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1) Sentire che per qualcuno tu conti davvero
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sabato 12 febbraio 2005 - ore 00:35


Piccola lunga storia ingenua
(categoria: " Fotografia e arte.. ")


C'era una volta, in un regno lontano lontano, un villaggio abitato da qualche decina di persone.Tra queste si distingueva il figlio del mugnaio, Peter, che era un bambino di circa 10 anni .Il suo migliore amico era il discepolo del saggioe si chiamava Sgarro.La loro era un'amicizia talmente forte che avrebbero rischiato la vita l'uno per l'altro.La loro giovinezza trascorse velocemente, infatti per loro non c'erano altro che giornate spensierate e pomeriggi di gioco.
Il villaggio si adagiava a sud di una verde collina, la cui sommità era coperta da un folto bosco:questo man mano si diradava per dare spazio ai campi coltivati che circondavano il villaggio.Un piccolo ruscello passava ad est della collina e lambiva il villaggio con le sue fresche acque turchine.Tutto sembrava procedere nel migliore dei modi, ed in effetti era così.Un bel... ehm, no, un brutto di giorno, però, il giovane discepolo Sgarro, che ormai aveva 15 anni, dovette seguire il suo saggio maestro per arrivare ad un livello superiore di conoscenza.Anche se la sua volontà lo spingeva in un'altra direzione, fu costretto a partire, ma non riuscì a dirlo al suo amico, il quale si trovò da un giorno all'altro inspiegabilmente solo.Per giorni e giorni pensò e si torturò mentalmente cercando di capire perchè il suo amico l'avesse abbandonato.Contemporaneamente cresceva la rabbia e il rancore e diventava sempre più diffidente nei confronti delle altre persone.Col passare dei giorni si chiuse sempre più in sè stesso, mangiava poco e dormiva sempre meno.Il padre(poichè la madre era morta da tempo)non sapeva più che fare e chiese aiuto a chiunque, dalla 'musa deo strasaro' al prete della chiesetta del paese, ma nulla, niente riusciva ad invertire questa tendenza che lentamente sembrava portare il suo figliolo alla tomba.Passarono mesi e lui dimagriva sempre più, le sue sembianze si trasformavano e lentamente assunse comportamenti animaleschi.C'era chi giurava che fosse posseduto, ma il prete asseriva che non c'era bisogno di esorcismi.Il giorno del suo ventesimo compleanno, infine, scomparve, lasciando il povero padre da solo e senza un saluto.A questo punto la cosa potrebbe ripetersi ma per brevità faremo morire il padre di crepacuore, in modo da prestare attenzione ad avvenimenti più importanti.

