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Padella, + anni spritzino di Paesello CHE FACCIO? scompaio e riappaio ad intermittenza Sono sistemato [ SONO OFFLINE ] [ PROFILONE ] [ SCRIVIMI ] STO LEGGENDO "Memorie di una burlona pentita" HO VISTO cose che voi umani non ve ne potrebbe fregare di meno STO ASCOLTANDO acufeni ABBIGLIAMENTO del GIORNO quello dell’anno scorso riciclato (che a sua volta era dell’anno precedente) ORA VORREI TANTO... volere STO STUDIANDO... il periodo OGGI IL MIO UMORE E'... resisto ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... ORA VORREI TANTO... PARANOIE Nessuna scelta effettuata MERAVIGLIE Nessuna scelta effettuata BLOG che SEGUO: BOOKMARKS Nessun link inserito: Invita l'utente a segnalare i suoi siti preferiti! UTENTI ONLINE: |
Sunday, January 16, 2005 - ore 23:42 Amici miei (Compleanniade parte 2) Ovviamente, ero in ritardissimo sulla tabella di marcia, che, peraltro, neppure esisteva. Dico: 30 anni di onorato ritardo. E non alludo a quello psicofisico, per parlare del quale ci sarà una puntata ad hoc, ma proprio alla mia eterna lotta con la quarta dimensione, e con le sue legali rappresentanti: la lancetta delle ore e quella dei minuti (i secondi manco so cosa siano…). Con certezza si può dire che io sia arrivata per prima solo quella volta, quando, prima di nascere, con un guizzo insperato (probabilmente gli altri spermatozoi avevano bevuto un po' troppo, e dunque è da lì che ho deciso che sarei stata astemia) sono volata da una signora chiedendole di essere mia madre. Ma da allora in poi (nascita compresa), è stata una storia di puntualissimi ritardi: qualsiasi festa, cena, lezione, esame, appuntamento dal dentista (o da un qualsivoglia altro camice bianco), udienza (e lì no problem, perchè tanto sono in ritardo anche tutti gli altri, per principio). Anche il giorno della laurea: i miei genitori e parenti ormai pensavano che non sarei più arrivata. Ed anche il giorno del trentesimo sono stata coerente (bella cosa, la coerenza). Il punto è che un motivo per ritardare c'è sempre. Stavolta, tra gli altri, c'era lo smalto. Vabbè, è vero, ho commesso un errore di valutazione: non avevo mai indossato lo smalto in vita mia (roba da donnicciole…), e forse sarebbe stato più opportuno allenarsi prima. Ma ormai era tardi (tanto per cambiare). La verniciaglia emanava un fetore raccapricciante (ah, ecco perchè costava solo un Euro…): per averne contezza, vi invito a mescolare dello sterco e del petrolio; il risultato dovrebbe avvicinarsi, più o meno, a quanto ho appiccicato sulle mie falangi quella sera. Poi, i preparativi. Delle cianfrusaglie, ovviamente (martello di gomma, dischi, etc..). Quando, finalmente, tra le esortazioni (chiamiamole così…) di mia madre, indosso lo straccetto nero che sarebbe stata la mia tenuta per tutta la sera, la mia stessa genitrice arriva allarmata ad interrompermi per ben 3 volte di fila, con il cellulare che “raspa” (tradotto dal mammesco: “vibra”). Tre defezioni di fila. La prima, quella mio ex-compagno di liceo che canta (toh, facciamogli un complimento!) in un complesso hip hop, il quale alle 20 35 mi ha scritto che non sarebbe venuto (la festa era fissata per le 20 e 30…). Mia risposta: “Vai a fare in culo. Grazie”. Scusi, Mr. Eminem dei poveri, ma tutti quei testi sulla fratellanza, l' amicizia, i sentimenti veri, la “vita autentica”? Poverino, deve essersi anche scandalizzato per la mia replica, se mi ha sgranato un “Ma dici sul serio???”