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Come un’adolescente in crisi di identità.



so anche essere così sportychic o trendychic, come dice la mia consulente d’immagine...



e poi sciatta, soprattutto sciatta... E maldestra, e mi macchio sempre...



... oppure faccio porcherie come questa...



... o quest’altra...



Diciamo che non ho una mia identità. Ma ho una mia moda..



ORA VORREI TANTO...




STO STUDIANDO...

Un modo per limitare il mio pericoloso autolesionismo

OGGI IL MIO UMORE E'...

Arranco... ma con stile.


ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...



ORA VORREI TANTO...







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1) ... l'instabilità del caso ... sapere che vivere nn è una teoria matematica e in ogni attimo tutto può essere rivoluzionato anche da una semplice frase...



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Wednesday, March 02, 2005 - ore 21:08


IkEa
(categoria: " Fotografia e arte.. ")


Non serve andare su un altro pianeta per sentirsi smarriti, soli e lontani da casa. Non serve prendere una navicella spaziale per ritrovarsi in un mondo incomprensibile da cui non si riesce a scappare, un mondo complesso, caotico, fatto di angoli angusti e panorami sempre uguali, abitato di creature sgradevoli ed estranee al dialogo: basta prendere la macchina e andare all’IKEA.

Partirei dall’inizio a raccontare della nostra odierna gita bolognese, perché la perla è stata sfornata subito, a poche ore dalla partenza.
Arriviamo al casello dell’autostrada, uscita Casalecchio. Meno male, siamo quasi arrivati, ci sorridiamo e paghiamo il dovuto al casellante. Non si sa mai che il casellante di dia una dritta, così chiediamo affacciandoci al finestrino: “Scusi, per l’Ikea da che parte dobbiamo andare?” – e lui corrugando le sopracciglia “Ma oggi l’Ikea è chiusa..”
Panico. Muti come pesci muti. Neanche le bollicine dell’aria. Silenzio tombale. Mi stavo per strozzare con la cintura di sicurezza quando ecco che il casellante fa a Maury: “Ha ah ha! Volevo solo vedere la faccia di lei!” Ah davvero? Ti credi simpatico, piccolo ridicolo esemplare semi-umano che fa scherzi idioti a gente che ha fatto 2 ore di strada e si sta tenendo la pipì da metà delle medesime? Simpatico certo, l’ironia bolognese.. la prossima volta mi devo ricordare di portarmi un pugno a molla e sganciarglielo in muso. Maledetto. Se ho perso 5 anni di vita la colpa è di quell’omino insulso pelato e ciccione che stava al casello oggi. Se ci mettevano un musone brutto e sporco mi incazzavo meno. Ci ho messo almeno 20 minuti a recuperare le mie funzioni vitali.
Comunque.. superato il trauma iniziale crediamo di aver superato il peggio, ma non eravamo stati informati dello stato mentale confusionale dell’urbanista che ha progettato la zona commerciale - industriale di Maranello: siamo ancora indecisi se immaginarlo come un pazzo schizzofrenico ossessionato dalle rotonde o un bambino di 5 anni affascinato dai cerchi.
Per trovare l’entrata dell’Ikea abbiamo dovuto ipotizzare che la scritta entrata dell’Ikea fosse sotto lo scarabocchio di spray nero che ricopriva l’esatta metà di un cartello di indicazioni. Ci è andata bene.

