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Sunday, February 13, 2005 - ore 23:37
Recensioni della Settimana
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Disco: "La buona novella" di F. de Andrè Difficile rendere a parole il significato di questo disco nella storia della musica italiana. DeAndrè irrompe nello scenario della musicale nostrano (che ancora parlava di "barche che vanno finche le si lascia andare") come un fulmine rivelatore che, per un secondo, squarcia la notte buia, rompendo le illusioni e mostrando, per un unico, terribile ed eppure fulgido attimo, quale sia la vera realtà. Con una poesia altissima deAndrè parla di emarginazione sociale, di sesso, di Dio, in una società che, per pudore, faceva ancora fatica a scoprire le caviglie. Fu tacciato per questo, e questo capolavoro per molto tempo girò sottobanco, come una verità troppo scottante per essere rivelata. Profeticamente, deAndrè aveva catturato, nelle sue canzoni, tutta la poesia e il lordume del mondo. Ma il mondo non voleva sentire apertamente. Agli occhi di oggi, non si può non rimanere stupiti da tanto genio precursore (un po' come vedere le "mademoiselle de Avignon" di Picasso). Andando oltre la muscia scarna e la registrazione certamente insufficente, pare di sentire un antico saggio, un testo pieno di verità, dimenticato non si sa per quale motivo nella polvere, ma pieno di luce e genio.Voto: 8 e 1/2------------------------------------------------------
Libro: "Per le Antiche Scale" di M.Tobino E' un libro piuttosto datato, e lo si avverte nel lessico un po' "demodè", ma rimane un'opera deliziosa, che affronta con sagacia e leggerezza il difficile mondo di un manicomio della Toscana degli anni trenta. Tobino, psichiatra che ha conquistato postumo, per la leggerezza narrativa dei suoi libri, un posto di riguardo nella letteratura italiana, mescola qui realismo e un che di fantastico; narrazione ed autobiografia. Il risultato è un libro piacevolissimo ma, allo stesso tempo, esaustivo come un piccolo saggio sulle malattie della mente.Voto: 7------------------------------------------------------
Film: "Era mio padre" di S.MendesSi può dire che questo film è come la traduzione italiana del titolo (nell'originale "road to perdition"): sconclusionato e forzatamente rievocativo. Decisamente ci si aspettava qualcosa di più dal geniale regista che ha firmato un quasi-capolavoro come "American Beauty". Il film corre sulla falsa riga del Gangster movie classico, ma ne ricalca con troppa dovizia i crismi, senza dare qualcosa di veramente originale. A dire il vero, dovevano essere i tocchi di Mendes e degli attori (Hanks, Law e Newman) a rendere "diverso" questo lavoro; ma i panneggi registici veramente buoni sono appena due (ultime scene) e comunque troppo simili ad American Beauty, e gli attori (tolto Newman), seppur bravi, non si elevano. La trama è improbabile e mal condotta, il ritmo lento. Restano piacevoli i tocchi registici di Mendes, che pur non conquistando approvazione, dimostra di avere un talento davvero speciale.Voto: 6
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Leonida, 23 anni
spritzino di Caldogno (Vi)
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