….Forse avrei dovuto far precedere il testo del mio sms da un “Advisory: explicit lyrics”…E pensare che per andare a vedere (e, purtroppo, sentire) i suoi “concerti” (numero medio di spettatori: 5, ossia le rispettive fidanzate più 3 amici) avevo macinato km fino a posti sperduti… La seconda, dopo 2 minuti, la Zingara, ex-compagna di liceo, ora aspirante avvocata pure lei , notoria bidonara. Mi propone uno dei pretesti più odiosamente falsi di sempre: “Non ho la macchina”. Ho trattenuto gli insulti, proponendo di andare a prenderla “sempre che avesse voglia di venire”…. La terza, telefonica di una amica di infanzia, alla quale ho manifestato tutto il mio fastidio, mentre quella mi balbettava scuse di convenienza. A quel punto, ho capito che stavo sul cazzo al mondo intero. Cioè: già lo sapevo, ma ogni tanto mi distraggo e ricordarsene fa lo stesso effetto che spalmarsi sulle dita uno smalto alla petrolmerda. Mi sono rivista quando, durante l' adolescenza (quella anagrafica), mi è capitato di preparare feste cui poi si è presentata una sola persona, o anche nessuno! O quando, all' ospedale (dove non ero certo andata per farmi rifare le tette…) non si presentò un cane. Ho dichiarato a mia madre che non avrei neppure più voluto presentarmi alla festa. Davvero niente aveva più senso per me. I belong to loneliness, e non se ne esce. Avrei voluto vedere Gesù Cristo cosa avrebbe combinato, se nessuno l' avesse badato. Anzi, Lui aveva una bella combriccola di amici, con cui mangiarsi una cenetta senza tante pretese, alla buona... Mi capiscono solo i cantautori morti. E mentre io cadevo sempre più giù, gli unghioni (senza smalto) di quell' angelo custode di mia madre mi hanno afferrata prima che raggiungessi il fondo, e mi hanno intimato di andare alla festa, e di sbrigarmi, perchè c'era almeno una decina di persone che mi stava aspettando (“però prima vestiti, che con quello straccetto nero mi fai impressione…”.). Schivando le chiamate della Zingara, per non sentirmi dare la notizia che “non aveva voglia di venire”, sfido gennaio con un diaframma inconsistente, e faccio il mio ingresso trionfale nel locale. Ovvio, ho l' umore triturato, mentre la Nanetta comincia subito ad ordinare spritz…Ma arriva un sms disperato della Zingara, la quale DAVVERO avrebbe voluto venire, se qualcun fosse passata a prenderla (purchè non si trattasse del Camerata, ovvio!). Una in più, e vvai! Intanto arriva proprio il prode Camerata, assieme al mio ufficioso e gentiluomo pretendente, il Ciccioso. Il quale, tanto per iniziare, mi chiede se la mia digitale supporta le memory da 256 Mb. Risposta: “Sì". “Bene, è tua!”, esclama, mentre la schiaffa nel vano della mia Sony. Ecco, come bruciarsi 100 Euro (ad occhio) per una fanciulla. Poi, però, si incolla alla sedia, la quale, a sua volta, è incollata alla parete. Intanto, la gente mangia e beve. Io no. Io armeggio coi cd e, soprattutto, con il microfono, il quale non funzia, porca di quella malora. I tipi del locale si applicano con fervore, viene coinvolto pure un cliente, ma nulla. È chiaro che sto sul cazzo anche ai microfoni. Peraltro, la Cicciosa memory neo-infilata nella mia macchinetta ha intasato la psiche della stessa, e, dunque, a causa del tilt, non sono stati effettuati scatti di sorta. In compenso, la dolcissima (ma triste, per crisi con il moroso….crisi di cui il Camerata, ovviamente, approfittava avvoltoiescamente….) Figlia dell' Avvocato A. si riconfermava camerawoman ufficiale delle mie feste, ponendosi dietro la mia mitologica videocamera Luigi XV, in puro legno massello. Arriva altra gente, faccio portare i rinforzi cibari, e la signora del locale mi invita a sbrigarmi con le fauci, dato che ha notato il mio digiuno. Ma ho appena il tempo di voltarmi, che hanno già spazzolato tutto, sti bastardi… Ma io sono mica qui per magnà: mussssicccca!! Flo è palesemente imbriaga (le basta poco, ed io capisco subito, guardandola, quando raggiunge l' orgasmo etilico), mentre Camerata è palesemente esaltato dalla presenza della bella Zingara. Nasce, così, la versione più indimenticabile degli ultimi anni di “anima mia”, dei Praticanti di Campagna…anche senza microfono (anzi, forse era pure meglio)…Gli avventori del locale sgranano gli occhi, mentre un mostriciattolo con uno straccio nero