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sabato 4 dicembre 2004 - ore 13:47


walking
(categoria: " Pensieri ")


Come cammina strana la gente. Stai mezz’ora seduta al duomo ad aspettare che passi l’autobus, cosa fai? Guardi, e dai un ordine alle cose.
Io lo faccio. Penso a dove dovrebbero spostarsi le macchine parcheggiate, gli autobus, le gelaterie, dove dovrebbe essere messa ogni cosa per essere in equilibrio con il mio complesso sistema mentale. Ogni cosa ha un suo ordine, se glielo sai dare. Parcheggiare le macchine non è un problema. Il difficile è alternare le macchine chiare a quelle scure, perché il fattore cromatico è importantissimo. E bisogna posteggiare le auto più grandi all’interno, e via a scalare progressivamente verso gli estremi della fila di parcheggi con le macchine più piccole. Poi ci sarebbe anche il fattore temporale: bisognerebbe farle arrivare in successione costante, di modo che una parcheggia e subito l’altra dietro. E quando una va via non mi resti il buco, che ne arrivi un’altra, se no è tutto da rifare.
Insomma facevo il mio ordine sulle cose, davo il mio ordine alle cose, e come logica conseguenza ho pensato di fare ordine sulle persone – sono quei giorni in cui sono talmente triste che mi sento un po’ più potente del solito come risarcimento.
E guardavo la gente camminare. Non c’è nulla di più semplice del camminare. Una cosa naturale, dite voi. Invece ci sono talmente tanti modi di camminare che c’è da impazzire.
Ci sono quelli che camminano di punta, cioè la parte che tocca terra più spesso è la punta, e in alcuni casi poggia solo la punta. Il passo è scattoso, vibrante, Sono quelli di fretta, pensi tu, ma non è vero. Perché ho visto un uomo che camminava di tacco ed era più veloce di tutti gli altri. Teneva su le ginocchia a novanta, e non sembrava infastidito da quella sua camminata scomposta. Io non ci riuscirei, ma lui aveva il suo modo di camminare, apprezzabile. Creatività alla fine. Poi ci sono i misti, punta tacco, punta tacco. Ci sono quelli coi piedi grandi e le gambe lunghe che fanno un metro con un passo, e quelli col piedino piccolo e fanno due passi per piastrella. E poi ci sono quelli lenti, quelli nervosi, quelli che guardano fieri avanti e quelli incurvati, quelli col bastone, quelli col cane, e camminano tutti in modo diverso.
Tu dici: camminano, che c’è di strano. Lo strano è proprio che una cosa così silenziosa, così normale abbia così tante sfumature, ci sono talmente tanti modi di camminare… non te ne rendi conto finché non ti piazzi con spirito di osservazione a fissare la gente, a costo di sembrare una pazza maniaca frustrata e ossessiva.
E ho fatto uno dei miei soliti viaggi, stavolta in un paese in cui tutti camminano in modo diverso e non si vergognano di saltare invece che camminare, fare il passo del giaguaro invece di camminare, strisciare invece di camminare, camminare all’indietro invece di camminare. Camminare a testa in giù è difficile, ma se ti abitui non ti va più il sangue al cervello perché impara a girare dall’altra parte. E c’era gente che non camminava, perché il suo camminare era fermo. E quelli che volavano, perché gli facevano male le gambe perché avevano già camminato un sacco tempo fa. Tutti che camminavano insieme. C’era chi camminava di lavoro. E chi camminava per campare, e chi scappava, e chi correva, e chi rincorreva.

Quando mi vengono queste idee non devo essere interrotta. Ho bisogno di riflettere, nessuno deve interferire con la mia fantasia. Non deve essere fermata se no scoppia dentro di me e fa danni.
E poi mi tocca scrivere.


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