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Monday, March 14, 2005 - ore 16:01
lungo ma molto interessante, se avete un pò di tempo.....
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Sintesi tratta dalla scheda "Commercio di armi" della sezione "La miniera Interculturale (Risorse Didattiche del Sito del Villaggio Volint)
www.volint.it/scuolevis/didattica.htm
Il commercio di armi pesanti si sta spostando sempre più verso Sud, in particolare verso i paesi asiatici. La Thailandia ha incrementato le sue spese militari del 26% nel solo 1996, lo Sri Lanka ancora di più. L'attenzione sulle vendite di armi pesanti, più consistenti, fa passare in secondo piano il commercio di quelle leggere che provocano oltre il 90% delle vittime dei conflitti.
Con il termine " armi leggere " si fa riferimento a tutte le armi incluse nella definizione adottata da un gruppo di esperti convocati dalle Nazioni Unite nel 1997: "sono armi leggere e piccole armi quelle che possono essere trasportate facilmente da una persona, da un gruppo di persone, a trazione animale o con veicoli leggeri".
L’Italia è il terzo esportatore mondiale di armi leggere. L’industria nazionale del settore, pur considerando le stime incomplete, in particolare per quel che riguarda le armi russe e cinesi, non perde posti nella classifica ’98 delle vendite e rimane uno dei maggiori produttori.
L’Italia, secondo i dati di Amnesty International, ha effettuato consegne di armi per un valore di 1.715 miliardi a Paesi quali l’Eritrea (nonostante fosse in guerra con l’Etiopia), all’India e al Pakistan (in guerra tra loro), all’Algeria, alla Turchia e alla Colombia (i cui governi centrali fronteggiano opposizioni armate ed i cui corpi di sicurezza e polizia non brillano certamente per il rispetto dei diritti umani).
Ancora più preoccupante si presenta il futuro, in quanto sempre nel 1999 sono state concesse autorizzazioni all’esportazione per un valore di 2.596 miliardi: ben il 41,22% in più rispetto all’anno precedente!
In Italia esiste un’ottima legge sul commercio delle armi. Ciò che rende innovativa la legge 185/90 sono le misure di trasparenza e i divieti di esportazione di armamenti. Ma la 185 è stata aggirata attraverso un susseguirsi di atti regolamentari e da una tendenza interpretativa sempre più riduttiva, che stanno svuotando la disciplina.
La Campagna Internazionale per la messa al bando delle mine, attraverso una forte pressione su un gran numero di paesi, ha ottenuto un importante successo: alla fine del '97 nella conferenza ad Ottawa è stato raggiunto un accordo per il bando totale di queste armi. Il trattato ha finora ottenuto la firma di un elevato numero di paesi partecipanti e tra questi l'Italia (ma non ancora quella di paesi importanti quali gli USA e la Cina).
Le mine anti-uomo e il trattato di Ottawa
di Ilaria De Bonis
Hanno nomi in codice neutri e apparentemente innocui (Valmara, Type 72, M14), presentano spesso forme ingannevoli e accattivanti. Sembrano pietre, farfalle, bambole, giocattoli, ma in realtà sono mine anti-uomo, in grado di colpire bersagli umani e proiettare schegge mortali ad una velocità di 1000 metri al secondo.
Le "guerre vigliacche" di Angola, Afganistan, Sudan, Iraq sono combattute anche contro la popolazione civile, tramite la disseminazione di questi ordigni facili da produrre, economici da acquistare (circa 5000 lire a mina), semplici da nascondere e posizionare.
Assolutamente non facili da riconoscere, invece, soprattutto per i bambini che li confondono per giocattoli, ingannati dai colori e dalle forme.