addosso, va e viene da dietro il bancone, sbraitando e suonando di tutto. Vengono profanate “Vamos a la playa”, “Tropicana”, “Teorema”, “Vola” (di Lorella Cuccarini…eh eh…), “E poi” e quant’altro…sulla colonna del “Tempo delle mele”, provo a vedere chi fa un lento con me, ma non mi riesce di schiodare il Ciccioso dalla sua paralisi. Ed anche se il suo socio Camerata insisteva a ricordarmi che quella “ha 7 appartamenti e 4 macchine”, è chiaro: lui ed io siamo l' Elefante e la Farfalla…se solo non fosse che, in realtà, io sono una mosca… Arriva una torta: tutti entusiasti….finchè emerge che era quella di un altro ragazzo che faceva il genetliaco…eh, la mia doveva entrare con “I want it all” (anzi, “I WANT IT ALL!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!”) dei Queen, ed essere accompagnata da altre puttanate assortite. Diciamo che ho avuto un piccolo momento di sosta quando ho appreso che il Ciccioso ed il Camerata mi avevano regalato un gioiello da ……… Euri: qualcosa mi dice che non hanno pagato metà per ciascuno, e temo che il mio debito in natura con il mio rotondo spasimante stia diventando più tragico del debito pubblico italiano… Poi ho ricominciato ad offendere l' intelligenza in vario modo (per darvi un'idea: la padrona del locale non credeva che io fossi astemia…), finchè, all' una e mezza, i miei convitati hanno cominciato a portare via le chiappe. C'era chi aveva lavorato tutto il giorno, con la medesima prospettiva di lì a poche ore. C'era chi avrebbe nuotato nell' apnea nebbiosa per almeno un'ora. C'era chi avrebbe avuto un esame all' università la mattina dopo. C'erano persone che erano intervenute anche all' inaugurazione della mostra di mia madre, al mio compleanno dell' anno scorso, alla mia festa di laurea. Cacchio, brutta cretina, ma ti ci vuole tanto, per capire che fare una festa con 60 persone NON è l' unico modo autentico di celebrare una occasione importante come il 30° giro di boa? Che i veri amici sono pochi, ma buoni? E che il resto è solo zavorra? Mi sono tolta le ciabatte a forma di marmotta che mi avevano regalato, ho fatto le valigie, mi sono accorta che c'era freddo, ho pagato la festa e tutti gli spritz extra ordinati dalla Nanetta, ho salutato i padroni e gli avventori del locale (…….per un bel pezzo è meglio che non mi faccia più vedere, in paese….) e sono tornata a casa, con questa lezione in saccoccia. NON SI CRESCE MAI (Solo B. - Tony L.) Un amico è due birre al bar parlare poco, ma capirsi già come stai come vuoi che stia ora lei non è più storia mia. Un amico serve quando tu hai perduto al gioco e non giochi più quando sei nei guai. Un amico sai ti capisce al volo sa che hai perso lei e ti senti solo che i problemi sai son gli stessi e noi tanto non si cresce mai. Un amico sai è come la chitarra per i marinai che sognano la terra un po' come noi tanto non si cresce mai. Un amico è quattro birre al bar cuore un po' ubriaco di vita e libertà certo noi ne abbiam buttati via biglietti sai di questa lotteria. Un amico incosciente è mela con il baco, ma indifferente mai quando sei nei guai. Un amico sai ti capisce al volo ci litigherai, ma non ti lascia solo che i problemi sai son gli stessi e noi tanto non si cresce mai. Con un amico fai scuola e militare ti sconsiglierà sbagli sull'altare, ma sarà con te quando te ne pentirai. E si può stare un anno senza telefonarsi perché la vita ormai va presa a morsi, ma e bello perder tempo ridere e non pensare sennò gli amici che ci stanno a fare. Un amico sai ti capisce al volo sa che hai perso lei e ti senti solo e i problemi sai son gli stessi e noi tanto non si cresce mai. Un amico sai è come la chitarra per i marinai che sognano la terra un po' come noi tanto non si cresce mai. Ps: Killer, metti giù quel libro, che domani ti mando le foto!…. LEGGI I COMMENTI (1) PERMALINK |
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