(questo BLOG è stato visitato 53320 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Saturday, March 12, 2005 - ore 21:14
Ok, ho la febbre...e mi annoio! (cap.7)
(categoria: " Vita Quotidiana ")

Si risvegliò come da un sogno, seduta sul letto dell’ostello di Milano, di nuovo ventiduenne.
Le ci volle qualche secondo per ricordarsi cosa ci faceva lì. Non aveva fumato ne bevuto, ma quei ricordi l’avevano portata indietro, facendola perdere nel suo passato.
Matteo era l’unica persona a cui avesse voluto bene davvero e l’aveva perso. Dopo di lui aveva deciso che l’amore era un sentimento scomodo ed era diventata ancora più fredda di quello che era.
Non si sarebbe più avvicinata a nessuno, avrebbe dimostrato la sua forza cavandosela da sola.
Guardando fuori dalla piccola finestra sporca della stanza poteva vedere uno squarcio di Milano, milioni di macchine che sfrecciavano, tutte uguali. Un senso di vuoto che però in quel momento le dava sicurezza.
Ripresasi del tutto dal salto nei suoi ricordi, Daniela si mise la giacca di pelle e decise di andare ad esplorare la città. Uscendo si accorse che il portiere la fissava con uno sguardo lungo, non più spaventato come prima, solo incerto forse. Ma tanto lei era sola, nessuno sguardo avrebbe potuto minimamente interessarla. Camminando per le strade grigie il tempo sembrava come rallentato, anche i suoni sembravano arrivarle in ritardo.
Il ripensare a Matteo però non l’aveva scalfita, affidarsi a qualcuno non solo era pericoloso, secondo Daniela si poteva rischiare di diventare addirittura un peso per l’altra persona.
Scrollandosi di dosso tutta la tristezza si chiese cosa avrebbe potuto fare ora.
Lei aveva questo difetto, che allo stesso tempo era anche un pregio, non riusciva a pensare oltre il presente e i suoi problemi venivano dimenticati in pochissimo tempo, non si soffermava mai a chiedersi cosa sarebbe potuto succedere, le cose le faceva d’impulso.
La sua idea di futuro arrivava al massimo al giorno dopo, non riusciva proprio a essere più lungimirante, in quel momento per esempio, non era preoccupata di cosa avrebbe fatto una volta finiti i soldi e di come avrebbe pagato l’ostello.
Entrò in un bar e ordinò una birra. Gli sguardi degli uomini si diressero tutti verso di lei, ma non se ne accorse nemmeno. All’improvviso si alzò in piedi, poggiò due euro sul tavolo e corse fuori.
Aveva questa specie di memoria a flash back, le era tornata in mente un immagine di quando a pochi anni di vita, nell’orfanotrofio, qualcuno stava parlando di sua madre, prima che l’argomento diventasse tabù. Fino a quel momento se l’era dimenticato, ma in quel discorso avevano parlato di Milano. L’idea la gettava nel panico, si chiedeva se per caso, inconsciamente non la stesse cercando. Cominciò a sudare, si appoggiò ad un muro. Il fatto che in quella città, per quanto grande, potesse esserci sua madre l’attirava e la spaventava. In poco tempo sarebbe riuscita a trovarla se avesse voluto.
LEGGI I COMMENTI (9)
PERMALINK