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Tuesday, February 22, 2005 - ore 10:34


Im Anfang war die Stadt: Dresden
(categoria: " Riflessioni ")


Tutto ebbe inizio in una cittadina, attravarsata dal fiume Elba, ai confini con la Repubblica Ceca e la Polonia, nella stupenda Germania dell'est, a meta` strada tra Berlino e Praga: Dresden.

Son gia` passate quasi quattro settimane dal mio ultimo giorno a Dresden. Un'ultima sera passata a passeggiare solo come la prima volta per questa citta`, allora [e tutt'ora] coperta dalla neve, per rivedere, riascoltare, riassaporare per l'ultima volta i posti che hanno cambiato di molto la mia vita. Per poter scambiare le due ultime parole con questa citta` faccia a faccia, io e lei soli, in questa fredda sera-notte invernale, e ringraziarla personalmente.

Son partito da casa, un condominio di 16 piani, uno fra i tanti di quel quartiere studentesco, fuori fa freddo,ma un freddo secco che non da molto fastidio, se non quando una folata di vento ti passa attraverso i vestiti. Mi incammino verso l'universita`, il mio ufficio, entro dal retro come ho sempre fatto in tutti questi anni [non so, ma ha sempre avuto il suo fascino entrare dentro dal retro], richido la porta meccanicamente dietro di me, salgo la prima rampa di scale e mi fermo, guardo la porta dell'ufficio, rileggo la targhetta, ora ci sono solo 2 nomi oltre al mio. Da domani non ci sara` gia` piu` il mio nome, la puntuale e precisa segretaria non perdera`, certo, tempo nel risitemare l'Ordine, cancellando, cosi`, ogni mia traccia.

Entro nella "mia" stanza, accendo la luce, guardo il mio posto, tutto libero, non un foglio, il computer spento e non semplicemente "lock-ato". Se chiudo appena gli occhi rivedo le montagne di libri e carte che erano alla mia destra e sinistra a farmi compagnia durante il giorno e la sera pure.

Esco dalla stanza. Percorro il corridoio fino alla sala riunioni, entro anche li`, ma velocemente, riesco percorro tutto il corridoio fino in fondo, mi rivedo le persone che entrano ed escono dai loro uffici, noi da una parte e loro, i Kernis dall'altra. Ripasso nel mio ufficio, spengo la luce, esito ancora qualche istante davanti a quella immagine buia di una scrivania e una sedia vuota, chiudo la porta, mi guardo intorno, saluto quell'ala dell'ASB, che mi ha fatto molta compagnia negli ultimi anni. Esco sempre dalla porta sul retro e decido di andare a piedi verso la prima casa dove abitai non appena arrivato. Il Campus e` molto silenzioso, non c'e` quasi nessuno per la strada, qualche auto solitaria rompe il silezio ovattato di una notte bianca. Proseguo il mio cammino, mi guardo gli edifici dell'universita`. I ponti nuovi che attraversano il Campus "Wissen - shafft brucken", la mensa. Arrivo alla mia prima casa, un altro palazzone di 16 piani, dove ho vissuto con una coppia di cinesini carini e un siriano fumatore accanito di narghile` [che quando si andava a ballare assieme, mandava avanti me, mi incitava a "cuccare", mentre lui beveva tranquillo, ma alla condizione che, poi, avrei dovuto portare "le prede" a lui].

Molte luci sono accese, c'e` chi entra e chi esce, molti stranieri, come sempre del resto. Riguardo in alto, io abitai al dodicesimo piano, ma non mi fermo, passo dritto in direzione della citta` "vecchia" [Altstadt], il centro storico. Decido di non voler prendere nessun tram, autobus, ma di continuare la mia passeggiata.

Passo atraverso la stazione centrale, ora in ristrutturazine e ampliamento, la grande isola pedonale con centri comerciali che ti circondano, per, infine arrivare a quello che per me e` sempre stato il centro di Dresden. La citta` vecchia con il castello, l'opera, la cattedrale, quel che rimane della chiesa di santa sofia: lo scantinato, la terrazza che domina sull'elba...

Salgo sulla terrazza, riguardo tutti questi monumenti che a vederli cosi` possono non dire niente, ma a me dicono molto, quando non conoscevo ancora nessuno, oltre ai colleghi di lavoro, la cosa che facevo piu` spesso era di venire a passeggiare da queste parti e rimanere stregato dalla "Firenze del nord". Passo l'elba e mi dirigo verso la neustadt [che a parte per il nome, non e` affatto piu` nuova della vecchia, anzi... questo a causa del bombardamento nella notte tra il 13 e 14 febbraio 1945 che distrusse quasi completamente la Altstadt].

Vado verso la fermata del tram [strassenbahn] 11, lo prendo, e` il tram piu` lungo al mondo, mi riguardo comodamente seduto tutto nuovamente, mi ripeto mnemonicamente, prima che venga annunciato dalla signorina, il nome di ogni fermata. Sono nuovamente davanti al palazzone, mi giro indietro per rivedere tutto quello che e` stato in questa citta`, nevica, la luce gialla dei lampioni rende ancora piu` irreale questo momento, di per se`, molto particolare. Salgo, vado a letto.

Notte Dresden, e` stato veramente bello essere stati assieme questo periodo.Per le mille (dis-) avventure vissute per le tue strade, per gli amici sia nuovi sia vecchi, le molte persone che ho conosciuto e quelle che ho solo incontrato nel tuo stupendo scenario.

Mit sozialistischem Gruss
Gen. Phelt






Tra le foto di Dresden quella a me piu` vicina e` sicuramente questa, scattata dalla finestra di una camera, ora, non piu` mia...

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