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HO VISTO

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E’ tempo di morire.




STO ASCOLTANDO

I silenzi che ho trovato,

Il respiro calmo di chi mi sta serenamente vicino...


ABBIGLIAMENTO del GIORNO

Pantacollant e infradito

ORA VORREI TANTO...

Ho già quello che vorrei tanto,
anzi no,
questo:



STO STUDIANDO...

come sopravvivere per almeno i prossimi 25 anni...

OGGI IL MIO UMORE E'...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







PARANOIE


Nessuna scelta effettuata

MERAVIGLIE


1) sentirsi dire, a freddo, da un Amica:
Per fortuna non ne esistono molti come te...
perchè altrimenti non ti si potrebbe apprezzare.

e commuoversi
2) Anche oggi aver aperto gli occhi per svegliarmi in questa giungla e con un gran sorriso aver dato inizio ad una nuova guerra ,
perchè quando il gioco si fa duro, i duri sorridono.....

3) fare l'amore con una persona speciale e sentire i brividi...poi avere la sua testa sulla tua pancia e accarezzargli i capelli!
4) ..quelle notti che sembrano non finire mai in compagnia dei due amici che contano di più, in cui la stanchezza non si fa sentire e allora per fermarti "qualcuno" si è inventato l'alba...
5) Perdere a DAMA ETILICA (vodke al posto delle pedine!)
6) La carbonara!





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Tuesday, January 25, 2005 - ore 21:18



(categoria: " Fotografia e arte.. ")


laboratorio artaud

centro di ricerca teatrale


in collaborazione con :

Assessorato alla Cultura

Comune di Padova


MEDEA

eadem mutata resurgo

liturgia per 14 spettatori


venerdì 28 gennaio 2005 ore 21.00 (1 funzione)

sabato 29 e domenica 30 gennaio 19.00 e 21.30 (2 funzioni)

Teatro alle Maddalene

via S. Giovanni da Verdara 4 - Padova


- prenotazione obbligatoria -




con Marilena Maiorani, Barbara Cesari, Anna Silvestrini

COSTUMI Fabiana Picello

MASCHERE Giorgio De Marchi

MUSICHE eseguite dal vivo da Nicola Macanovic



REGIA Alfredo de Venuto



Per la cultura occidentale Medea è la madre infanticida portata in scena da
Euripide nel 431: nell´immaginario collettivo si è imposto il personaggio di
una donna ripudiata e bandita, assalita da memorie dolorose, nel suo ultimo
giorno a Corinto.

Per noi Medea è la sua odissea, un´odissea che la conduce al crimine
estremo; uccidere i figli, equivale a rinnegarsi come madre di figli che
appartengono simbolicamente solo al padre; far risuonare la voce del
desiderio, degli affetti. Vive sulla scena il conflitto tra desiderio
erotico e affetto materno come una lacerazione consapevole e sofferta,
verbalizzata e ancor prima somatizzata nel suo volto e nel suo corpo, alla
fine risolta con l´infanticidio. Una dissociazione progressiva che corre e
matura sotto tutto l´intreccio e non si limita all´esito finale esplosivo ed
enfatico. Maga e straniera, contraddittoria e consapevole, combattuta e
responsabile, Medea si definisce soprattutto per disappartenenza e
autonomia, e il suo scandalo si lega alla sua devianza individuale. E´
espressione di un Io isolato che non appartiene a nessuna storia e sembra
appartenere alla nostra, contemporanea, per particolari affinità; muove in
noi dalle scene sulle quali torna, risorgo io stessa mutata, in tante
sfumature interpretative. A suggerire immagini più incisive ed efficaci dei
veti religiosi, destinati ad essere superati dalla scienza e dalle dinamiche
sociali, ad essere infine ritrattati dalle autorità a venire, come già
purtroppo avviene.

Una semplice metafora mostrata nelle raffigurazioni vascolari dove Medea
uccide i suoi figli presso un altare.

Un rito, sembra, forse celebrato nel tempio di Era Akraia, sul quale si basa
il mito corinzio di Medea: sette ragazzi e sette ragazze erano rinchiusi per
un anno nel santuario di Era, dove si mostravano le tombe dei figli di
Medea. Culmine e conclusione del loro periodo di servizio era un sacrificio
in occasione della festa di Akraia: il sacrificio di una capra nera. Si
trattava di un olocausto, un enaghìzein, legato ad una forma speciale, già
ricordata, di "commedia dell'innocenza": la stessa capra doveva
dissotterrare la spada, o coltello, con cui veniva uccisa. La spada era poi
nuovamente sotterrata fino all'anno seguente, secondo quanto si diceva. Una
volta all'anno lo strumento di distruzione emergeva dal buio della terra,
per poi restarvi sepolto e quasi dimenticato per il tempo rimanente. E'
evidente che la capra moriva in sostituzione dei ragazzi: dopo, essi erano
liberi dal loro impegno. Il mito narra che i figli dei Corinzi dovevano
compiere questo dovere per espiare l'uccisione dei figli di Medea, morti nel
recinto di Era Akraia ed ivi sepolti. E la strana spada, dissotterrata e
nuovamente sotterrata anno dopo anno sarebbe stata proprio quella con cui
Medea aveva ucciso i figli.

In che misura il rito, in rapporto al mito, può essere inteso come cerimonia
di iniziazione?



Informazioni e prenotazioni :

laboratorio artaud c.r.t. tel. 049/78.00.873 - 338/38.05.861 338/21.60.833
e-mail: l.artaud@tiscali.it



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