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Wednesday, March 09, 2005 - ore 18:50


Monet, la Senna, le ninfee
(categoria: " Vita Quotidiana ")


LA mostra apre la lunga stagione che Brescia dedica, tra l’altro, ai grandissimi dell’impressionismo. Curata da Marco Goldin, si compone di 112 opere e intende segnare il cammino che ha portato Claude Monet da una visione di impianto descrittivo e naturalistico fino alla dissoluzione dentro la materia, la luce e il colore del dato di natura, rappresentato dalla Senna. Fiume che, fin da certe prove degli anni sessanta del XIX secolo, resta come un vero filo rosso entro la sua opera, segnandone molto spesso le svolte più importanti e decisive.
Il racconto di questa storia affascinante si articola in otto sezioni, con un inizio illuminato dall’opera dei due precursori dell’opera di Monet, Corot e Daubigny, per allargarsi poi a quelli che sono stati i suoi amici e colleghi nel tempo più vivo dell’esperienza impressionista: dunque Pissarro, Renoir, Sisley e Caillebotte. Seguendo poi il corso del fiume, la mostra ripercorre le tappe più significative dell’opera di Monet: dal periodo giovanile trascorso tra Le Havre e Parigi, si arriva all’incanto delle opere realizzate durante la felicissima stagione di Argenteuil, durante la quale l’artista si avvale del famoso bateau-atelier cui è dedicata la sezione centrale della mostra e che, proprio per questa occasione, è stato ricostruito sulla base degli elementi emersi da studi approfonditi. Quindi, nella sezione dedicata al periodo di Vétheuil, conosceremo l’opera di Monet negli anni che sono stati per lui tra più drammatici sia per la morte della moglie nel 1879 che per le persistenti difficoltà economiche. Sarà tuttavia una meraviglia constatare quale felicità cromatica e ricchezza di motivi l’artista riesca a trasferire sulla tela proprio in questo tempo. Quindi, nella penultima sezione, il vero capolavoro di Monet, il giardino di Giverny, per più di quarant’anni la sua felice ossessione e il terreno di ricerca per lui più fecondo, in un dialogo ininterrotto con la magica complessità dell’acqua. Infine, l’ultima sezione, Monet e il riflesso capovolto. Un solo quadro a comporla, i Glicini (Gemeentemuseum dell’Aia), dipinto da Monet ormai ottantenne. La fioritura dei glicini sta inscritta in un dilagante, frastagliato cielo azzurro e sta sospesa sopra uno stagno delle ninfee che ormai non si riconosce più, annullate tutte le sue forme e rimasta ormai solo la sostanza di un colore, di un profumo e di un silenzio. È questo il riflesso capovolto che conclude la mostra.

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