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giovedì 3 febbraio 2005 - ore 11:28


Basta
(categoria: " Vita Quotidiana ")


E' troppo tempo che non si organizza un partitone a calcio come iddio comanda. Anzi, un UNDICI, globalmente noto come "tedesca". Sarebbe ora, su.

Che poi, se giocavo da una parte si poteva tirare di piede in area, si poteva tirare da 30 metri senza prenderla al volo, si poteva colpire l'avversario quando si stava in porta, se giocavo dall'altra no.

Siccome giocavo sempre dall'altra, anzi sono cresciuto giocando sempre dall'altra, ogni domenica, per anni, sempre con la stessa compagnia qui a Peraga, sempre al campetto della parrocchia (con qualche eccezione, tipo il periodo in cui il campo dietro la piscina aveva l'erba spettacolare), le regole ufficiali nella mia testa saranno sempre e solo quelle. Non si tira da fuori, in area solo di testa, tacco o acrobazia, non ci si può colpire.

Sul fatto che non ci si potesse colpire non ero e non sono mai stato d'accordo. Penso sia una regola generata dal fatto che Matteo tirava troppo forte e un giorno deve aver ucciso qualcuno.

E un'altra cosa non mi è mai andata giù: avrei sempre voluto inserire il -4 per un gol con lo scorpione (la rovesciata di tacco resa famosa da Higuita, per intenderci) ma non me l'hanno mai concesso. Dannati conservatori!

In generale, l'Undici aveva un enorme vantaggio rispetto alla partita vera e propria: dava a tutti la possibilità di farsi valere, di rendersi utili. Stefano-Bistecca e il fratello Fabio erano due scarponi di livello assoluto, che in partita avevano la malsana abitudine di devastare di calci le caviglie avversarie. A Undici erano inoffensivi, e anzi finivano molto spesso in porta in seguito alle clamorose svirgolate che tiravano fuori dal cilindro. Bistecca però aveva una caratteristica che lo rendeva molto temibile: per qualche strano motivo, i suoi colpi di tacco erano secchi e precisi, e i -3 che generavano erano una minaccia da non sottovalutare.

Gli altri dello zoccolo duro (Matteo, Enrico, Alberto, Mauro...) erano concreti e si spartivano le vittorie. Io non vincevo mai. Per quanto mi consideri un discreto giocatore dotato di ottimi numeri soprattutto in zona gol, faticavo enormemente ad arrivare in fondo. Questo perchè ho sempre amato fare spettacolo, tentare i gol in rovesciata, improbabili torsioni alla ricerca della rete di un certo livello, tacchi assurdi, bordate da trenta metri senza logica alcuna. Finivo in porta, prendevo qualche gol e mi mettevo mestamente a sedere con la mia radiolina e Tuttoilcalcio (Sky che? Altri tempi...), mentre gli altri vivevano il loro momento di effimera gloria.
Però le rare volte in cui vincevo mi bullavo eccome, sia chiaro.

Bestia che voglia.


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