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Saturday, January 15, 2005 - ore 18:32


Scappo di casa (Compleanniade Parte I )
(categoria: " Vita Quotidiana ")


A gentile domanda rispondo.
Ossia: perchè (cacchio) scribacchio questo Blob.
Forse perchè Killercoke non c'ha voglia di vedersi la casella di posta intasata (la sua è piccola, perchè non si può permettere di pagare affitti alti) dalle mie mail XXL (ma tanto poi viene a leggersi il Blob…ed in più con l' onere di connettersi! Boh!…).
O forse per far vedere agli altri che io ho il Tuono dentro di me (?????), che io brillo di più (?????????????), che io corro più forte, anche se soffro di extrasistole…
11 gennaio ’05, notte, interno. La Data Solenne inizia con un litigio via sms (“siamo molto scemi”) con Il Tizio, uno che sicuramente brucia di invidia per quello che io sono e lui non sarà mai, ed anche perchè non mi raggiungerà mai (tradotto per Killer Coke: “non gliela darò neppure nella prossima vita”).
Mattino. Per suggellare mio upgrade dalla versione 2.9 a quella aggiornata 3.0, ho disertato il master. Se si tiene conto di tutte le assenze fatte per motivi legali (tipo: assistere clienti drogati che non pagano) e di malattia, praticamente ho la borsa di studio in negativo e dovrò pure dargliene!
Ed io in questa allegra situazione di merda, martedì mattina, da sotto le coperte, ho ben pensato di bigiare ed andarmene a fare un giretto a Piddì per i pifferi miei. Anche (o soprattutto?) per non vedere i musi di quelle 14 indegne persone che “avevano tutte un impegno”(una ha detto che doveva vedere “Ballarò”…no comment!), ma che per la festa di un' altra masterizzata sono intervenuti quasi tutti.
Cerco all' ultimo minuto di coinvolgere la mia amica Sconsolata, notoria nullafacente (e cosa vuoi fare, con una laurea in giurisprudenza?..), ma invano, e così, non prima delle 11 e 30, accertatami che in casa non ci sia mia madre, mi scaravento on the road.
Ah, che bello. Che avventuroso. Mica tanto poi: è ora di sfatare il mito per cui la fuga clandestina, senza neppure il navigatore satellitare, sia sinonimo di audacia. Innanzitutto ci vogliono i soldi per la benza, che devono pure essere tanti se, come vorrebbe il copione, si evade a bordo di una vecchia auto pittoresca (io ce l' avrei pure, il 2 Cavalli, ma l'assicurazione è scaduta…), che beve like a fish e non è neppure catalizzata!
A meno che non vi dilettiate ancora con l' autostop. In questo caso, però, viene meno l' elemento rocambolesco, considerando che al giorno d'oggi è molto più incerto e rischioso pigliare l' autobus…
Ciò pensando, mi immergo in quella grassa scorreggia della nostra pianura chiamata “nebbia”, mentre Radio 80 (e facciamole pure pubblicità, che merita!) suona “Here comes the rain” degli Eurithmics, una canzone che ti stacca pezzetti di anima con la pinzetta da sopracciglia…..e poi dicono che il pop di quegli anni era frivolo e superficiale….
All' altezza di Nonsidice, attraverso la Linea del Sole (che non ha niente a che vedere con l' Autostrada del Sole) ed è subito giorno, luce, vita.
Arrivata a destino, mi accorgo che ho ricevuto almeno 8 chiamate e 10 sms. Ah, che bello non rispondere, rifiutare le telefonate. Via da tutto e da tutti, senza guinzagli, cordoni ombelicali, doppi nodi ed ogni altro scomodo filo (spinato, interdentale, del telefono). Che bello, vien quasi voglia di scrivere “Affanculo ‘Chi l' ha visto’” sui muri…Senza zavorra, senza meta….Ehi, no, aspettate la meta c'era!
Per prima cosa, passare a prendere Ivan, sobillatore della mia fuga.
Il negozio sta per chiudere, ovviamente, essendo le 12 e 30 passate, ma io indugio ugualmente tra gli spartiti, e non perdo occasione per sottolineare che “è il mio compleanno”. Ma loro hanno fretta di chiudere e neppure mi fanno gli auguri, brutti cattivi. Bah, cosa vuoi aspettarti da questi stitici di Padovani.
E così, Ivan, me lo sono portato appresso per tutto il giorno.
Dopodiché, abbandono definitivo di modem Alice Sat in un negozio 187, già ufficialmente chiuso e dove mi aprono solo perchè li imploro. Ma sì, che se ne vada al diavolo questa boiata pazzesca che mi è costata solo quattrini e tempo, senza neppure farmi assaporare le paradisiache delizie del download veloce! Non oso neanche ricordare alle commesse del 187 che è il mio compleanno, tanto truce è il loro sguardo.
Piazza Cavour, baciata dal Sole. Ti pareva che la sottoscritta non avesse dietro la macchinetta fotografica? Ma il Pedrocchi, che questi 4 occhi hanno visto e rivisto per anni ogni giorno, non è lo stesso l' 11 gennaio 2005. Piccola scenetta con un questuante di strada (pro-animali? pro-drogati? Pro-poveri? Pro-se stesso?), che dapprima mi avvicina, poi insiste, finchè io comincio a correre, con tanto di inseguimento con tanto di risate. Entro alla Ricordi, per vedere se mi regalano qualcosa. Niente.
