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Tuesday, February 15, 2005 - ore 12:50


Ventilatore Fonetico
(categoria: " Vita Quotidiana ")



Lui. Oggi è una bsliesilma gaiontra, che ne pnesi? Sloe sdlnipedo, sevlgia alle sttee del mnatito, una csoretta (frae jgoging mi fa porproio bnee in atununo), due uvoa a coizolnae, e via per un arlto gornio rdsioao.

Lei. Come hai detto??

Lui. Dcvieo che non mi snoo mai sitento csoì bnee cmoe qsteua mnttiaa...

Lei. Ma si può sapere come parli? Stai mescolando tutte le lettere. Capisco a fatica.

Lui. A me srbmea di parlrae namormnelte... a mneo che...

Lei. A meno che cosa?

Lui. Dveo eessre paatsso di nvuoo dnvtaai a qeul vtteoirlane fitoenco che ci hnnao rgetalao lo ssroco anno.

Lei. Per carità, il ventilatore fonetico! Me n'ero dimenticata. Quello con l'elica azzurra che prende tutte le parole e le mescola al loro interno, lasciando immutate solo la prima e l'ultima lettera... Mi sembra ieri che non riuscivamo più a fermare i bambini.

Lui. Preò ci eaarmvo ahcne dtiretivi un scaco. E se riniiomisaccsmo?

Lei. Divertiti? Ricominciare?? Non me ne parlare... o almeno, non dirmelo in quel modo.

Lui. Stnei, com'è che cqmuoune ruicsmaio a crpaici nsootnnate le mie letetre snaio froui ptoso?

Lei. Perché riusciamo a capirci? C'è una leggenda metropolitana secondo la quale uno studio scientifico avrebbe dimostrato che per riuscire a riconoscere una parola è sufficiente che la prima e l'ultima lettera siano nella posizione giusta; la posizione delle altre lettere non conta, vengono trattate alla rinfusa dal cervello. Ma non ho mai trovato un riscontro preciso nella letteratura scientifica.

Lui. Fosre è una srtnaa crttiaesirtca dlel'itanailo.

Lei. No, a quanto si dice vale anche per altre lingue, come l'inglese e il francese. Ma anche su questo non trovato un riscontro preciso.

Lui. D'adrcoco, sia cmoe sia. Ma acnhe se lo sudito asvsee roangie si tatterbrebe di un ruisatlto che vlae per le prlaoe che si loeggno sllua crata, non per qeulle che si punoracinno.

Lei (sottovoce, per non farsi sentire dal lettore). Hai ragione, ma noi siamo personaggi di finzione e possiamo permetterci di lasciare al lettore il gusto della decifrazione; ai fini della storia, è importante per chi ci legge sapere che io capisca quello che tu dici. Tra l'altro, spero che gli implacabilissimi correttori della Stampa non mettano mano al tuo testo, sennò addio effetto. (Alza di nuovo la voce.) Ma non parlavamo dei gemelli?

Lui. Già. Dvoe si snoo aatndi a cicaarce?

Gemello. Ecocci qui. Aibmabo tavrtoo il tuo vrntiltaoee fnioecto!

Gemella. Aaibbmo totrvao il tuo voiltaenrte feotinco! Lui. Hnnao tovarto il tuo vletoairtne ftneicoo!

Lei. L'hanno trovato! Poveri noi. Per fortuna che l'effetto dura poco. Ma ditemi, mi sembra di aver notato qualche differenza in quello che avete detto voi tre. Uno ha parlato di “vrntiltaoee”, l'altra di “voiltaenrte” e il terzo di “vletoairtne”. E anche le altre parole erano differenti. E tuttavia io ho capito benissimo tutti e tre: volevate dire tutti e tre “ventilatore”, e che l'avete trovato, no? Però questo è proprio quello che gli inventori del ventilatore si proponevano di dimostrare.

Lui. Pporrio csoì!

Lei. E poi mi pare che il ventilatore fonetico abbia delle regole di funzionamento che impediscono che alcune parole siano scompaginate.

Lui. Dài. Qlaui?

Gemello. Dài. Qulai?

Gemella. Dài. Qauli?

Lei. Lo avete appena detto! Per esempio le parole di tre lettere non vengono scompaginate: se la prima e l'ultima restano al loro posto, non si può mettere fuori posto la seconda! E le parole di quattro lettere con le due lettere centrali uguali (come il sostantivo “atto” o la preposizione articolata “alle”) non possono venir scompaginate neppure loro.

Gemello. È pirorpo qluleo che dvieca Emma!

Gemella. Lo dceiva ahcne Anna!

Lei. Sarebbe bello studiare più a fondo queste proprietà delle parole.

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