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Saturday, February 05, 2005 - ore 15:16
Seconda parte (per Zorro)
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Finalmente ho trovato il mio vestito da carnevale!

Avete presente il video degli AFI <i>Girls Not Grey</i> ecco, mi vestirò da lei!

Il cellulare di Daniela, quello era il suo nome, squillò dal tavolo della cucina.
Con la bocca piena di biscotti rispose, un po’ controvoglia, non aveva voglia di nessuno in quel momento. “Sei di nuovo nei casini, eh Dani?”
Quindi la notizia cominciava a girare, forse sarebbe dovuta scappare.
Rintracciare il suo appartamento non era poi così difficile.
Mentre parlava al telefono si guardò intorno, era piccolo ma ci teneva, era stata dura prenderlo.
I pochi mobili al suo interno erano sporchi e vecchi ma era il suo posto, la sua tana e non le andava l’idea di doversene andare così. Ma sapeva che doveva farlo, e allora va bene.
Andò in camera, buttò alla rinfusa qualche vestito nello zaino e prese un pacco di soldi che aveva nascosto sul fondo di un cassetto. Infine si caricò il basso sulla spalla libera e girò lo sguardo per le stanze un’ultima volta. Non c’era nient’altro che valesse la pena di prendere.
Uscendo il basso sbatté sulla porta e produsse un rumore sordo che la fece fermare un attimo. Sarebbe stata dura ora…Avrebbe dovuto passare la sua vita a scappare. Sarebbe stata abbastanza forte? Salì sulla sua moto (la sua sola fedele compagna) e partì con una sgommata.
Mentre correva per le campagne, sola in mezzo ai campi decise che aveva voglia di fumare.
Fermò la moto. Si sedette sotto un ulivo e cominciò a girarsi una canna. Mentre la fumava cercò di non pensare, di dimenticarsi di tutti i casini che c’erano e di convincersi che stava andando tutto bene. Ma sapeva che non era vero, non c’era nulla di semplice, come piaceva a lei, era tutto difficile e intricato, ora. Per fortuna il fumo fece un po’ d’effetto e i pensieri negativi nella sua testa si confusero e si offuscarono. Si appisolò sotto l’albero e si appallottolò nella giacca di pelle.
Ebbe un sonno agitato però. Sognò di essere ancora nel suo appartamento e che la madre fosse andata a trovarla per chiederle scusa, lei però nel sogno prendeva la pistola e le sparava.
La vedeva arretrare, sanguinante, in lacrime, per accasciarsi sul muro lasciando una scia di sangue.
Continuò a rigirarsi nell’erba ispida e gialla di campagna, passando da un sogno all’altro, da una paura all’altra. Nel cielo le nuvole scorrevano, quasi a segnare il passare del tempo.
E lei rimaneva lì, forse ancora bambina, ma senza più purezza e speranza.
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