In Iraq, spiega l’Unicef, i bambini usano mine anti-uomo per costruirsi go-karts. Alcuni ordigni mimetici, grandi non più di 80 mm sono disegnati specificamente per attrarli. L’Italia, ad esempio, produce la Sb 33, mina esplosiva grigia a pressione, dall’aspetto di una pietra irregolare, che causa "amputazioni traumatiche". Le più pericolose sono comunque le cluster, micidiali bombe a grappolo, che esplodono con ritardo.
Allora, ci si chiede, quali sono i paesi che producono ancora oggi queste armi mostruose messe al bando da un trattato internazionale non più di 2 anni fa?
Cina e Russia sono i principali produttori di mine, seguite poi da Stati Uniti e Ucraina.
Si stima che la Cina abbia prodotto quasi la metà della cifra totale di mine esistenti al mondo: 110 milioni su 250.
Anche l’Italia fa la sua parte: nel 1992 è stata tra i primi produttori di mine, oggi un terzo dello stock italiano, statale e privato, è stato distrutto.
Nonostante la firma del trattato Internazionale di Ottawa per la messa al bando delle mine anti-persona del 1999, (Egitto, Cina e Stati Uniti non hanno firmato) i dati più recenti diffusi dal land mine monitor sono ancora allarmanti. Si calcola che sul terreno di 88 paesi contaminati da vari ordigni inesplosi, (tra i più colpiti quelli dell’Africa Sub-sahriana) siano disseminate ancora 100 milioni di mine e 110 milioni giacciano negli arsenali. Mentre la produzione annua si attesta tra i 5 e i 10 milioni di mine anti-persona.
I 111 paesi che hanno ratificato il trattato, si prefiggono, dunque, di impedire la produzione, l’uso, lo stoccaggio, l’export di mine anti-persona. Ma già dopo il vertice di Ginevra del settembre 2000, gli Stati membri hanno dovuto ridimensionare gli obiettivi: entro il 2010 sarà impossibile la distruzione di tutti gli arsenali, ma sarà possibile ridurne l’impatto sulle popolazioni civili, tramite azioni per delimitare le aree più a rischio e campagne di sensibilizzazione e bonifica.
Dopo le ultime ratifiche i paesi produttori sono scesi da 54 a 16 e gli arsenali dei paesi firmatari hanno visto diminuire la quantità di mine prodotte, in seguito alla distruzione di 22 milioni di mine in oltre 50 paesi.
Per la preparazione del lendmine monitor report 2001, che uscirà a settembre, si sono incontrati di recente a Washington i paesi membri della campagna internazionale per la messa al bando delle mine, che hanno deciso di rendere universale la ratifica del Mine Band Treaty entro il 2004.
Le mine
Tratto dal sito della campagna italiana contro le mine: www.campagmamine.org
GLI EFFETTI DELLE MINE:
Le mine non conoscono nessuna tregua: 50 anni è il periodo in cui una mina resta attiva. Una volta piazzate restano in agguato, nascoste sottoterra o tra la vegetazione, finché la mano di un bambino o il passo di un contadino casualmente non le urtino, calpestandole o inciampando sui fili tesi del detonatore.
http://www.campagnamine.org/homepage.htm
Le mine disseminate indiscriminatamente a decine di migliaia sul territorio di una nazione diventano una congiura mortale per l'intera popolazione. Anche le attività quotidiane divengono un pericolo.
Tra le attività più pericolose:
raccogliere legna
portare il bestiame al pascolo
coltivare la terra
camminare sui sentieri
pescare o approvvigionarsi di acqua
giocare all'aria aperta
raccogliere cibo.....
I DANNI:
decine di milioni di mine attive in 80 Paesi, per lo più in via di sviluppo;
200 milioni di mine depositate negli arsenali militari;
una mina ogni 48 abitanti del pianeta ed una per ogni 16 bambini;
una vittima ogni 20 minuti;
nel 90% dei casi le vittime sono civili;
nel 20% dei casi le vittime sono bambini;
2000 vittime al mese e 26.000 vittime ogni anno.
