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Cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire... (beh, speremo de no) (?)


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1) Trovare troppo merito nella virtù e troppa colpa nelle errore.
2) Entrare in letto e trovarci Aldo Busi e Solange.
3) L'allenamento quotidiano per riuscire, quando arriva il momento giusto, a sorridere alla morte. Pur sapendo che non ci riusciremo.
4) Convincere ogni giorno te stesso che vali di più di quanto non pensi.

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1) Svegliarsi una mattina di uno splendore che fa male. Andare alla finestra. Guardare la bellezza del Mondo. Andare a letto. Guardare la bellezza di chi ami. E scoprire che non c'è differenza.
2) Il vento in faccia in uno spazio apertissimo
3) spalancara le finestre della camera in una soleggiata mattina d'inverno e restare a godersi il calduccio sotto il piumone
4) La dolce illusione di non avere rimpianti.
5) Arrivare all'altare con il sorriso sulle labbra...
6) Straparlare abbracciati in colloqui notturni ubriachi di vino e stanchezza


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Friday, December 17, 2004 - ore 00:40


Le formiche (i mini-racconti)
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Saya e Sura pescatori di conchiglie

Saya e Sura erano due poveri fratelli cercatori di conchiglie. Vivevano in una piccola casa di canna, vicino ad una spiaggia tra le rocce. Fin da piccoli, il loro padre gli aveva insegnato come raccogliere le conchiglie sul fondo del grande mare, per poi rivenderle in città.
Entrambi erano ottimi cercatori, ma avevano caratteri diversi. Saya, il maggiore, era il più forte e il più autoritario; raccoglieva molte conchiglie, ma solo quelle più vicine alla superficie, perchè così risparmiava tempo e riusciva a prenderne di più e a guadagnare più soldi. Sura invece, il minore, adorava gettarsi nelle profondità nel mare e raccogliere solo le conchiglie più belle e lisce, che però richiedevano più fatica e tempo per essere raccolte. Prendeva meno conchiglie in questo modo, ma non gli importava, perchè non gli interessava prenderne molte, ma solo nuotare nel mare blu e cercare le conchiglie migliori.
Saya e Sura andavano d'accordo all'inizio, perchè le conchiglie che vendevano erano sufficienti a dar loro da mangiare e da vivere bene, ma col tempo le conchiglie cominciarono a scarseggiare, e i due fratelli cominciarono a stentare a vivere.
Accadde così che Saya cominciò a cambiare. Incominciò a dire a Sura che non lavorava abbastanza, che era per causa sua che pativano la fame, e che avrebbe fatto meglio a raccogliere più conchiglie sulla superficie, invece che perdere tempo a cercare quelle più belle sul fondo. Sura si dispiacque di quello che gli diceva il fratello, ma non rinunciò al piacere di nuotare nelle profondità blu del mare per cercare quelle le conchiglie che amava.
Qualche giorno dopo, i due fratelli seppero che sarebbe venuto un nuovo mercante di conchiglie in città. Saya pensò che quella era un'occasione che non dovevano perdere se volevano tornare a vivere bene. Così il giorno dopo disse a Sura che doveva prendere le conchiglie sulla superficie, perchè dovevano fare buon impressione sul nuovo mercante. Sura allora si buttò in mare, pensando a suo fratello e quello che gli aveva detto, ma quando fu tra le acque vide sul fondo alcune tra le più belle conchiglie che aveva mia visto, e non seppe resistere.
A fine giornata Saya tornò a casa con la rete piena di piccole conchiglie. Vide suo fratello, e si stupì nel vedere che non portava alcun carico sulle sue spalle. Quando Sura gli mostro il pugno di bellissime conchiglie che aveva raccolto con tanta fatica e amore, Saya si adirò moltissimo e disse che, se voleva rimanere con lui, avrebbe dovuto rinunciare a quelle conchiglie. Sura guardò suo fratello e guardò le conchiglie che aveva in mano. Pensò al caldo abbraccio del mare e lo scintillio delle conchiglie nelle sue profondità. Guardò la notte buia fuori, strinse le sue conchiglie e se ne andò per sempre da quella casa. Non era disposto a rinunciare alla sua felicità, anche se questo avrebbe voluto dire affronatre la notte buia.
Qualche giorno dopo Saya andò da solo al mercato e incontrò il mercante nuovo. Gli mostrò la rete di conchiglie che aveva raccolto, e il mercante le comprò, pagando una discreta somma. Saya era soddisfatto. Poi, mentre guardava il mercante andarsene, vide all'improviso suo fratello Sura. Era molto magro... pensò che probabilmente aveva passato tutto il tempo a raccogliere le sue stupide conchiglie e non era nemmeno riuscito a mangiare. Vide che Sura si avvicinava al mercante, e gli mostrava il piccolo sacchetto dove teneva le sue conchiglie. E vide che il mercante guardava le conchiglie con uno sguardo ammirato, e le comprò da Sura con tanto di quel denaro che avrebbe potuto smettere di lavorare per anni.
Saya si stupì tanto che andò a chiedere a suo fratello come fosse riuscito a vendere così poche conchiglie per così tanti soldi. Sura, per tutta risposta, disse che quando lui lo aveva cacciato di casa, aveva camminato a lungo nella notte, fino a che era inciampato e, cadendo a terra, le sue conchiglie si erano rotte. Allora prese una conchiglia dalla sua tasca e la schiacciò con un piede a terra, e ne usci una bellissima perla.