Molti anni passarono da quel giorno e la gente piano piano si dimentico di ciò che era accaduto al mugnaio e al suo povero figlio.Le acque del riuscello continuavano a scorrere placide come se nulla fosse accaduto, lavando via i brutti ricordi degli abitanti del villaggio.Il nuovo mugnaio, poi, aveva anch'egli un figlio, di nome Bricius.Questo ragazzo era talmente pigro che il padre, non sapendo più che fare per smuoverlo, decise di lasciarlo poltrire sul tavolo della cucina, in modo che quest'ultimo non potesse venire ricoperto dalla polvere.Nel frattempo erano sopraggiunti anche altri numerosi nuovi abitanti al paesello, tra cui il signor Tonino, di professione calzolaio.
Era sempre ottimista e col sorriso sulle labbra.Una notte gli entrarono in casa i ladri e venne derubato di tutto il contante presente.L'indomani, scoperto il furto e sporta denuncia, tornò a passeggiare felice per le strade del paesello, come se nulla fosse accaduto.Disse poi che aveva sporto denuncia non perchè gli venisse restituita la refurtiva ma affinchè i furfanti potessero essere rimessi sulla retta via.In realtà il signor Tonino non era un uomo di chiesa, anzi di religione ne capiva ben poco, ma diceva che a lui bastava avere i suoi tre pasti quotidiani, una buona bottiglia di vino di riserva e un comodo letto sui cui riposare la notte, del resto non gli importava.Un altro personaggio degno di nota era il figlio del panettiere, un ragazzotto ben piazzato sui venticinque anni, il quale tutto il giorno non faceva altro che saltellare a destra e a manca per il villaggio, a volte brandendo un bastoncino, altre volte un mattarello, ma sempre incitando i compagni d'arme all'attacco e infondendo nei cuori del suo esercito personale un tale coraggio da poter sconfiggere draghi neri, streghe dei boschi o cavalieri dell'Apocalisse, se non addirittura Satana in persona.Naturalmente non uno degli abitanti del villaggio lo prendeva sul serio e questa, per il povero panettiere, era una pesante croce.
In questa atmosfera di pace e tranquillità le vite degli abitanti del paesello trascorrevano tra il lavoro e le serate in compagnia degli amici a bere o della propria famiglia.Nessuno, però, si accorgeva di quello che stava avvenendo verso est: al di la dei monti ormai il sole non riusciva da tempo a trafiggere le scure nubi coi suoi raggi e spesso la terra tremava, anche se non così forte da scuotere la calma sulla riva del ruscello, il quale continuava placido a fluire sul suo letto.Le sue acque, però, non erano più limpide come una volta e l'unico che se ne accorse fu il figlio del nuovo mugnaio che spesso passava le giornate seduto addosso al tronco di un melo lì vicino.La sua pigrizia, però, gli impediva di alzarsi per andarlo a riferire ad altri e quando giungeva l'ora di tornare a casa ormai se l'era dimenticato.
Ah, Bricius maledetto, la tua pigrizia fatale è costata la vita di molti innocenti!
Col passare dei giorni avvennero strani fenomeni:sparizione di bestiame, avvistamenti di una creatura deforme di notte tra i campi, orrende grida e tracce di zampe enormi attorno al villagio.Si decise di chiedere l'aiuto del re.Fu scelto, come ambasciatore del villaggio, il becchino, un po' per scaramanzia e un po' per... beh, forse perchè sperassero di non averne bisogno per qualche giorno(quindi per scaramanzia...).Passò una settimana e del becchino non c'era traccia.I villici iniziarono dunque a preoccuparsi e temendo il peggio organizzarono un'altra spedizione, questa volta con due uomini, un contadino e il figlio del mugnaio.Questi dopo numerosi tentativi venne convinto dal prete del villaggio con la promessa di un'eternità di 'nullafacenzia' nel paradiso dei fancazzisti(anche se non proprio in questi termini).Questa volta all'indomani della partenza uno dei due, per la precisione il contadino, tornò indietro correndo.I compaesani gli andarono incontro e lo trovarono terrorizzato.Spiegò che mentre percorrevano il sentiero videro un fagotto nero al lato della strada, a circa un centinaio di metri da loro.Corsero per vedere che cos'era e scoprirono che in realtà si trattava del cadavere del povero becchino, orrendamente mutilato... Il figlio del panettiere non trovo altro da dire cheIMG]/smiles/179.gif[/IMG]-Ma chi seppellirà il becchino ora?- dopo di che iniziò a saltellare di qua e di la nell'imbarazzo del panettiere e nell'indignazione delle varie donne del villaggio e soprattutto delle vecchie barbute e bitorzolose.Ad un tratto il mugnaio ebbe un fremito e chiese:
-Ma mio figlio ora dov'è?- temendo che per la pigrizia avesse preferito rimanere di guardia al cadavere dello sfortunato piuttosto che tornare a casa, al sicuro.