UN PICCOLO ORDIGNO RIESCE A CREARE UN INFERNO!
Ecco come:
Molte vittime perdono la vita immediatamente; altre muoiono agonizzando nell'attesa dei primi soccorsi.
ALMENO IL 54% DELLE VITTIME, IN MAGGIORANZA DONNE E BAMBINI, MUORE PRIMA DI POTER RICEVERE ASSISTENZA.
Le ferite causate da mine sono sempre molto serie e generalmente richiedono amputazioni, oltre gli elevati costi di cura, la mancanza di adeguate strutture e di assistenza sanitaria ne aggravano le conseguenze.
Una volta terminata una guerra, i profughi non possono tornare alle loro case e ricominciare una vita normale, perché le strade sono minate. Neppure il trasporto di generi alimentari e di altri beni essenziali può svolgersi regolarmente. Spesso vengono minate le dighe, le stazioni elettriche, le linee ferroviarie, i corsi d'acqua e anche i pozzi d'acqua potabile.
La popolazione non può più coltivare e produrre perché i pascoli e i campi sono spesso minati. Dove sono state seminate le mine non si può gettare nessun altro seme!
CHI CI PERDE E CHI CI GUADAGNA:
http://www.campagnamine.org/homepage.htm
le nazioni più colpite sono l'Afghanistan, il Mozambico, l'Angola, la Cambogia, l'ex Jugoslavia, il Rwanda.
le principali nazioni produttrici Burma, Cina, Corea del Nord, Corea del Sud, Cuba, Egitto, India, Iran, Iraq, ex -Jugoslavia, Pakistan, Russia, Singapore, Stati Uniti, Turchia, Vietnam.
LE MINE E I BAMBINI
Ogni anno da 8.000 a 10.000 bambini sono vittime di una mina.
Molti di loro muoiono, molti altri porteranno per sempre il ricordo di quel giorno.
Quando si racconta la storia di un bambino vittima di una mina non è importante sapere a quale paese appartenga. Un bambino più di qualsiasi altro essere umano ha la capacità, attraverso il suo sguardo, di rappresentare tutti i bambini del mondo. Testimone obbligato, della crudeltà e dell'ignoranza dei grandi, di fronte alla nostra indifferenza, sarà lì a ricordarci di non aver fatto nulla per impedire che gli fosse strappata l'infanzia e tutti i suoi sogni.
I bambini rappresentano il 25% delle vittime curati per ferite da guerra negli ospedali della Croce Rossa in Afghanistan e Cambogia ed il 75% dei feriti da mina in un ospedale nel nord della Somalia.
Molti bambini non riescono a raggiungere gli ospedali - non sopravvivono in genere all'impatto con l'esplosione delle mine. Alcuni vengono immediatamente uccisi o muoiono dopo una terribile agonia. Molti non sopravvivono al dissanguamento che le ferite da mine provocano.
Un bambino che sopravvive alla ferita da mina resterà disabile permanente. In genere perde uno o entrambi gli arti inferiori o superiori, subisce terribili ferite all'addome ed ai genitali. I frammenti di mine possono determinare la perdita della vista, o sfigurare definitivamente il volto. Avrà comunque bisogno di una protesi ogni 6 mesi.
In Cambogia il numero delle mine, circa 7 milioni, è il doppio del numero dei bambini.
http://www.campagnamine.org/homepage.htm
Handicap International ha calcolato che in genere un bambino deve attendere 10 anni prima di avere una riabilitazione con arto artificiale.
I bambini mutilati in molti casi non sono più in grado di frequentare la scuola e spesso si vergognano a tal punto da non lasciare più la loro casa.
I bambini sono più esposti al rischio a causa della loro curiosità. Raccolgono e giocano con oggetti sconosciuti, scambiando una mina per un giocattolo. Nel nord -Iraq, per esempio, i bambini usano le mine per costruirsi go-carts. Alcune mine antipersona, come le mine farfalla lanciate dagli aerei, sono disegnate specificamente per attrarre i bambini.
