(questo BLOG è stato visitato 19012 volte)
ULTIMI 10 VISITATORI:
ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite, ospite
[ ELENCO ULTIMI COMMENTI RICEVUTI ]
Thursday, March 17, 2005 - ore 08:59
LetteraallavitA
(categoria: " Vita Quotidiana ")
Come si può dimenticare.
Come si può scordare l'avanzo
di tempo prezioso,
che i giorni ti regalano…Cara Vita,
sono quell’amico che da tanto non si fa sentire.
Sono quell’amico che per troppo tempo, consapevolmente, ha azzittito i suoi atti per “non essere” fino all’estremo limite dell’infinito.
Posso solo provare a scrivere un pugno sparuto di parole, per raccontarti una sensibile vaghezza dell’essere che sono stato e di quello che voglio essere.
Per tanto chiedo che tu possa concedermi degl’attimi di vaghezza e degl’istanti di passione che ti e m’inondino completamente. Senza remore o rimpianti.
“Serico contatto, da me, in avaria e distratto.
Accolto dal tua silenzio un tuo sguardo
(timida palpitazione di porpora)
c'è una mano appesa nel tempo...
gocciola insensata illusione....
volti nelle nuvole...
può essere il cielo le tante facce di uomini tristi?
cadono a terra gocce...
cadono in un tintinnare....
cadono come parole su questo foglio di carta....
metafore e immagini di docile follie....
incunearsi nella gioia del giorno...
precipitare a peso morto nel sole....
vagare, perdersi e ritrovare la strada.....
la nostra sensibilità accesa ed indiscussa...
lume abbagliante che da fastidio ai più...
reato purpureo vivere un emozione e lasciarsi trascinare da lei?
con i suoi pesi?
con i suoi vetri rotti?
con i suoi calori?
con i suoi essere?
poter sorridere ad un altra giornata andata...
lieve, flessibile e flebile....”Queste sono le parole che mi vengono al cuore, flebilmente sulle mie ginocchia incline al tempo che passa uggioso.
Appeso alle fronde con la mia innegabile testardaggine, posso estendere ciò che sono per l’eternità nella quale vago e per la quale vado.
Meta ultima di un viaggio interno, nei miei tunnel neri, accesi di luci gialle per cercare di combattere il buio.
Il gioco di queste parti non scambiabili… il senso di questo verticale andare sbattendo contro la forza di gravita e non cercare di farsela amica… e accompagnarsi…insieme… il puro accettarsi e convivere che so ci difficile appare.
Possa esso essere l’emblema di questa mia nuova strada intrapresa, nella quale ci siano solo che un gruppo d’amici che rimangono in attesa l’uno dell’altro nel mondo di mezzo.
Quel mondo che non sta ne in cielo ne in terra.
Ma nel mezzo.
Dove c’è il silenzio.
Dove c’è la pace della quiete.
Dove c’è il rispetto dell’individuo a prescindere delle cose.
Dove ci si sostiene a vicenda nella pura empatia e ci si scalda con i batti delle emozioni donate.
So che tu sei là.
Come ho gia detto molte volte, nel taccuino di un ricordo ho scoperto, che l'alba, sta nell'arco dell'infinito superiore tra il sogno e la realtà, luce appena nata e ombra già sbiadita sono i suoi colori, confine instabile tra musica e silenzio.Quando il silenzio estende ogni ricordo di sogno posso vedere al di fuori dei limiti morbidi e materni del sonno, e l'accecante riflesso della realtà mi trova impreparato al barlume etereo di un sorriso che si dipana appena al di fuori della finestra.
