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Thursday, January 20, 2005 - ore 13:33


IL DIGITALE TERRESTRE
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Il digitale terrestre
assist per Mediaset
di GIOVANNI VALENTINI

ADESSO sarà chiaro a tutti, finalmente, a che cosa serviva il digitale terrestre introdotto dalla legge Gasparri nella riforma della tv. A consentire a Mediaset di trasmettere in diretta le partite di serie A, spartendosi la torta con Telecom che controlla La7 e Alice.

A danneggiare i diretti concorrenti: da una parte, Sky che ha pagato cara l'esclusiva per i diritti televisivi criptati e ora minaccia di ridurre drasticamente i compensi alle società; dall'altra, la Rai che evidentemente non avrà più lo stesso interesse a ritrasmettere nel pomeriggio o in serata, da "Novantesimo minuto" alla "Domenica sportiva", immagini già viste e riviste. E infine, la favola del digitale terrestre serve a svuotare gli stadi per riempire magari i bar, le trattorie o i salotti familiari, a vantaggio dei grandi club come il Milan, la squadra del presidente del Consiglio, l'Inter e la Juventus; ma a danno di tutte le altre società, anche quelle di serie B e perfino quelle dilettanti che sarebbero ancor più soffocate dal "calcio business".

Altro che pluralismo dell'informazione e libera concorrenza. Qui siamo, più modestamente, alla proliferazione delle telecamere negli stadi: fino a 40 per gli incontri di cartello. Siamo alla concorrenza sleale, con i big match a prezzi stracciati; al depauperamento del servizio pubblico e al saccheggio di tutto lo sport nazionale. È un'ipoteca che minaccia di compromettere definitivamente i conti della maggior parte delle società; di svilire il campionato di calcio, aumentando la forbice tra le grandi squadre e quelle minori; e anche di danneggiare il Coni che sul prodotto calcio fonda in prevalenza le sue entrate.

L'aspetto più sconcertante della vicenda è che un governo della Repubblica ha presentato una legge, imponendola all'approvazione della sua maggioranza in Parlamento a colpi di voti di fiducia, per favorire l'azienda televisiva e la società calcistica che appartengono entrambe al presidente del Consiglio. E per di più, promuovendo la diffusione del digitale terrestre con incentivi pubblici per l'acquisto dei decoder, a carico dello Stato e quindi dei contribuenti, di ciascuno di noi. Tutto ciò con la complicità del presidente della Lega Calcio, Adriano Galliani, al contempo vicepresidente vicario e amministratore delegato del Milan, che in questa veste ha trattato direttamente con Mediaset insieme a Juventus e Inter, senza informare e coinvolgere le altre 39 società che fanno parte dell'associazione, tradendo con ciò i suoi doveri e le sue responsabilità istituzionali.

Da grande opportunità tecnologica, commerciale e culturale, il digitale terrestre rischia insomma di ridursi a uno "tsunami" per tutto il calcio italiano. Ma in questo caso la colpa è di chi ha gestito male l'affare, all'insegna degli interessi personali e aziendali, contro l'interesse di tutto il sistema, sportivo e televisivo. Siamo arrivati così al trionfo, all'apoteosi del conflitto di interessi: quello di Silvio Berlusconi e anche quello di Adriano Galliani. Forse, gli allarmi lanciati ripetutamente in passato risulteranno ora più comprensibili e legittimi, ma purtroppo i buoi sono già scappati dalla stalla.

All'origine c'è la sciagurata decisione di abbandonare la vendita collettiva dei diritti tv sulle partite di calcio, da parte della Lega e sotto il controllo della Federcalcio, per passare alla trattativa privata, individuale, in forza di una legge sollecitata a suo tempo da alcune società ma che adesso tutti vorrebbero revocare. In questo modo, si attenta al "campionato più bello del mondo". E soprattutto, si scatena il conflitto tra il "cartello" dei club più ricchi e la moltitudine di quelli più poveri.

Nessuno può ignorare, d'altra parte, che l'introduzione del digitale terrestre è ancora in una fase sperimentale. La sua diffusione non copre interamente il territorio nazionale ed esclude vaste aree del Sud. E comunque, prima di acquistare il decoder, è necessario verificare se il proprio impianto è in grado di ricevere il segnale ed eventualmente, in caso contrario, farlo modificare.

Tant'è che, contro il pericolo di un "incauto acquisto", sono scesi in campo anche l'Adiconsum e il Movimento difesa del cittadino, mettendo a disposizione addirittura un "pronto intervento" contro il digitale terrestre. Nel contratto di vendita delle schede pre-pagate, definito "vessatorio" dalle associazioni dei consumatori, Mediaset e La7 si riservano la possibilità di variare, modificare o addirittura sospendere il servizio senza alcun preavviso. Declinano poi ogni responsabilità per la mancata fruizione del servizio, se ciò deriva da guasti o motivi tecnici.

Non solo, dunque, l'avvento del digitale terrestre non difende per il momento né il pluralismo né la libera concorrenza, ma anzi rafforza la posizione dominante di Mediaset sul mercato televisivo e pubblicitario, alimentando la nascita di un nuovo duopolio con Telecom. Oltre a smentire le intenzioni della legge Gasparri, la "guerra del calcio in tv" contrasta anche con la legge sul conflitto di interessi che porta il nome dell'ex ministro Frattini: in base alle sue norme, infatti, il governo non può adottare provvedimenti che favoriscano gli interessi del presidente del Consiglio o delle sue aziende, a pena di incorrere nelle sanzioni dell'Antitrust dove i presidenti Casini e Pera hanno appena nominato però l'ex sindaco di Bologna, Giorgio Guazzaloca, e l'ispiratore della legge Gasparri, Antonio Pilati. Tanto vale, allora, dare retta al buon Galliani quando invoca una "eccezione" per restituire a Berlusconi la presidenza del Milan: qui s'impone un decreto-legge, un provvedimento d'emergenza, per cancellare una tale ingiustizia e reintegrare il Cavaliere in tutte le sue funzioni. Cioè in tutti i suoi interessi.


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