A dieci anni dalla adozione ed entrata in vigore della Convenzione sui Diritti dell'Infanzia, le mine terrestri privano ancora i bambini dei loro diritti fondamentali, violando sistematicamente il diritto alla vita, il diritto alla assistenza sanitaria, il diritto alla protezione in situazioni di conflitto.
I diritti dei bambini rivendicano una completa e definitiva proibizione delle mine terrestri.
(Fonte: "A Child Rights Guide to the 1996 Mines Protocol", Unicef, New York, 1997)
MINE ACTION
Azioni contro le mine
La comunità Internazionale per la mine action è formata da molteplici realtà che cooperano per la realizzazione di uno sforzo umanitario contro le mine. Il Trattato di Ottawa ne rappresenta la guida.
Il sistema delle agenzie delle Nazioni Unite svolge complessivamente un ruolo di coordinamento degli interventi di Mine Action. L'agenzia specializzata è lo United Nations Mine Action Service ( UNMAS) che funge da punto di raccordo per tutte le agenzie delle Nazioni Unite. L'UNMAS è, inoltre, responsabile per lo sviluppo delle linee strategiche e politiche relative alla Mine Action.
CHE COS'E' UNA MINA?
http://www.campagnamine.org/homepage.htm
La mina è un ordigno esplosivo costruito per opporsi al movimento del nemico. i requisiti ai quali una mina deve soddisfare sono essere sicura, economica, di facile immagazzinamento ed impiego, affidabile, efficace e resistente alle azioni di sminamento.
Una mina è costituita da:
parti essenziali: che sono il congegno di accensione e la carica esplosiva.
parti accessorie: involucro, dispositivo di taratura, dispositivo di sicurezza, congegno anti maneggio.
Il congegno di accensione è costituito dall'insieme accenditore e detonatore; esso entra in funzione sotto l'azione della causa esterna, provocando l'esplosione della mina.
La carica esplosiva è la quantità di esplosivo contenuto nella mina.
L'involucro può essere in legno, ferro, resina sintetica, etc...
Il dispositivo di taratura è un organo che determina il funzionamento della mina, solo quando l'intensità della causa esterna raggiunge un valore minimo prestabilito.
Il dispositivo di sicurezza: è l'organo che, quando inserito, impedisce in ogni caso il funzionamento della mina.
Il congegno antimaneggio può essere costituito dai seguenti due congegni oppure da uno solo di essi:
congegno anti rimozione: provoca l'esplosione della mina qualora si tenta di rimuoverla (non è presente nelle mine anti uomo).
congegno anti disattivazione: provoca l'esplosione della mina quando si tenti di disattivarla.
Le mine si dividono in due categorie:
antipersona
anticarro
A seconda della causa esterna che ne provoca il funzionamento si dividono in:
a pressione
a trazione
ad urto
a telecomando
a funzionamento multiplo
Poi ancora a seconda della presenza o assenza di materiali magnetici si hanno mine:
metalliche
non metalliche
completamente non metalliche.
Oggi le più diffuse sono quelle completamente non metalliche e quindi di difficile individuazione con gli strumenti che abbiamo in dotazione.
Per concludere le mine si dicono regolamentari se omologate e costruite in serie; di circostanza tutte le altre.
