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Ho finito due settimane fa "la Democrazia" di Luciano Canfora. Per chi crede che la storia non sia solo un elenco progressivo di date e successi.

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Riesumato I mostri di Dino Risi. Per non dimenticare i costumi degli anni ’60 dell’Italia, che molti difetti attuali rendono vivi.

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ORA VORREI TANTO...

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Già dato. Del resto, non si impara mai abbastanza nella vita

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potrebbe essere meglio

ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) La mia paranoia?? semplicemente di non saper amare chi merita di esserlo e di non saper odiare chi ti ha fatto e ti fa ancora soffrire...
2) essere tradita dalla persona a cui piu\' tenevi,sentirti usata e poi derisa alle spalle...

MERAVIGLIE


1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...





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Friday, January 28, 2005 - ore 00:17



(categoria: " Vita Quotidiana ")



L’ultima volta che ho aggiornato il blog ho scritto della difficoltà di modificare i pregiudizi, con qualche metafora –spero- suggestiva. Ora, non sono qua a smentire quel che ho detto in precedenza o ad improvvisarmi grande santone scacciaproblemi.

Però ho voglia di ricordare un fatto, piccolo quanto volete, ma di quelli che danno sollievo e qualche assaggio di ottimismo.
Oggi è la giornata della memoria, sessant’anni esatti da che i Sovietici sono entrati ad Auschwitz, liberando migliaia di persone dall’oppressione disumana dei lager. Alla memoria della Shoah si ricollega anche quella della resistenza italiana dal nazifascismo. Io e altri ragazzi della mia associazione avevamo deciso da tempo di fare qualcosa a proposito, in modo che la commemorazione fosse davvero tale e non solo a parole. L’abbiamo concretizzata, invitando una persona protagonista di entrambi gli eventi. Si tratta di Franco Busetto, partigiano ma anche internato per otto mesi nel campo di Mauthausen.
Questi incontri vengono organizzati in funzione di un pubblico che partecipa; è chiaro però che ottenere questo pubblico non è automatico, specie se in certi posti non si fanno di frequente certi eventi.
Nessuna paura tra di noi: ci si divide i compiti, si disegnano e stampano volantini, si cerca di contattare la stampa locale per avere una minuscola ma comunque dignitosa copertura mediale.
Tutti questi passaggi procedono senza intoppi: resta l’ultima fase, quella del volantinaggio vero e proprio. Sveglia alle 6,30 per 4 giorni: fuori fa un freddo cane che chiamerei addirittura licantropo. Mi incontro con i ragazzi: ognuno si divide una zona della scuola o della piazza del mercato.
Io e un altro ci posizioniamo di fronte ad un istituto tecnico.
Non è facile all’inizio. Pur piazzandoci vicino alle entrate, c’è subito gente che ci evita esplicitamente, con una certa diffidenza. “Penseranno che siamo spacciatori” mormoro ironicamente al mio amico. Poi cerchiamo di essere noi più incisivi: andiamo incontro agli studenti, diamo loro in mano i fogli fatidici. Arrivano studenti a frotte. Cominciano a sorgere folle di interessati, che entrano nel cortile della loro scuola leggendo attentamente quello che gli porgiamo. C’è chi lo prende con l’aria tra lo spaesato e l’indifferente, altri che sogghignano con un sentore di superiorità, considerandoci forse poveri idioti che perdono il loro tempo in cambio di tanto freddo.
C’è qualcuno che continua a guardarci con ostilità. Uno in particolare mi dice sgarbatamente che non è interessato, quando ho ancora il foglio nella mano protesa verso di lui. Io gli rispondo, mantenendo la calma, che è difficile non essere attratti da una cosa quando questa non si conosce. Lui ripete la stessa cosa, ma dopo una leggera insistenza da parte mia lo prende accigliato.
Suona la campanella, si avvicinano ai cancelli gli ultimi ragazzi, poi io e il mio amico andiamo a ricongiungerci con gli altri. Loro mi dicono che è andato tutto bene, nonostante le imprecazioni di qualche commerciante stronzo.

Arriva la serata dell’incontro: fatichiamo per le luci, accompagniamo Busetto nella sala, sistemiamo gli ultimi preparativi. Pian piano entra gente. Non voglio fare congetture sulle presenze; temo troppo di illudermi. Dopo un po’ mi rendo conto che non ne ho bisogno: non faccio tempo di voltarmi due minuti a dare consigli per le riprese, che nugoli di interessati si riversano nella sala. Pienone totale, gente sulle gradinate. Raggiungo certi amici in prima fila, e vedo lui: il tipo “non interessato”. Anche lui si accorge di me; si volta immediatamente, cerca di non farmi vedere che ha accolto il mio invito. Probabilmente si sente parte del gruppo dei pragmatici, di quelli che quasi ci ridevano in faccia due giorni prima, che non si occupano di queste cose campate in aria –per loro- come aquiloni.
Il suo atteggiamento lo smentisce: allunga sempre il collo in direzione dei discorsi dell’ex partigiano, alterna disponibilità all’ascolto a meraviglia pura.
Vederlo aggiunge un sapore speciale a questo incontro, che per l’affluenza è una vera vittoria. Sono soddisfatto, più che soddisfatto. E che ci prendano pure in giro i pragmatici che lui cerca di imitare; questi avranno un’immagine di se stessi intrisa di senso pratico, ma alla fine è solo superbia senza idee. Il loro numero era indubbiamente maggiore di noi ragazzi dell’associazione (eravamo in sette!), ma alla fine chi ha delle convinzioni, che siano anche le più astratte di questa terra, e una certa volontà di vederle attuate supera chi è abbarbicato nella propria chiusura mentale e vaghezza e che dissimula con sicurezza e concretezza, pur essendo quest’ultimo in netta maggioranza.
Del resto in quest'ultimo caso, rientra il disocrso della diffidenza e dei pregiudizi verso la politica e il fatto che dei giovani possano agire in questo senso.


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