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Thursday, January 13, 2005 - ore 13:18
Sera in ospedale
(categoria: " Riflessioni ")
Ieri giornata assolutamente da dimenticare, o meglio da far riflettere. Sembrava una giornata qualunque, da passare con gli amici in discoteca a divertirsi. Ieri sera ero entusiasto, carico e pronto per andare al Pachuca. Sarei dovuto andare con qualche mio compagno di facoltà. Avevo sentito Rickyf al telefono e dopo avermi spiegato dove si trovasse casa sua, gli ho dato appuntamento per le 23.00! Non volevamo fare tardi per cui saremmo rincasati verso le 3.00 di mattina. Verso le 19.00 ero davanti al pc, scaricavo le e-mail. Sento una voce dalla cucina, è mia madre: Presto vieni, tuo padre ha un malore. Mi fiondo da lui: Cosa hai papà?? Lui: Mi manca il respiro ed ho perso il senso dell' equilibrio. Gli apro un pò la finestra per fargli prendere aria e attendo un paio di minuti per vedere se è un semplice dolore passeggiero. Niente da fare, lo porto al pronto soccorso. Lo metto in macchina e via verso l'ospedale. La nebbia era già calata, non ho aperto bocca lungo tutto il tragitto. Arrivati a destinazione mi dirigo verso l'accettazione, mio padre riferisce all' infermiera i disturbi provati, lo fanno entrare subito in area rossa e mi dicono che io devo aspettare in sala d'attesa: Già, aspettare...!!! Sembra facile non sapere nulla del proprio padre e intanto passano i minuti, le ore...Fisso i volti della gente che mi circonda, volti spentie stanchi, toccati dalla fatica di chi è lì ad attendere da ore. Una voce all' altoparlante: "Preghiamo alle persone in attesa di pazientare, ci sono quattro casi urgenti di cui due politraumi". Fantastico penso tra me e me, la nottata si preannuncia ancora lunga ed è meglio stare tranquilli. Comincio a chiamare gli amici e disdire tutti gli appuntamenti. Dico a Riccardo che non sarei riuscito ad andare comunque al Pachuca se avessi finito presto, non avrei nemmeno avuto la forza. Intanto passano le ore e vedo uscire mio padre dall' ambulatorio area rossa dopo 4 ore. Mi dice che non era nulla di grave, un leggero esaurimento nervoso dovuto a stress da lavoro. Sono più sereno,non che lo fossi stato prima, ma distrutto. Non c'è nemmeno una macchina del caffè e bisogna aspettare ancora per ricevere la ricevuta delle dimissioni. Quache signore comincia a litigare con le infermiere per gli insopportabili tempi che si protraggono all' infinito. Dopo un pò uno esclama: "Bisogna privatizzare tutto qua, è una vergogna", le solite frasi comuni di una collettivà insoddisfatta di tutto e di tutti. Finalmente dopo altri interminabili minuti giunge l'ora di ritornare a casa. Metto piede a casa alle 1.30! Ho una fame da paura ma la stanchezza mi trascina a letto.
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