DOVE SONO
Angola
Burundi
Chad
Congo (Brazzaville)
Repubblica Domocratica del Congo
Gibuti
Eritrea
Etiopia
Guinea-Bissau
Kenya
Liberia
Malawi
Mauritania
Mozambico
Namibia
Niger
Ruanda
Senegal
Sierra Leone
Somalia
Sudan
Swaziland
Tanzania
Uganda
Zambia
Zimbabwe
Somaliland
Cile
Colombia
Costa Rica
Cuba
Ecuador
Guatemala
Honduras
Nicaragua
Perù
Falkland/Malvinas
Afghanistan
Bangladesh
Burma (Myanmar)
Cambogia
Cina
India
Repubblica Democratica popolare di Korea
Repubblica di Korea
Laos
Mongolia
Nepal
Pakistan
Filippine
Sri Lanka
Thailandia
Vietnam
Taiwan
Albania
Armenia
Azerbaijan
Belarus
Bosnia Herzegovina
Bulgaria
Croazia
Cipro
Repubblica Ceca
Danimarca
Estonia
Georgia
Grecia
Kyrgysztan
Latvia
Lituania
Moldova
Russia
Slovenia
Tajikistan
Turchia
Ucraina
Yugoslavia
Abkhazia
Cecenia
Kosovo
Nagorny-Karabakh
Algeria
Egitto
Iran
Iraq
Israele
Giordania
Kuwait
Lebanon
Libia
Marocco
Oman
Siria
Tunisia
Yemen
Golan Heights
Iraq del Nord
Palestina
Saharadell'Ovest
I big dell'industria bellica
tratto da: www.ilnuovo.it
L'Italia è forte nella meccanica e nell'elettronica. A dominare la produzione è la Finmeccanica. Segue la Fiat e, per le armi leggere, la Beretta. Il fatturato totale nel 1999 è stato di 14 mila miliardi.
Finmeccanica : di proprietà del governo per il 35% e dei privati per il 65%. Possiede:
- il 100% dell'Alenia Aerospazio SpA: aerei militari
- il 100% dell'Alenia Difesa che a sua volta possiede il 100% della Divisione Otobreda (sistemi di armi), il 50% dell'Alenia Marconi (italo-britannica: armi teleguidate, sistemi elettronici di difesa) e il 47% della Elettronica SpA (italo-francese: sistemi elettronici di difesa)
- il 100% dell'Ansaldo
- il 100% dell'Elsag: radar
- il 50% dell'Agusta Westland (italo-britannica): elicotteri
- il 50% dell'European Aircraft JV (italo-franco-inglese)
- il 25% della New Matra Bae Dynamics (britannico-francese): missili teleguidati
Fincantieri SpA: navi da guerre, sottomarini
FIAR SpA: sistemi elettronici di difesa
Fiat SpA, che possiede:
- il 100% dell'Alfa Romeo Avio SpA: motori aerei
- il 100% della Fiat Avio SpA: motori aerei
- il 100% della BPD Difesa e Spazio: munizioni
- il 100% dell'Iveco SpA: veicoli armati
- il 75% dell'Aermacchi: aerei militari e civili
Beretta : pistole, fucili, munizioni.
Le esportazioni autorizzate dal governo sono solo il 18,5% del fatturato totale dell'industria italiana aerospaziale, navale, terrestre ed elettronica, la quale nel suo insieme nel 1999 ha avuto un giro di affare di 14 mila miliardi di lire, con un incremento del 2% rispetto all'anno prima. Quasi la metà di queste entrate provengono dal mercato estero.
Tra i settori in maggiore crescita c'è quello elicotteristico militare, il cui mercato dovrebbe espandersi del 50% tra il 1999 e il 2005 secondo una stima dell'Aiad (dell'Associazione Industrie per l'Aerospazio, i Sistemi e la Difesa). Un altro libro ordini in forte crescita è quello dei sistemi di comando, controllo e comunicazione, che nel 1999 ha registrato un incremento del 30%. Anche per il settore nazionale spaziale, la relazione d'esercizio per il 1999 dell'Aiad parla di "fase complessivamente positiva e di crescita". Pure il settore terrestre ha avuto buone performance nel 1999 grazie a "recenti successi sul mercato internazionale".