Esco, il mendicante è ancora lì e mi dice “Ti ho vista!”; altre risate. Entro alla Rinascente, per vedere se mi regalano qualcosa, cacchio!
Niente. Eppure c'è una bella borsetta Rocco Barocco a soli 28 euri. No, non è che non l' ho accattata per avarizia…no…è solo che non si sa mai, che cosa potrebbero regalarti la sera del tuo compleanno…C'è pure un vestito blu, tutto ricoperto di perline e paillettes blu…bello, lo voglio! Fosse qui mia madre, schernirebbe questi miei gusti al limite del grottesco. Ma mammina, che ci posso fare se io sono cresciuta in ritardo rispetto agli altri??
Rifiuto 2-3 chiamate, per paura che sia quella bastarda della Pipia, che telefona da un telefono privato. Non voglio parlarle: ha deciso di restare il più possibile in Uk, accanto al suo Riciard Ghir della mutua, nonostante dovesse tornare tra pochi giorni in Italia? Ed allora non mi venga a straziare le ovaie con patetiche telefonate di auguri. Punto.
Maratona per tutti piani (tzè…vuoi mettere la Rinascente di Milano?…), esco. Sto ripetendo la scenetta col mendicante, quando, finalmente, arriva un giovane avvocato patavino. Preciso che l' incontro non è casuale: era una tele-conoscenza (per via tele-matica e tele-fonica), ed aveva sempre auspicato di vederci dal vivo (“vivo”?), e così ha accolto di buon grado la notizia della mia incursione.
Era carino, e dunque, a pranzo (il SUO pranzo! Io funziono a succo di ananas, lo sapete!), abbiamo parlato del solito chiodo fisso di noi legali, che inizia per “S”…Esatto, abbiamo parlato di società! Lui ha avuto le palle di aprire uno studio mignon (mignon?) da solo, con una collega; dice che mi assumerebbe più che volentieri nel team…se solo potesse permetterselo! Vabbè, mi segno l' offerta: prima di finire come il mendicante di cui sopra, ci farò un pensierino…
Ci congediamo, ed io mi infilo in una libreria di quelle “90% di sconto”, per assaporare la sublime gioia del “bambanamento” (no translation, please!).
Alla fine, però, i prezzi erano così infimi, che perfino una come me ha accattato qualche scemenza. Davanti a me, un vegliardo, che chiede ripetutamente al commesso “quando arrivano le signorine”. Poi gli chiede da quanto lavora lì, poi canticchia qualcosa; infine, se ne va, non senza essersi accertato di quando “arriveranno le signorine”. Mentre pago, il commesso comincia a ballare un pezzo reggae; io preciso “che è il mio compleanno”, e lui mi storna 15 centesimi; assumo un' espressione scandalizzata (tsè…), ma quello insiste. Si vede che non era padovano.
Intanto appare farisaico sms dei compagni del master: “Certo che però potevi anche venire: ti aspettavamo!”. Troppo tardi, cari sono già away! Resisto alla tentazione di rispondere, e mi avvio. Vado alla Basilica del Santo. Deserto. Mi fotografo sul piazzale. Dentro, 4 persone. Mi inginocchio nella prima cappella, vicino ad un uomo palesemente disperato. Poi vago qua e là. Finalmente, la tomba del Santo, con le sue decine di foto, ninnoli dorati, biglietti, fiori, ed un grappolo sparuto di devoti provati dal dolore. Tocco il marmo e gli chiedo semplicemente di far sì “che questa storia non finisca mai”. Davvero, sono le parole che mi sono venute in quel momento. Cerco delle candele, ma neppure l' ombra; mi rassegno ad una offerta al buio.
Esco, sole pallido, deserto freddo; cammino di buon passo, rifiuto chiamate.
5 minuti di tormento interiore davanti ad una vetrina di profumeria: hanno i rari “Creed”, essenze che mi hanno fatto molestare come un maniaco una cliente del nostro studio, finchè non è stata chiarita l' origine di quella sensazione olfattiva.
Ma alla fine reprimo ogni moto: non si sa mai cosa possono regalarmi stasera…
Ultima fermata, la merceria. Colpo di scena per il lettore (e come no? ‘na girandola di emozioni!…): in realtà, il vero scopo del mio viaggio era il reperimento di un paio di forcine per capelli argentate, introvabili nelle mie nebbiose lande (che te le metti a fare 2 forcine argentate, se in quella nube manco si vedono?). entro, e le prendo di strass argentati, ammorbando pure la signora con la solita storia che “oggi compio 18 anni…magari!” (ah, ah, che simpatia!). preciso che mia madre mi trova estremamente ridicola con le forcine tra i capelli permanentati; per mio padre sembra un travestimento di carnevale….
Torno al destriero. Ovviamente, prima di partire mi autoscatto un foto, poi pago, non senza indugiare in chiacchiere con il guardiano (però non gli ho detto che era il mio compleanno…).
Ignoro sms, leggo fumetti al semaforo, ballo e canto (quando sono ripartita, of course…), mentre il sole tramonta….Ma tanto non lo vedo più, da Nonsidice in poi…mi arrivano perfino 2 sms da 2 rispettive persone che non sento da parecchio tempo: cerco di invitarli (ovviamente, quando cerchi di scrivere un messaggio in macchina, il semaforo è sempre verde!) senza troppe formalità a condividere con me il pane ed il vino quella sera, ma ovviamente declinano.