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Anello di Mare

Miguel aveva imparato a pescare dopo aver imparato a camminare, ma prima di parlare. Il mare gli aveva sempre dato quello che chiedeva. Lui andava con la sua barchetta in mezzo al mare, buttava la rete e guardava con amore le acque, aspettando il loro dono. Pensava solo al gusto salmastro delle rocce di riva, al rigurgito delle onde e al sussurro delle correnti sottomarine. Il mare gli era entrato nelle vene e nella testa, i suoi odori sembravano d'alga e le sue nocche di conchiglia. Lui amava il mare e il mare lo proteggeva e lo sfamava.
Ma la mente di un uomo non è eterna. Un giorno Miguel andò a pesca e, mentre gettava le reti, non pensò al mare: pensò ad una donna. Una donna che non aveva mai consciuto, ma che sapeva esistere per lui e solo per lui. Si trovò a pensarla disperatamente, in un desiderio angoscioso.
Dopo quel giorno andò in mare, ma non riuscì più a pescare nulla. E così accade anche nei giorni successivi. Dopo tre giorni di inedia, spinto dai morsi della fame, Miguel sognò. Sognò che gettava un anello in mare, e il mare tornava a dargli gran pesca.
Il giorno dopo, allora, Miguel comprò un anello con tutti i pochi soldi che aveva, andò al pontile e lo gettò in mare. Tornò a pescare abbondantemente, e si dimenticò della donna.
Anni dopo, Sarah camminava a piedi scalzi sulla spiaggia. Adorava passeggiare sulla bagnasciuga, e adorava il mare. Quel giorno, qualcosa gli si infilò tra le dita dei piedi. Lo raccolse e lo esaminò: era un anello di fidanzamento. All'interno c'era scritto "Miguel".
Spinta da un incomprensibile desiderio, Sarah fu tormentata dall'idea di conscere questo Miguel e di restituirgli l'anello di fidanzamento che aveva perduto. Sentiva che, senza di esso, Miguel soffriva terribilmente.
Lo cercò per molto tempo, e un giorno lo trovò. Gli indicarono la sua casa, una fatiscente capanna in riva al mare, ed entrò. Tagliato dalle lame di luce provenienti dalla scogliera, sul letto giaceva un uomo; malato, chiaramente sofferente.
Sarah lo guardò in volto e nei suoi occhi vide l'immensa solitudine della risacca e lo stridore dei gabbiani. Miguel vide quella donna entrare e nei suoi occhi trovò tutto il sapore della salsedine e il tormento delle onde.
Vide che gli porgeva un anello, e capì. Capì perchè era caduto malato. Il suo dono al mare era stato dato ad un'altra persona. Il suo amore non era più nel mare ma era in lei. Lei gli porse l'anello. Lui comprese che se lo avesse preso e buttato in mare, avrebbe avuta salva la vita e sarebbe guarito. Contrariamente, sarebbe morto.
Prese l'anello in mano.
Ma non era quello che voleva.
Guardò Sarah, e capì che era lei quella che aveva sognato quel giorno di tanti anni prima. Capì che era lei quello che voleva.
Le prese la mano e le infilò l'anello al dito.
E così prese il suo ultimo respiro di salsedine. Chiuse gli occhi e se ne andò.


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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
CHE FACCIO? Studente, aspirante giornalista, cantante
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