Commercio d'armi: il ruolo delle banche
Francesco Terreri
L’ultimo caso è dello scorso novembre. Basata su fonti dell’intelligence sudafricana, l’inchiesta del quotidiano britannico Observer rivela che armi per milioni di sterline sono state fornite alle fazioni in lotta nel Congo Brazzaville nel 1997 – e in particolare a quella dell’ex presidente Pascal Lissouba – attraverso un mediatore d’affari tedesco, una società con sede a Jersey e un conto della Barclays Bank, una delle maggiori banche europee, nelle Isole del Canale (Guernsey e Jersey) "paradiso" fiscale e societario nel cuore dell’Europa. Le armi, denunciano organizzazioni non governative e per i diritti umani, sono state usate in attacchi indiscriminati contro i civili durante la guerra interna che provocò 15.000 morti in quattro mesi.
Il broker, Rudolph Wollenhaupt, vive a Johannesburg in Sudafrica e opera attraverso una rete di imprese tra cui la Ebar Management & Trading, con sede a St. Helier (Jersey), un posto dove le società che derivano i loro utili da partecipazioni all’estero sono esenti da imposte, come "società non residenti" fiscalmente. Ma soprattutto sono esenti da domande indiscrete. Alla denuncia dell’Observer, Wollenhaupt ha replicato che si tratta di un complotto e che le sue attività sono nel campo dei trasporti terrestri e aerei e non delle armi. Come controprova l’uomo d’affari, nel confermare la vendita di "camion e aerei" non militari a Lissouba, afferma di aver commerciato anche con il capo dell’altra fazione della guerra a Brazzaville, il già dittatore e attuale presidente congolese Denis Sassou-Nguesso. Intanto il Mail & Guardian di Johannesburg, giornale "fratello" dell’Observer, ha scoperto che almeno in un’azienda sudafricana, la Support Systems Corporation, Wollenhaupt figura in società con la Rdp, un ramo della Executive Outcomes, la maggiore e più famosa società africana di fornitura di mercenari e di programmi di "protezione" e sicurezza armata.
Ma lo scandalo, soprattutto in Gran Bretagna, è quello della Barclays Bank, le cui filiali offshore risultano frequentate da trafficanti d’armi. Alla banca si difendono nel solito modo che abbiamo sentito anche in Italia di fronte a denunce analoghe: "non avevamo modo di capire che si trattasse di pagamenti sospetti", "cerchiamo di conoscere i nostri clienti prima di aprire un conto", "non possiamo commentare i dettagli della cosa per motivi di privacy". Tuttavia la Barclays afferma di "fare ogni sforzo per condurre gli affari ottemperando alle responsabilità legali e normative" e si è dichiarata "disposta a cooperare con le autorità" per le indagini sulla vicenda. Peraltro la banca è coinvolta fino al collo anche nelle operazioni legali di esportazione d’armi, non solo in Gran Bretagna ma anche in altri paesi. Ad esempio in Italia dove, proprio nel 1997, è risultata il terzo istituto di credito – dopo la Banca Commerciale e il San Paolo di Torino – per operatività in questo campo: 225 miliardi di lire di operazioni autorizzate. La maggior parte di esse è costituita da esportazioni italiane in Gran Bretagna, ma ci sono anche gli introiti per vendite all’Arabia Saudita e, di nuovo in Africa, al Ghana: la rata annua di 1 milione 100mila dollari per l’acquisto di elicotteri A-109 Agusta.
TRA LEGALE E SOMMERSO
Il ruolo degli istituti bancari nel commercio internazionale delle armi non è puramente accessorio. Prima ancora che per motivi oscuri, la necessità per produttori, commercianti e compratori d’armi di appoggiarsi alle banche, meglio se grandi ed efficienti, deriva da "normali" esigenze commerciali: presenza internazionale, fluidità e sicurezza nei pagamenti, possibilità di avere anticipi e crediti.
