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Wednesday, September 17, 2003 - ore 17:05


L'accusa del soldato sconosciuto
(categoria: " Riflessioni ")


Mi han riferito che un quotidiano italiano ha pubblicato, in forma anonima, una lettera di un soldato americano in Iraq.

Se la lettera e' vera, fa molto, forse, troppo riflettere!


In quanto soldato di stanza in Iraq osservo o mi vengono riferite numerose violazioni dei diritti umani commesse da americani come me e mi trovo nell'impossibilità di intervenire in alcun modo, eccezion fatta per le mie azioni. Io scelgo di trattare gli iracheni come esseri umani, non nemici, scelgo di agire considerando questo paese loro e non mio, scelgo di fare tutto ciò che è possibile per non oscurare ulteriormente l'immagine già non proprio brillante degli Stati uniti. Sono disgustato nello scoprire che molti soldati non ritengono di dover fare altrettanto; molti hanno dimenticato che questo non è il cinquantunesimo Stato ma un paese indipendente e, ancor peggio, molti hanno dimenticato che gli iracheni sono esseri umani, non animali mandati al macello. Quando mi sono arruolato nell'esercito un anno fa, pensavo di essere entrato in un gruppo di persone interessate a proteggere i diritti di tutti, donne e uomini, non solo degli americani; pensavo che in servizio sarei stato utilizzato per fare del bene, per aiutare chi ha bisogno d'aiuto, ma molti non la vedono allo stesso modo. Parecchi giorni fa, una di queste persone che hanno perso di vista il loro dovere in quanto soldati degli Stati uniti ha visitato il mio quartier generale. Un comandante di un'unità corazzata (tank), un capitano, una persona responsabile di guidare in battaglia più di centocinquanta uomini. Egli aveva ricevuto l'incarico di tenere un briefing alla mia compagnia sugli eventi in corso fuori dei cancelli della base aerea. L'esperienza mi ha lasciato sconcertato e rattristato. Il comandante ha voluto vantarsi delle numerose violazioni dei diritti umani del popolo iracheno commesse dalle sue compagnie. Un esempio è il modo di interrogare un iracheno che sia «sospettato» di nascondere armi, di avere sparato a convogli americani o di altri crimini. Se, dopo un interrogatorio approfondito, il comandante non è soddisfatto (a volte, ha spiegato, non è soddisfatto se il sospettato cerca di sostenere di non essere niente di più di un semplice contadino; questo, ci ha assicurato, è un segno certo di colpevolezza), egli minaccia con la pistola la moglie di un sospettato finché lui o ammette i suoi misfatti, o più spesso punta il dito contro una persona. Quello è il vero colpevole. E non sarebbe del tutto preoccupante, se non fosse per le tattiche tese a spaventare come quelle del comandante, la somiglianza della situazione a un «terrore rosso» in scala ridotta, migliaia di iracheni che ne accusano altri; ogni notte dozzine di famiglie vengono importunate sotto la minaccia delle armi da soldati brutali.
Il comandante ha poi sottolineato che egli non era assolutamente cauto riguardo all'uccisione di civili, dato che loro ormai ce li abbiamo sotto i piedi, sono ai nostri ordini. In tono gioviale e presuntuoso egli ha spiegato: «Se vediamo un contadino con un fucile mitragliatore AK47, gli spariamo. Se di sera vediamo un contadino in un campo, spariamo un colpo di avvertimento. Se corre via invece di buttarsi a terra gli spariamo; pensiamo che stia facendo qualcosa di male e sì, gli spariamo». Non è così che un soldato dovrebbe fare il suo dovere. Ciò che più mi disturba però è che dopo infinite discussioni con i miei commilitoni, e molte e-mail e conversazioni telefoniche con la mia famiglia, nessuno condivide il disappunto, lo shock e la rabbia che provo. Non sono queste le scene che ci fanno sussultare, in tanti film, sulle ingiustizie commesse nella guerra del Vietnam? O le orribili immagini dell'Iraq di prima dell'operazione «Iraq Freedom», quando era governato da un tirannico Saddam Hussein? Non abbiamo combattuto proprio per impedirle? O forse la mia percezione è distorta, e questi sono solo gli inconvenienti, sono le conseguenze della guerra?


Liberamente tratto da LINK

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