Ritorno nella Palude Nebbiosa ore 17.
Giusto il tempo di un pranzo (dei miei…=una minestra in un'ora netta) e di subire le ire materne per 1- essere scappata così e 2-non aver mai risposto alle sue chiamate (ah, ecco chi era….), nonchè a quelle di tutti gli altri che mi avevano cercata (anche per lavoro, ben intesi!). E che cacchio! E se fossi andata a Milano, come era nei miei primitivi propositi? Un giretto del genere era il minimo sindacale! Ma lei mi fa il faccino (Oddio…pesa oltre un quintalino…) triste…”Sei la mia bambina..se ti fosse successo qualcosa…”. Prevedibile risposta : “Sai che figata: data di nascita quasi uguale a quella di morte!”. Ma, chissà perché, le mamme non apprezzano mai lo humor nero....

(........to be continued..........)


Scappo di casa

Venti giorni di fuga
e neanche un appello per radio evidentemente mia madre
non è neanche una buona padrona perfino per i cani smarriti
si fanno appelli per radio
ma io no,
non ho imparato a leccare bene la mano di chi mi dà da mangiare.
E la mia cara mamma
mi ha voluto grasso ed eunuco
"Non andare con le donne" diceva
"hanno il demonio nel ventre
io sarò la tua unica donna
come il serpente che si morde la coda l’ignoranza nel sesso
è la base per vivere felici"
Il dottore vicino di casa
ammassava quattrini
nel suo cappotto di cammello
non c’era posto per la mia adolescenza
"Il ragazzo deperisce" diceva
"saranno gli esami di Stato"
ma la mia mente volava ogni giorno sulle gambe della segretaria di scuola.
Venti giorni di fuga
e neanche un appello per radio
e in questo bar sotto casa
io mi bevo il mio cappuccino
liscio, liscio e il peccato marcisce nella mia cartella di foca
tra le calze le mutande le scarpe
e il dentifricio.
Quella rossa che continua a fissarmi abbracciata al suo uomo
sarà così che il diavolo
le cova nel ventre
quasi, quasi le domando se è vero,
non ci sarebbe niente di male
"tra persone civili" come diceva la mamma
"ci si intende sempre".
E allora perché quel suo grosso individuo mi chiama balordo?
Vuole spaccarmi la faccia
se non mi tolgo fuori dai piedi
e intanto il padrone del bar
vuole che paghi il mio cappuccino
mi coprirò con le braccia la testa come facevo da bambino....

Testi Ivan Graziani




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