Dalle tende scostate vedo, Te vita, sorridere nella mia direzione, Ti vedo salutarmi con la Tua mano di velluto ruvido (che tante volte mi ha sfiorato graffiandomi) e voltandoti ti appresti ad allontanarti. Voglio rincorrerti ma Te ne stai ad un passo da me sempre. Voglio toccarti ma sei d'impalpabile fragore. Solo se io scosto le coperte dal mio corpo posso muovermi, solo se allontano da me il peso rassicurante che mi tiene incollato a questa culla di lacrime posso uscire. Ma forse l'immobilità è troppo confortevole e non me ne voglio liberare. Ma devo farmi forza. Alzare questo velo di tedio. Mettere giù una gamba... poi l'altra. Scostare la mia tenda fatta solo di frale velluto blu e guardare oltre il vetro e vederne la fragilissima consistenza di cristallo, che al minimo tocco crollerebbe per lasciarmi uscire. Devo e forse posso andarmene.. ma lo voglio? Se appoggio la mano al vetro e sento la superficie liscia, se immagino di attraversare il vetro con questa mano e da esso andarmene chissà dove...dove voglio io... so dove vado? si che lo so... io vado nella memoria. Io vado nella memoria ferita per guarirla.. quanti angoli bui dentro di me ho lasciato? Devo portare la luce, devo portare il calore commovente dell'amore.. io devo ricordare. Io devo ricordare l'istante sommo nel quale ho deciso di vivere perchè non posso negare di dover andare avanti nonostante tutto. Il tocca d'artista l'ho dato perchè tutto diventi magico. Voglio uscire da questa stanza ed andare a visitare gli altri Uomini, voglio colorare le loro vite con la mia tavolozza di tempere, un tocco di gioia qua, uno spruzzo di risata là.. voglio aggiungere i miei colori a questo immenso miscuglio. Anzi perchè non metterli apposto. Uno ad uno dentro i vari cassetti. Per esempio si potrebbe iniziare con il prendere il mio cappotto color serietà, quel cappotto di cui mi vesto quando fuori dal mio mondo fa freddo, quel cappotto con cui mi nascondo quando ho paura.. serietà grigia, maschera che copre un viso diverso. Poi, perchè no, potrei prendere il cappello della mia timidezza e dipingerlo di rosso acceso. Indossarlo perchè gl'altri lo vedono nello sgargiante acceso della mia riluttante solitudine che, nei giorni nego e adoro nel contempo. Ma ora lo poso... lo poso su quella sedia che sta davanti a me. Baldanzosa nel suo legno vecchio a sbattermi in faccia l'argento brillante della mia sciarpa.. la mia voce. La indosso e sento meno il gelo che mi circonda.. mi da la forza di gridare, mi da il coraggio di cantare, mi dona la saggezza per parlare. Non voglio privarmene più.. la mia voce mi seguirà.. quando uscirò da questa stanza lei sarà con me. Cos'altro mi manca per andarmene? Manca il luogo che deve ospitare il mio corpo... tenerlo e proteggerlo.
Posso prendere in mano tutto, con la mano della mente e del mio mondo... ma ho da pensare che non tutto è flebile emozione ma è anche gretta realtà... devo immaginare il posto nel quale siano comodi i miei arti e la mia mente.. lo vedo.. lo sento... è... un abbraccio. Luoghi lontani in cui correre non esistono: ovunque sarebbe come qui perchè il mio fragile essere mi accompagnerebbe. Scapperei dall'unica persona che mi seguirebbe ovunque: me stesso. E allora solo in un abbraccio mi potrei sentire nel mondo reale ed immaginario dove voglio stare. Io ci vado. Prima o poi lo trovo. Alla fine basta cercare dove la gente non va mai.
Mi trovo davanti alla mia immagine. Scricchiolante si scosta. L'attraverso. Vado. Le scale scendono come pensieri irrequieti in una mente turbata, nel buio solo una luce risplende fiduciosa e in quella luce voglio sperare. Le scale girano e scendono e i gradini ripidi mi conducono alla luce soffici e di un grande mondo da scoprire. Case, persone, vie e storie da ascoltare per magari imparare da loro. Imparare proprio ad ascoltare e esplorare con immenso stupore quegli universi nascosti.
Ed è forse in quei dintorni che ti nascondi.
Forse sei davvero il tutto…
Ho pensato al verbo “vivere”… il verbo universale per eccellenza…perché tutto il nostro agire dipende da questa semplice azione.
Questa lettera arrivi a Te Vita perchè sia questo semplice gesto di scrivere il grande gesto di una persona che vuole in un istante solo prendersi la forza di vivere davvero.
Perchè mi mancano i fattori principi che mi conducano a compiere tutte le azioni.
Dalla prima all’ultima.
Nessuna esclusa.
Ti amo Vita.
E questa è la mia dichiarazione d’amore per te.
La nasconderò dentro un piccolo girasole.
Esso seguendo il sole la sventolerà lentamente affinché ogni cosa possa sapere il mio amore.
Devo trovarlo l’Amore. Devo vivere l’Amore. Devo essere l’Amore.
E che tutto sia…
Arrivederci .
PERMALINK