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... o quest’altra...



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ORA VORREI TANTO...







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Saturday, March 19, 2005 - ore 13:26


Immaginismi
(categoria: " Vita Quotidiana ")


Le immagini mentali sono quelle bellissime figure che ci appaiono davanti agli occhi pur non esistendo, direttamente azionate da uno stimolo visivo e non – soprattutto non. Il concetto è facile da spiegare, ma mi piace dare spiegazioni personali, come se dovessi inserire questi termini, prima o poi, in un vocabolario:
italiano – silvia, silvia – italiano.
Semplicemente e senza giri di parole potrebbe bastare così : che uno dice una cosa e tu ti fai un’immagine nella mente che nessun altro può vedere. Ma i giri di parole sono il mio forte.

Le metafore sono perle piovute dal cielo. Non credo ci sia nulla di più eccezionale in una lingua delle metafore, e in generale delle figure retoriche. Mi piacciono le persone che parlano in modo forbito e adoperano termini aulici o di uso non frequente, tecnicismi relativi al loro ambito di studio o lavoro, classicismi e latinismi sconosciuti ai più e si divertono a suscitare irritazione nei presenti e sfogare la loro simpatia in insulti di pregiata fattura, completi di qualsiasi complemento esistente, per la pubblica umiliazione di una prescelta vittima, anzi per la mera ilarità, direi.
E abusano di metafore, le inseriscono ovunque. Di parole-immagini, volendo. Le potenzialità creative delle persone sono infinite, e le parole hanno poteri insperati. Gran cosa la lingua italiana…

Io vedo quello che sento, io vedo quello che non c’è. La metamorfosi è immediata, spontanea, la trasformazione è già in atto appena terminata una frase, e ai miei occhi mutano le fisionomie, le voci, e chiunque diventa realmente ciò che sta dicendo. L’immaginazione ci fa lavorare di continuo, è un perenne strumento di fatica, ma una fatica dolcissima e di cui non si lamenta mai nessuno.
Fantasticare è il più gratificante dei lavori, e dare volti, forme ed espressione alle parole che volano, o ad un suono che vibra fuori dalla finestra, non ha prezzo, non ha paragone con nient’altro.
“Mi ha fatto talmente incazzare che gli avrei volentieri rotto un badile sulla schiena.” Immediato, uno schioccar di dita, e mi vedo con un enorme badile in mano, mentre lo agito in aria come una spada samurai (e l’immagine cambia nuovamente, è immediato, non c’è controllo alle immagini mentali!) e colpisco senza pietà. Da badile a spada, e sono capace di cambiare di nuovo. Ovviamente poi rimane tutto nella mia testa, ma libera, fa bene.
Voglio dare il giusto valore alle metafore, alle similitudini, alle analogie e alle sinestesie, spesso dimenticate ma meravigliose come una musica caramellata. Alcune più di altre mettono in atto i meccanismi della trasformazione, immagini parole o suoni che assumono significati nuovi di volto in volto. Di figure retoriche, nel linguaggio comune, ce ne sono una pioggia, una marea, un oceano [un oceanomare]. E di immagini ancora di più.
La testa lavora più veloce della lingua. “Se stasera si avvicinano a casa gli faccio vedere io” e li mi scatta l’immagine mentale: di lui con una fiocina, che già prende la mira, sul terrazzo, che difende il territorio e spara a vista a chi varca il cancello. Delizioso, ed immediato, senza sforzo, senza pensarci un attimo. Basta un poco di zucchero e la pillola va giù.
“Ho una fame che mangerei un dinosauro” e scatta di nuovo l’immagine, anche se qui è una reazione accompagnata, indirizzata, ancora più facile. Ma è un’immagine forte, inverosimile, e per questo straordinaria. Basta non credere, e credere più di quel che si vorrebbe.
“Ero talmente ubriaco che se mi fermavano avevano tutte le ragioni di violentarmi sessualmente sul cofano” non serve usare metafore o figure retoriche: basta usare le parole in modo diverso, conoscere il loro potenziale, sfruttarle, creare e inventare sfumature. La forza delle parole è ancora inesplorata. Le immagini che scaturiscono da una frase essenziale possono essere milioni, perché ognuno di noi ha le sue immagini, le sue preferenze, un passato e delle esperienze che condizionano, e sogni che lavorano ininterrottamente dietro di noi per farci lavorare nel più dolce dei modi.

E poi anche vedere le cose prima che succedano, come quando sei in mezzo a un supermercato enorme, e davanti ti si apre un corridoio ampio e libero, e tu col carrello tra le mani ti vedi, vedi te stesso salire, prendere la rincorsa e lanciarti velocissimo, come un bambino. Come se ti vedessi da fuori, e poi da dentro, perchè c'è anche la sensazione, l'emozione.
Sono immagini mentali anche queste, cose che vedi solo tu, e fanno felice solo te.
Come quando senti una canzone e pensi a una corsa folle giù per una collina fiorita, a volte cadere e rialzarsi ridendo, tenendosi sempre per mano. A me succede, una canzone può dirmi cose che non hanno senso, per gli altri…
O come quando ammiri una natura morta su una tela piccola piccola, e pensi a come sarebbe mangiarla, quella mela. E vedi-immagini te, a quel tavolo, con quella frutta, che con la tua mano, quella tua veramente, ti avvicini, afferri la mela e la mangi. E riesci a sentirne anche il sapore. Toccare, Tommasi del 2000, ma non per incredulità. Solo curiosità, voglia, passione, desiderio. Ma anche senza usar parole, senza sentire, senza toccare, dei puntini di sospensione, una domanda senza risposta, una risposta senza domanda, o una sola, breve scossa che genera un brivido.. che può creare un mondo.

Le immagini mentali aiutano a sopportare la banalità della quotidianità, ci danno lo spunto, lo stimolo, il via. Poi, di colorarla, è compito nostro.


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