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Thursday, December 02, 2004 - ore 18:53


sulla TIMIDEZZA (no go paroe...)
(categoria: " Riflessioni ")


ciao ragà...ieri sera credo d'aver conosciuto la ragazza più timida che abbia mai visto in tutta la mia esistenza.
Era veramente esasperante, non ho mai visto una cosa simile.
Sembrava, parlando, di minacciare un bebè col coltello alla gola o peggio di mettere un gattino di due mesi con le spalle al muro.

le cose sono due:
1. o ha brillantemente recitato una parte,fa finta...(era veramente esasperata comunque...)
2. oppure lo è sul serio e per ciò è una patologia, a questo punto, piuttosto grave...

quindi oggi,ho fatto una piccola ricerca psicologica su internet riguardo la timidezza e n'è emerso...

La timidezza
a cura della Dr.ssa Giuliana Proietti

La timidezza e l'inibizione sociale sono in genere da attribuire ad un blocco psicologico che si stabilisce in seguito a dei condizionamenti ambientali. Se, ad esempio, un bambino è ripetutamente sgridato per dei comportamenti che i suoi genitori o educatori considerano inadeguati, questi comportamenti tendono poi ad essere inibiti per il resto dell'esistenza. Per lo stesso motivo, aver ricevuto scarso amore, indifferenza o rifiuto da parte delle figure significative dell'infanzia può causare timidezza, insicurezza, paura di non piacere agli altri.
La persona non timida ha potuto invece sperimentare, sin dai primi momenti della sua vita, un caldo senso di protezione, sicurezza e stabilità e che su queste esperienze fondamentali ha potuto costruire la coscienza del proprio valore. Detto questo, diciamo subito che, anche in questo campo, il troppo storpia: vi sono persone, infatti, che hanno ricevuto affetto ed attenzioni in maniera eccessiva e che per questo sono diventate ugualmente timide. Risparmiare il giovane anche della più piccola prova, del più minuscolo ostacolo, rimuovere dalla sua strada anche il più minuscolo sassolino non è educativo in quanto può causare in seguito il crollo psicologico di questo figlio troppo amato, che non è riuscito a sviluppare delle difese personali e che, alla prima delusione, al primo errore, non potendo più rivolgersi ai 'grandi', cade, senza avere la forza morale per rialzarsi. Un classico esempio di questi 'falliti' sono i tossicodipendenti, gli alcoolisti, tutti coloro che subiscono, nel lavoro, in famiglia, nella vita in genere, senza mai ribellarsi. Praticamente si tratta di scelte autodistruttive, che solo in apparenza mirano alla sopravvivenza.
Quando inizia una persona a percepire questi sensi di inferiorità, di soggezione verso gli altri ? Secondo Adler, uno dei primi allievi di Freud, è normale che l'individuo, da bambino, cioè all'inizio della sua vita psicologica, si senta un po' goffo ed inadeguato alle varie situazioni che gli si presentano. Questo primordiale senso di inferiorità viene superato, secondo Adler, se si delineano almeno tre condizioni positive : il raggiungimento della maturazione psico-fisica ed affettiva, la conquista di un buon livello di autonomia ed infine la consapevolezza delle proprie possibilità. Queste tre condizioni in genere si presentano alla fine del periodo adolescenziale, ma sono molte le persone che avendo vissuto delle esperienze particolarmente negative non riescono a raggiungere mai un sano senso del proprio valore, per cui continuano a sentirsi insicuri ed inferiori agli altri per tutta la vita.
Il timido ha un'unica convinzione in cui crede fermamente : che qualsiasi cosa egli faccia, tutti gli occhi del mondo sono puntati su di lui e sono pronti a giudicarlo (male); il suo grande timore, la sua ossessione, diventa dunque quella di non essere in grado di fornire sempre delle prestazioni eccellenti, di fare brutta figura, di essere giudicato male. In realtà il suo vero limite è quello di giudicare i suoi comportamenti in modo ipercritico.
La vita di relazione del timido è di conseguenza molto povera, dal momento che qualsiasi situazione esterna che lo ponga al centro dell'attenzione viene accuratamente evitata, mentre al contrario in famiglia e negli altri ambienti protetti, dove si sente al sicuro, il timido può, per compensazione, attuare dei comportamenti autoritari e prepotenti, impoverendo così anche la qualità delle relazioni familiari.
Le reazioni del timido al suo disagio possono essere di due tipi: di sottomissione o di aggressività. Non a caso possiamo riconoscere un timido sia nella persona che arrossisce continuamente e che chiede sempre 'scusa', sia nel provocatore, nel tipo deliberatamente alternativo, nel simpaticone a tutti : in questo caso l'atteggiamento eroico o comunque carico di valori condivisi serve per reagire al proprio disagio e al proprio senso di inadeguatezza. E' ormai ampiamente risaputo che dietro il successo di molte persone dello spettacolo e della politica si nascondano dei timidi che hanno intrapreso e vinto una difficile battaglia con sé stessi.





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