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Sunday, February 06, 2005 - ore 23:45 Strage di stage Venerdì 28 gennaio. Alzataccia (nell' accezione che questo termine può assumere per chi si è coricato alle 2,30 della notte precedente) per l'ultima puntata del corso, con l' aggravante che si trattava di un recupero, se mi passate il vocabolo calcistico. E un calcio a qualcuno l' avrei dato volentieri, quando ho scoperto che la lezione era saltata, per improvvisa indisposizione del docente, e che ero andata lì per niente; anzi, non per niente, ma per dare ad un collega un dvd duplicato per lui (ecco perchè avevo fatto le 2e 30). Praticamente la lezione (di bontà) l' avevo data io; peccato che nessuno stia mai attento… Ma no, mi dico, quest' imprevisto è in realtà un segno del destino. Era una settimana che mia madre (quando non mi ripeteva frasi come “ma perchè diamine ti 6 illusa che finirai nell' ufficio legale della Barilla??”) mi faceva notare quanto male mi stessero i capelli (cioè: più male del solito). Dunque, prima del colloquio delle 14, avevo tutto il tempo di espiare la colpa. Così vado al centro commerciale, che nasconde il mio coiffeur, e in quella mattinata, vengo pure a scoprire (nel corso della solita impegnativa attività di emissione fonetica rigorosamente priva di ogni senso compiuto), che pure lui è stato metallaro. E come definire uno che ascoltava volontariamente i Motorhead ed i Manowar? D'accordo, la cosa non gli ha impedito di diventare parrucchiere, ma 5 minuti di stima li merita, per quel che mi riguarda. Poi, la vera operazione che mi aveva spinta fin là. La futura legale della Barilla si avvicina sicura, lo vede, si guarda intorno, lo toglie dalla confezione. Eccolo: il vestito da piratessa! E che diamine: mica si può ripetersi nella vita! Da Leoparda (per la precisione, la confezione recitava “Leoparda sexy”…) mi sono già paludata l' anno scorso: per la leggendaria festa sul barcone dei praticanti, di imminente celebrazione, la sottoscritta (digei ufficiale…il che la dice lunga sul livello delle predette feste…) deve stupire tutti con effetti speciali. Intasco il vestito e me ne vo . A casa, giusto per caricarmi in vista del colloquio, lo indosso e costringo pure mia madre (che ormai è rassegnata, sappiatelo) a scattarmi delle foto (vicino all' acquario, per dare l' idea di terrore dei mari…). Poi, il training autogeno per non friggere al colloquio: continuavo a ripetermi che di quel posto non mi importava nulla, che avevo altri progetti….anzi, avrebbero dovuto pregarmi, quei rompiballe, per avermi tra loro…avessi approfondito ancora un po', mi sarei presentata sputando loro in faccia. Vado sicura nel posto (la mattina, prima del coiffeur, ero andata in ricognizione, e la seduta dal parrucchiere non mi aveva tolto la memoria), sbagliando però l' interno. Arrivo con anticipo (brutto segno, c'è qualcosa che non va), poi arriva il titolare, e, con molta calma, mi assesta delle domandine alle quali io non ho trovato risposta in 30 anni. Tipo: cosa non le piace fare? Ho dribblato con un “visto che non mi piace farlo, neppure ci penso”. Forse più che un dribbling era un autogol. E quando la risposta l' avrei avuta, non sarebbe stato elegante spiattellarla (“Dove si vede tra 3 anni?” Logico, ciccio: nell' ufficio legale della Barilla!). Poi ha fatto irruzione un ibrido tendente al femminile, rudemente presentatasi. Alla fine, il mio compito sarebbe di dare una ventata di novità (possibile in meglio) a tutti i contratti delle ditte che il loro studio segue. Hai detto poco! Ah, chiaro che, alla fine del bimestre di stage, ci salutiamo con una stretta di mano (basta che non me la dia il donnone di cui sopra). “Vabbè, ci penso” ha risposto la legale della Barilla, che è ripartita a bordo del suo Testarotta. In realtà, stavo ancora aspettando risposta da parte dello Zio Politico, che, ormai da 2 mesi, mi aveva assicurato “una paraculata” presso un' azienda molto grossa e rinomata, guidata da un suo caro amico. Il punto, è che, guarda caso, mio Zio e questo tizio, a dispetto della loro cara amicizia, non si sono più incontrati proprio da quel momento. Ed intanto io aspettavo, i miei aspettavano, il centro che organizza lo stage aspettava (perchè glielo avevo detto io, anche se non ho usato il termine “paraculata”…). Mentre tutti si aspettava, quel venerdì sera, me ne sono andata alla cena con gli altri masterizzati. A dire il vero, ci sarebbe dovuto essere anche un docente, il quale, però, dopo aver dato l' adesione, mi ha telefonato un’ora prima, chiedendomi quando fosse questa cena…Siluratolo, dietro istruzione di un'altra corsista (non esplicitamente: ho solo caricato sul fatto che sarebbe stato l' unico docente, che il luogo era una discoteca…e quello ha dichiarato, fiaccato da un quadro così nefasto, che “aveva altri impegni, ma, per il futuro, non mancherà”), mi vesto, mi trucco, rispondo al cellulare (per dire che “sì, sto arrivando! E cosa saranno 20 minuti di ritardo!!”), mi perdo (finendo nel parcheggio di un'azienda che sarebbe stata interessante per lo stage…), e arrivo. Eravamo in 4 gatti (non dico di numero, ma quasi), il che ha reso comunque più comodo scattarci foto di gruppo e litigare tra noi, al di là del disappunto mostrato dai ristoratori per le 6-7 defezioni. Si è parlato, ovviamente, dei rispettivi colloqui, e lo scenario era così desolante, che io apparivo quella più fortunata…abbiamo sfiorato il suicidio collettivo. A fermarci è stata la circostanza che, ad un certo punto collocato dopo la mezzanotte, il locale si è convertito a discoteca, ed è affluito il gregge. Io ho fatto, come sempre, il mio dovere, inscenando la parodia di un ballo in discoteca, e dando sfogo ai miei istinti circensi. Mi sono meritata anche il bonus (in senso letterale): l' incontro con Marcantonio, il praticante più aitante (bella la rima) di tutto il foro locale, che, infatti, ha lasciato le mie colleghe di master esterrefatte. Peraltro, è un tipo molto affabile, e non si fa pregare per fare 4 chiacchiere (e pure 4 salti: alle feste sul barcone non manca mai il nostro ballo assieme!): non capisco perchè il Camerata, quando gli chiesi il numero di cellulare del ragazzo in questione, allo scopo di invitarlo al mio compleanno, rifiutò, sostenendo che “si crede un Dio in terra”…. Mi congedo da tutto e da tutti, e torno a casa. Mo’ sì che inizia la notte: 3 ore sul computer, a cesellare le foto digitali, scaricare canzoni assurde e a visitare siti scemi (non sto neanche più a specificare “di wrestling”, perchè ormai mi conoscete..), contemporaneamente trasferendo etti di crackers dentro di me. In fondo, se dove c'è Barilla c'è casa, dove c'è casa c'è Barilla, no? Alla faccia del dentista, fissato per le 10 del giorno dopo. LEGGI I COMMENTI (8) PERMALINK |
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