tommaso. >>
Era Tommaso. San Tommaso l'Apostolo. Sembrava un bambino, quel bambinone un
po' troppo paffuto che alle elementari tutti prendevano in giro con una
canzoncina deficiente, quel bambino un po' troppo curioso che doveva mettere
le mani ovunque. Mani nel costato e dita nella marmellata, mani un po'
troppo biricchine sotto le gonne delle compagne. Era un bonaccione, Tommaso,
uno troppo buono per ribellarsi alla cattiveria degli uomini: fece la fine
di un cane in autostrada. Morì colpito da una lancia.
<< Vado a trovare il mio gemello >> rispose Tommy. Io e Gesù ridemmo, perchè conoscevamo l'aramaico, a voi probabilmente questa battuta non dirà un cazzo. Vi lascio nel mistero, anche perchè, a sapere l'aramaico, non è che
la battuta ci guadagni. Anzi. Diciamo, allora, che la nostra fu una risata
di cortesia. Lo salutammo e proseguimmo per una strada lastricata di buone
intenzioni. A seguire le vie del Signore, che sono infinite, ci saremmo
persi. Preferimmo la strada dell'inferno, anche perchè la notte, in questa città, non ci sono alternative. Tutte le strade sono un inferno, piene di gente di malaffare e di tossici in cerca disperata di una dose, piena di
bastardi che si sentono i signori della notte, padreterni del quartiere, dei
falsi e bugiardi che ti vendono un paradiso artificiale di poche ore.
Esentasse e perciò non scaricabile nel sette e quaranta, ma solo in una vena
già troppo gonfia. Costo: venti euro ed una vita d'inferno.
Comunque, in un modo o nell'altro, attraversando i gironi infernali di una
città senza più fede nè anima arrivammo al pub. Gesù ordinò una birra.
Pensate alla Du demon, vero? Scontato, e poi l'avevo detto prima che a lui
piace la Corona. Fu io a prendere la Du demon. A volte mi piacciono le cose
scontate. Soprattutto nella settimana dei saldi. Ci sedemmo e lui, dopo la
birra, prese anche la parola.
<< Senti, Greg, ti ricordi quello che ti ho detto prima? >>
<< A proposito degli scherzi che facevate a Pietro? >>
<< No, no. Quello che ti ho detto all'inizio. Quando ci siamo incontrati. >>
<< Beh... più o meno... qualcosa del tipo: "cerca dentro di te"??!?>>
<< Esattamente, cerca dentro di te. Tu sai cosa stai cercando, tu sai chi
stai cercando...>>
Era inquietante, più inquietante di un'amore che sta finendo e non sai come
dirlo, che parole usare: la quiete che era accesa si è spenta, dev'esserci
stato un black out. Citando Ungaretti o Saba. No, mi sa che non funzionerebbe. Quando finisce un amore, c'è solo dolore. Nessuno spazio alle
parole. Meglio tacere.
<< E cosa sarebbe, cosa starei cercando... sentiamo...>> lo sfidai. Sfidare il figlio di Dio, un azzardo. L'ultima volta che qualcuno ha provato a sfidare il Padre è finito male. Una caduta rovinosa, dalle stelle alle
stalle. Dal canto degli angeli al sibilare di un serpente, volete mettere?
<< Tu stai cercando Lei. La bellezza fuggevole, il fuggevole chiarore dei
suoi occhi.>>
<< Touchè.>> Tacqui, non sapendo cosa dire. Ed era un amore che stava nascendo. Non avevo neppure io le idee ben chiare, forse perchè la sera che
la conobbi la mia mente era offuscata da una nebbia alcolica o forse perchè,
quando s'incontra la Bellezza, non ce ne rimane che un vago ricordo, un
sentimento indefinito di purezza, una nostalgia di luce. Ricordavo solo
quegli occhi chiari. Quei larghi occhi chiari.
Non ho mai saputo chi abbia detto che gli occhi sono lo specchio dell'anima.
Certamente non un dentista. Probabilmente è stato un ottico, perchè il dentista è poco oculato. Lui riesce a guardare solo in bocca e la bocca è
una cavità buia e umida, piena di germi e impurità. E' la caverna di Platone, dove le ombre e le voci sono ingannevoli. L'ottico, invece, ci aveva visto giusto. Gli occhi sono lo specchio dell'anima. Uno specchio a volte opaco e sporco, a volte splendido
splendente. Molto affascinante.
Ci sono occhi di tutti i tipi: occhi di falco e occhi di gatto, occhi da
triglia e occhi iniettati di sangue come quelli di un toro. Gli occhi
rivelano la parte nascosta dell'uomo, la sua parte animale e la sua anima
più profonda, mentre i denti rivelano solo la facciata. I denti sono
costruzione, ricostruzione e otturazione. I denti possono essere bianchi o gialli. Se cariati, neri. I denti non hanno sfumature, i denti hanno colori netti, ben definiti, sono il corrispondente fisico di quella perversione filosofica che è l'aut aut. I denti ti obbligano: o mastichi o sputi; o parli o stai zitto. Gli occhi, invece, ti concedono libertà, sono il regno della possibilità. Sono più ambigui e misteriosi: rivelano e poi subito nascondono, avanzano d'un passo e poi si ritraggono; hanno colori che sfumano l'uno nell'altro, colori che si riflettono, mutando alla luce del sole. I denti sono a stretto contatto con la materia, ruminano e masticano.
I denti si sporcano e perdono smalto. Gli occhi invece, sono puri, incontaminati, anche quando parlano di crimini osceni. Un battito di ciglia
sembra il battito d'ali d'una falena, un battito di luce e leggerezza.
Detto fuori dai denti, se non si era ancora capito, io preferisco gli occhi.
<< Stai cercando gli occhi d'un angelo... >> aggiunse << Occhi d'angelo e il corpo di una ninfa... >>
<< Sincretismo religioso? >> sorrisi, cercando di sviare il discorso.
<< Non temporeggiare, sai bene di chi sto parlando. >>
Forse aveva ragione. Stavo temporeggiando, io ho sempre amato temporeggiare, allungare a dismisura gli attimi fino a far diventare un minuto un'ora e un'ora un giorno. Chi ha tempo cerchi tempo, lo allunghi con dell'acqua, così non si ubriacherà subito. Io cercavo tempo, ma soprattuto cercavo di porre rimedio all'Assenza. Un mostro d'altri tempi, assenza ha assonanze con assenzio, assenza parla
d'altro, ma questo "altro" molto spesso è un qualcosa di sconosciuto, un
nome innominabile, una definizione che fa a pugni con se stessa, perchè non
può definire nulla se non un desiderio. Desiderio di felicità. E la felicità
è femmina. Quindi cercavo una donna. O forse no, cercavo semplicemente un
farmaco contro la noia. Avrei provato l'assenzio, ma era introvabile anche
lui, fuggito chissà dove con le sue fate verdi. L'assenza dell'assenzio.
Vedete, tutto torna. Quindi, secondo logica, avrei dovuto aspettare. Ma io
non ho mai seguito il filo logico e in logica matematica avevo due. Sempre
due. Due fisso in schedina. Non ho mai seguito il filo logico, non ho mai avuto bisogno di alcun filo, come quando a Creta mi ero perso ed ho cercato di uscire dal labirinto del minotauro senza fare il filo ad Arianna. Ci sono riuscito. Ci sarei riuscito anche questa volta.

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