Ma ci sono alcune caratteristiche del sistema bancario attuale che risultano particolarmente interessanti per i produttori e i commercianti d’armi, sia per una fornitura legale che, a maggior ragione, per le operazioni illegali. Il caso Barclays le evidenzia immediatamente: da qualche decennio si è sviluppata una rete bancaria e finanziaria offshore, espressione che significa "al largo", al largo dalle coste cioè su qualche isola, ma soprattutto al largo dai controlli. Tutte le maggiori banche hanno aperto filiali in quelli che vengono comunemente definiti "paradisi fiscali", ma che sono spesso veri e propri paradisi societari e, talvolta, paradisi criminali. Nelle Isole Cayman dei Caraibi, ad esempio, sono presenti 32mila società, 47 delle 50 maggiori banche mondiali e 500 banche minori, con depositi per circa 460 miliardi di dollari, 900 fondi di investimento e 400 compagnie di assicurazione. E il motivo di questo affollamento è solo in parte di natura fiscale. Alle Cayman, come nelle Isole del Canale della Manica, come in Liechtenstein o alle Seychelles si è fuori dei controlli delle autorità monetarie, ma anche di quelle politiche dei paesi d’origine. Il segreto bancario è più tutelato e gli obblighi di trasparenza sono quasi inesistenti. Per transazioni come quelle in armamenti la riservatezza è un grande pregio.
Quando poi la fornitura è ai margini – e oltre – della legalità, sorgono cruciali problemi di fiducia tra le parti, soprattutto se tra esse vi sono soggetti che operano nei mercati illegali. Chi mi assicura che, se pago, riceverò la merce? Chi mi assicura che, se spedisco la merce, verrò pagato?
Quando una transazione è "coperta", ovvero riservata o segreta, i consueti metodi legali per risolvere controversie di questo tipo non sono disponibili. Per svolgere funzioni di questo tipo c’è bisogno di apposite figure di mediatori – i destinatari di quei "compensi di mediazione" che figurano nei dati sull’operatività bancaria nell’export di armi alla voce "importi accessori" – e di un sistema bancario che non faccia troppe domande sul dove collocare, ad esempio, quei depositi di garanzia di buona esecuzione del contratto chiamati performance bond.
PECUNIA NON OLET?
D’altra parte anche le banche hanno "buoni motivi" per accettare questi ruoli nel mercato delle armi. È un mercato dove sono spesso coinvolti gli Stati, clienti di cui in genere si esclude la possibilità di bancarotta. E dove gli operatori privati che svolgono funzioni chiave, come i mediatori-commercianti, hanno generalmente conti denominati in dollari o in franchi svizzeri che crescono in continuazione. Insomma se è vero – come ha rilevato il Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Undp) – che il 20% più ricco della popolazione mondiale riceve il 95% dei crediti bancari, non può stupire che le banche operino in uno dei mercati dove più facilmente si incontrano clienti "bancabili".
Non si può negare che gli istituti bancari non sappiano necessariamente che tipo di operazioni vengono fatte sui conti di questo o quel cliente. Dopo la pubblicazione sulle riviste missionarie dei dati ’98 sulle banche italiane coinvolte nell’export bellico e soprattutto dopo che Banca Etica e il Consorzio di microfinanza etica Etimos hanno deciso di chiudere il conto aperto presso la filiale di Padova, il Banco Ambrosiano Veneto ha replicato affermando che non è in grado di sapere, e soprattutto di impedire, le operazioni che l’Agusta – il produttore italiano di elicotteri militari a cui si riferivano le esportazioni ’98 – fa sul suo conto bancario. Ma se si intende mantenere un profilo di banca attenta all’etica e al sociale, è proprio necessario accettare l’Agusta come cliente?
link utili
http://www.geocities.com/bcp_lab/serv01.htm
http://www.unimondo.org/temi/armi.html
http://www.saveriani.bs.it/missioneoggi/Campagne/Banche/index.htm
http://www.sci-italia.it/sezioni/sezcpg/cpgcodarmi/cpgcodarmi.htm
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