L’Ikea non è un luogo umano: è un luogo diabolico. Si ripetono gli stessi oggetti e le stesse vedute per un miglio quadrato, provocando negli sventurati avventori un sentimento tra il perturbante e l’angoscioso. Dopo i primi 3-4 giri di perlustrazione seguendo un itinerario totalmente personale (i depliant distribuiti all’ingresso insieme alle matite e i foglietti per annotare gli acquisti sono di una inutilità pressochè totale) credevamo di aver capito abbastanza e di saperci orientare decentemente all’interno del grande universo Ikea. Ma non eravamo stati messi al corrente del fatto che lo stupido urbanista o ingegnere che ha progettato le rotonde che tempestano le strade al di la della tangenziale, aveva anche progettato l’interno del magazzino. Un coacervo di viuzze, vicoli, strettoie, passaggi segreti, stanze dei misteri e corridoi ampi ma sempre immancabilmente identici.
Se non puoi batterlo fattelo amico, così abbiamo ragionato io e Maury. Ma la sesta volta che siamo passati contro la nostra specifica volontà davanti a una cameretta con le pareti fucsia e i mobili bianchi che avrebbe potuto essere abitata solo da Barbie ci siamo infervorati. Stavo per esplodere, avesi avuto sotto mano una mitragliatrice mi sarei fatta largo tra i corpi sanguinanti dei miei persecutori: chiunque era mio nemico. Digrignavo i denti come un cane idrofobo.
Gli sguardi degli addetti ai lavori e dei dipendenti Ikea ci avevano seguito costantemente, anche nel nostro vagabondare inebetiti tra gli angusti spazi soffocati di gente sperduta e alla ricerca di un filo d'aria salubre, ma senza il barlume di intelligenza di fermarsi alle nostre richieste di aiuto. Non riuscivamo a trovare l’area ristorante: qualsiasi dipendente Ikea ci diceva “seguite le indicazioni”. Testa di divano in noce del Madagascar, da dove sono io vedo 4 cartelli che indicano l’area ristoro, e indicano tutti e 4 vie diverse! Cosa significa? Che ci sono già e si sono finiti tutta la roba da mangiare? O che la nuova dieta svedese prevede comodini per primo e cornici di plastica metallizzata per contorno?
Arrivati trionfalmente al bar dopo un pellegrinaggio di mezz'ora, il menù ci ha creato qualche problema solo con la cheesecake, che volevo prendere per ricordare NY: ma l’aspetto di quella cheesecake non aveva nulla che ricordasse NY, e probabilmente nemmeno il sapore. Ho rinunciato per amore della mia cellulite.
Un attimo, rendiamo giustizia e diamo a Cesare quel che è di Cesare: i mobili e l’oggettistica presenti non erano affatto male, e le poche stanze arredate erano spesso dei capolavori di intarsio per la mole straordinaria di materiale inserito fra mensole e tavoli, mai esagerata, l’estetica non pesante e i delicati abbinamenti cromatici. Lavori ben fatti sul serio, arredi di buon gusto e basso costo. Ma quando ti sparano le cifre del trasporto fuori Bologna ti carichi il tuo armadio 12 ante sul tettuccio della 500, piuttosto.
All’Ikea non vendono solo mobili per tutte le stanze della tua casa e quelle dei tuoi vicini: vendono tutto quello che ci può essere in una casa e che sia inanimato. Ogni oggetto presente nel magazzino ha un’etichetta e può essere comprato. Se avessero messo un tagliando giallo o rosso alla signora bionda che stava al punto informazioni della zona letto credo che qualcuno l’avrebbe comprata, magari chiedendo un finanziamento. Dai porta foto alle pentole, dalle lenzuola a righe alle piante grasse, dai cesti per la frutta alla carta da parati, dai mobili per la televisione ai pouff a forma di tartaruga per la cameretta dei bimbi. Avrei comprato di tutto. C’erano delle meravigliose plafoniere azzurre e rosa a forma di fiori – sono fuggita dopo aver dato in consegna a Maury il mio bancomat. Ma davanti a un’altra porcheria non ho resistito, e sono 7 euri che ho speso con immenso piacere, nonché l’approvazione del mio uomo, che non voleva rinunciare al mio sorriso duecentoquarantasei denti di quando ho notato quei meravigliosi 10 pupazzi da mettere sulle dita, uno diverso dall’altro: principessa, drago, mago, gufo, e qualsiasi personaggio per costruire una fiaba! Sono fiera di me e dei miei finti 24 anni.
Gli abbiamo lasciato giù un mezzo patrimonio perché Maury deve riarredare la camera ed aveva bisogno di fare più spese possibili. In compenso mi sono portata a casa 24 mini matite dell’Ikea: se ne trovavano a ogni angolo, e ogni volta che mi perdevo ne prendevo una per penitenza, o per scaramanzia, alternamente. Anche ogni volta che vedevo la scritta uscita senza che ci fosse realmente l’uscita ne prendevo una. Poi passava Maury e me ne prendeva una. Un signore che abbiamo conosciuto al deposito ci ha sorriso e ci ha detto, estraendone una dalla tasca: “tranquilli, lo fanno tutti!” Si, si certo, ma lei ha visto solo le ultime 2. Se coloro i bordi coi pennarelli mi sembra di avere la serie completa di pastelli Giotto. Ad ogni modo mi crogiolo delle mie multiple matite dell’Ikea. Non è molto, non ho fregato il sistema e non ho irrimediabilmente danneggiato l’economia italiana e mondiale con i miei furti, che poi furti non sono. Ma sono pienamente soddisfatta del mio operato.
Se qualcuno ha bisogno di matite venga da me, o per liberarmene dovrò aprire una cartoleria.


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