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Sunday, February 20, 2005 - ore 21:02
The troops are on fire!
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Oh, ecco, insomma. Finalmente. Eccheccazzo.
Ce l'ho fatta: il tanto atteso debutto al Gate 52 di Bussolengo ha avuto luogo ieri sera, sabato 19.2, in occasione del concerto dei Gemboy, band che ci terrebbe davvero tanto a far ridere ma che azzecca una battuta ogni 37. Ragazzi, Elio è di un altro pianeta, imparate a convivere con questa per voi triste realtà.
Che poi, il concerto dei suddetti tizi non voleva proprio saperne di finire. Due ore e un quarto nelle quali sono state eseguite la bellezza di dodici canzoni. La minchia, oserei aggiungere. Prima di loro, un'ora di pre-set all'insegna delle novità e dei pezzi dimenticati dal Signore, con qualche eccezione: l'introduttiva cover dei Cake di I will survive, inserita molto probabilmente per il titolo, e l'accoppiata finale Where is my mind - Cut your hair, perchè Pixies e Pavement non mancheranno mai in una mia serata. Ma proprio mai. In mezzo Capes, Six By Seven, Rakes, Arab Strap, Trashmonkeys... di tutto un po'.
Di gente ce n'è parecchia, al punto che metà della mia truppa di pronto soccorso diggeistico (i valorosi condottieri che balleranno ogni singolo pezzo che metterò su per tutta la durata della serata: non farò nomi, sapete chi siete. A voi, se già non l'ho fatto mille volte, un gigantesco grazie) arriva quando il mio primo set è già storia.
Il Gate 52 è un bel posto, un ex bowling trasformato in locale da concerti, forse il più grande che abbia mai visto - se non contiamo i palazzetti. Forse può diventare troppo dispersivo quando la gente inizia a sfollare, ma è comunque promosso a pieni voti. Dopo le interminabili due ore e un quarto (DUE-ORE-E-UN-QUARTO, per non dimenticare) di concerto, attacco con la mia personale sfida alle leggi non scritte del sabato sera, proponendo una selezione che, a parte qualche perdonabile concessione al pubblico più commercialoide, mantiene intatta una sua ottima dignità per tutta la durata (due ore e mezza). C'è spazio per Ramones, Cure, Pulp, Beach Boys, David Bowie, Radiohead, T-Rex, Primal Scream e giù di lì. Quando il responsabile del locale mi si è avvicinato, alle tre e mezza, dicendomi che bisognava iniziare a far ballare meno la gente perchè era quasi ora di chiudere mi son reso conto del successo della serata, e sulle note di Goodnight Goodnight degli Hot Hot Heat ho chiuso trionfalmente un'esperienza senz'altro memorabile, e che con ogni probabilità sarà solo la prima di una lunga serie.
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