-Ha detto che sarebbe andato lui dal re- replicò il contadino.La gente del villaggio e in primo luogo il padre il quale temeva che il figlio si sarebbe fermato a metà strada esponendo loro e se stesso ad un grave pericolo, però,non si fidava: molti iniziarono ad essere presi dal panico infatti.Le più terrorizzate, poi, erano quelle che avevano meno da perdere, cioè le vecchie del paese le quali si abbandonarono a pianti e urla, correndo per tutto il villaggio ed infine entrando in casa e sprangando le porte, dimenticando qualche volta, se li avevano, i mariti all'aria aperta; tutto ciò provocò molta ilarità al figlio del panettiere.
La notte stessa venne stabilito un coprifuoco dopo il tramonto:qualsiasi cosa non identificata che si muovesse al buio poteva essere uccisa:in questo modo i villici pensavano di aver risolto il problema, ponendo a guardia del villaggio gli uomini del paese a turno.La sera trascorse calma, con le cicale che frinivano lo scorrere del ruscello e il rumore del vento tra gli alberi.I turni di guardia non erano ben definiti.Dalla paura i prescelti non riuscirono a chiudere occhio per tutta la notte.La zona nord era sorvegliata dal fornaio e da tre contadini; quella sud dal mugnaio, dal prete e dall'unico negoziante del paese.Da quando era montato di guardia, il fornaio non aveva fatto altro che lamentarsi del frinire delle cicale:
-Le brucerei tutte!-diceva.I contadini allora gli proposero sempre più spesso di lasciare a loro l'onere, visto che ormai aveva 'fatto abbastanza': in realtà non vedevano l'ora di toglierselo dai piedi.Dall'altra parte, invece, il prete leggeva mentre il negoziante era intento a pulire per l'ennesima volta le poche armi che aveva in negozio:aveva detto che se servivano, era disponibilissimo a noleggiarle.Improvvisamente si udirono solo il rumore dell'acqua e del vento: che fine avevano fatto le cicale? Quel ronzio che tanto infastidiva il fornaio divenne improvvisamente l'unica compagnia a cui aggrapparsi... Un urlo:poi più nulla... nel giro di pochi minuti, che sembrarono però i più lunghi di tutta la loro vita, i paesani poterono tornare ad udire il pungente suono degli insetti che ora aveva ripreso con maggior forza, come per recuperare il tempo perduto.
Nessuno per quella notte aveva avuto il coraggio di indagare cosa fosse successo.La mattina seguente, però, si recarono tutti nella piazza del paese per vedere se mancasse qualcuno.All'appello mancavano uno dei contadini che facevano la guardia assieme al fornaio e il signor Tonino.Le vecchie iniziarono subito a disperarsi, anche se nessuna di loro si era in realtà accorta che il signor Tonino mancava da diversi giorni ormai.A dirla tutta nessuno dei presenti se ne era accorto.Il contadino venne trovato morto a pochi passi dal posto di guardia a cui era stato assegnato: si scoprì poi che era andato ad espletare i suoi bisogni fisiologici e questo breve lasso di tempo era bastato per trasformarlo da fervente lavoratore ad un ammasso di carne squartata.La madre del becchino si sentì male e venne portata nella chiesetta del paese, che si affacciava sulla piazza.Una volta risolto il mistero del contadino, ci si mise alla ricerca del signor Tonino: era ormai scontato che dovesse aver fatto una brutta fine; si sperava solamente di avere la fortuna di ritrovarne il corpo, in modo da avere la conferma di una certezza.Le ricerche proseguirono tutta la giornata, finchè al tramonto il mugnaio non ebbe la buona idea di controllare la cantina sotto la casa del signor Tonino.Lui e altri tre scesero lentamente le scale che portavano alla porta dalla quale si poteva accedere alla cantina: il mugnaio stava per afferrare la maniglia quando con un violento scatto la porta si aprì facendo emergere la figura stralunata del signor Tonino... Tutti fuorono sorpresi della scoperta e chiesero spiegazioni:
-Scusate se vi ho fatto preoccupare-disse -Ma dovevo condurre degli esperimenti di... ehm, diciamo di meteorologia- nessuno sapeva con esattezza che cosa il signor Tonino facesse per guadagnarsi da vivere dato che di scarpe ne riparava ben poche e ancora meno ne produceva, ma ogni tanto saltava fuori con le sue strambe idee, un misto tra scienza e magia.Cose che capiva solo lui, comunque: i compaesani erano troppo occupati a fare i relativi mestieri per badare a certe inutilità; tutto quello che non portava cibo sulla tavola, in effetti, era considerato inutile, solo il figlio del mugnaio un paio di volte si era mostrato interessato a quegli esperimenti.Già, e il figlio del mugnaio, che fine ha fatto?

(Vedi 21 febbraio per la continuazione)

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